Partenza da Parigi: niente da segnalare a parte che al check in l’assistente di volo mi ha fatto un’intervista prendendo spunto dalla carta di identità, che non so a voi, ma a io mi sento più a mio agio se qualcuno mi guarda tra le mutande che nella carta d’identità.

Potrebbero anche trasportarmi in anestesia totale che al risveglio capirei subito di essere in Italia: per la bruttezza dell’aereoporto (in questo caso Linate), perchè i bagni sono tutti guasti e sporchi, perchè il check in e l’imbarco sono operazioni che durano 40/50 minuti quando altrove richiedono 15 minuti massimo!! (nonostante l’assistente di volo che ci prova…)

Passare dal francese al delicato accento sardo dei miei compagni di volo, che da Linate si recavano a Cagliari, è stato come ricevere un cazzotto appena sveglia. Se questo era il primo, il secondo cazzotto non si è fatto attendere: uscire dall’aereo ed essere accolti da questi gradevoli 40 gradi africani non è stato proprio uno scherzo. Non che a Parigi faccia frasco, ultimamente….però qui sembra di stare in Africa.

Anyway. Ho i capelli completamente annodati dopo in simpatico giro in macchina con mio fratello che è venuto a prendermi. La macchina, decapottabile. La guida di mio fratello, eccessivamente sportiva. Anche lui in vacanza in Sardegna da qualche giorno, ha pensato di farmi fare un giro turistico per le strade più caratteristiche della nostra Cagliari. O forse stava solo cercando di uccidermi, chissà.Siamo anche andati a mangiare una pizzetta sarda in un posto dove c’era il clima a palla ed io ho pensato che non sarei mai più voluta uscire da li, fino al mio prossimo aereo. E’ stato un momento…poi ho capito che il segreto è muoversi piaaaano piaaanooooo e aspettare che la notte porti un filo d’aria.

Mi sembra di aver fatto un giro in lavatrice, più che altro…tra 2 aerei, la guida di mio fratello, le feste del cane, l’amica di mia mamma che, avendo io risposto per caso al telefono di casa e non sentendomi lei da un sacco di tempo, mi ha piacevolmente intrattenuta con una filippica sul suo inglese resuscitato da poco. Interessante, no?

Splendido il colore del cielo…è un colore che trovo solo qui. Ho una voglia di vedere e abbracciare tutti. Sono contenta di stare qui.

In vacanza.

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Io non so cucinare, non sono in grado di fare un orlo decente, sono capace di stirare un vestito che già indosso, non verso mai l’acqua ai miei commensali e nemmeno li servo.

Quando mi trovo tra ragazze che desiderano avere il controllo della cucina io mi defilo soddisfatta e aspetto di mangiare senza nemmeno muovere un dito.

Io faccio morire i fiori e le piante perchè mi dimentico di loro e, quando mi ricordo, do così tanta acqua che forse affogano.

Io quando pulisco casa sento addosso a me secoli e secoli di maschilismo che schiacciano la donna che rappresento. Sento una rabbia così forte dentro di me che inizio a sbattere scope e straccetti ovunque. Poi mi passa, perchè amo la mia casa pulita. Se proprio devo deprimermi lo faccio quando stiro. Non è un modo di dire:penso che stirare sia una delle cose più orribili che io possa fare tanto che, quando finisco, avrei bisogno di una seduta dallo psicologo oltre che almeno 10 sedute di fisioterapia per riabilitare il pollice destro, quello che preme sul pulsante del vapore. L’ultima volta che ho stirato ho avuto quasi una crisi isterica. Quando stiro penso a cose tristi e capita che mi venga da piangere. Addirittura mi ritrovo a pensare cose del tipo: “Com’è che sono arrivata fino a questo punto? Stirare uno straccio della cucina ha senso?”

Quando stiro le camicie di Mr Juste allora viene il bello. Penso che vorrei essere single o che, al massimo, preferirei stare con una donna. Così, al massimo stirerei cose striminzite e veloci come le mie. Me la prendo anche con i produttori di tessuti: come cazzo si fa nel 2008 a fare vestiti che si stirano??

Anche Mr Juste qualche volta stira e pulisce. Ma le “qualche volta” sue sono proprio occasionali. Certo, non ha tempo. Ma io che ho un pò più tempo di lui non ho poi così voglia di buttarlo così, tra un colpo di spugna al wc e l’aspirapolvere.

Non sarò mai la schiava di nessuno e di niente. Nemmeno di me stessa.

L’idea che qualcuno possa considerarmi una brava ragazza o “una donna da sposare” perchè cucino bene, penso al mio uomo e governo la casa mi fa venire un immediato conato di vomito.

Per mia nonna non c’era cosa più importante di un pavimento pulito e di un bucato perfetto. La casa veniva prima di tutto, anche prima delle cose veramente importanti.

Mia madre, comprensibilmente, odia la casa e lascia che si governi da sola mentre lei si dedica ad altro preferibilmente fuori dalle mura domestiche. Già da piccoli miei fratelli ed io la riprendevamo: ” Mamma metti a posto la tua camera!”

Io ho bisogno e pretendo che la mia casa sia sempre perfetta (e in questo ho preso da mia nonna) ma detesto con tutta me stessa tutte le attività annesse alla casa .

Infatti, so già che destinazione dare ad un eventuale surplus di soldi.

Io vivrei in albergo e mangerei ogni giorno in ristorante. Io, che anche se per lo più mangio biologico, rimango a bocca aparta quando al supermercato trovo piatti che si preparano da soli in un minuto e venti di microonde.Unminutoeventi per una cosa che assomiglia ad un pasto: semplicemente geniale. Dovrebbero fare gli stessi progressi in campo di tessuti non stirabili.

Io non sono una donna da sposare e me ne guardo bene dall’esserlo.

Io sono una principessa.

Una principessa VERA.

 

Più che modalità invisibile, ultimamente sono proprio NON AL COMPUTER! Stasera faccio un’ eccezione: sono appena rientrata e ho voglia di accendere delle candele, spalancare le finestre e fare una doccia. Ho appena versato del vino rosso in un bicchiere e voglio stare un momento qui a sentire le foglie degli alberi e il silenzio della mia casa.

Sono stata psicoanalizzata a tradimento in un tavolino all’aperto mentre bevevo del the verde. Ora mi sento un pò nuda e imbarazzata. In più ho uno strano senso di nausea perchè le emozioni sepolte, a volte, hanno un retrogusto amaro, specie quelle mal digerite. E’ il rischio che si corre a dividere il tavolo con una psicologa. Certo, non era intenzionale…a volte si entra nei discorsi così, inciampandoci sopra e non si riesce più a capire da dove si è entrati; così è successo a noi. E’ stato interessante e rifletterò sui suoi consigli, anche se si tratta di un argomento che ormai conosco molto bene. Lei stessa alla fine conveniva con le mie conclusioni. In breve: non frequento mio padre da più di 10 anni. Non lo frequento perchè avere a che fare con mi padre è molto complicato: impossibile non ferirsi gravemente standogli accanto come amico, come nipote, come donna….figuriamoci come figlio. Inutile soffermarsi sui dettagli: mi si creda sulla parola quando scrivo “impossibile”. Alla sua domanda “Ti manca” ho risposto che mi manca e mi è sempre mancata la figura di un padre. Quando  vedo un papà giocare con la propria figlia mi sembra di assistere ad un miracolo. Il rapporto padre-figlia per me è un mistero. Mi manca l’idea, anche se poi sono comunque cresciuta riuscendo a riempire e risolvere tutti gli insoluti che la mia storia di figlia mi ha lasciato. Anche quando ripenso ai momenti in cui l’ho sentito vicino e affettuoso, non provo nostalgia ma una sorta di distacco.

Ho spiegato che non ho rabbia, non ho rancore, non soffro, non sto male se ne parlo, non c’è nessun problema. Ma non ho nemmeno voglia di prendere il telefono e proporgli di vederci perchè, seppure riuscissi a convincerlo, non ho bisogno che mi faccia da padre ora. Se mi chiamasse lo ascolterei, non lo respingerei….ma forse non accetterei di fargli da figlia. Anche perchè a questo punto non saprei come si fa a fare la figlia.

Ribatte: è comunque tuo padre: questa è forse la frase che mi sono sentita ripetere più spesso e alla quale altrettanto spesso rispondo che per me i legami di sangue, rispetto ai legami che scegliamo noi, hanno solo il peso delle aspettative che noi riponiamo su questo fucking sangue. Un rapporto di sangue, a volte, va interrotto, come capita in amicizia, in amore e in qualsiasi tipo di relazione che fatica ad andare avanti.

Inoltre, in questo momento della mia vita sento che non mi serve,non mi manca, non ne ho bisogno. Non saprei nemmeno come recuperare un rapporto oltre a qualche simpatica chiacchiera sui nostri rispettivi trascorsi.

La piscologa concorda: se non ne sento il bisogno è giusto così. Solo mi ammonisce che tra i 18 e i 35 anni circa, tanti con la mia stessa esperienza ritrovano un equilibrio come io l’ho trovato ma prima ed, evidentemente, dopo saltano fuori nuovi conflitti, specie quando si diventa genitori. Mi invita a tenerne conto….che non si sa mai. Mi viene da dire che ci penserò quando arriverà il momento e continuerò a fare quello che sento, senza fare sforzi ne da una parte ne dall’altra…solo cercando di ascoltare attentamente cosa accade dentro di me.

Conclude dicendomi che mi sono curata bene da sola. Non è stato semplice ma tant’è.

Il vino è finito, la doccia mi aspetta. Appoggio un bacio qui, sull’ultima riga…non dimenticate di portarlo via.

Se nella vita di tutti i giorni si potesse scegliere il proprio stato come accade in Msn o skype, qualche volta imposterei volentieri “l’invisibile”. Esserci, guardare, osservare in silenzio, senza il rischio che qualcuno ti veda, ti fermi, ti chieda. Decidere di intervenire solo se ne vale pena e non perche si deve e perchè qualcuno se lo aspetta. A volte non ho voglia di rispondere nemmeno alle domande più cretine. A volte soffro durante lo scambio dei più e dei meno. Del resto anche quando sei invisibile puoi ricevere i messaggi di chi vuole raggiungerti. E’ una chiusura a metà, una porta socchiusa.

Ogni tanto ho voglia di tenere tutti un pò a distanza e guardarli da lontano. Iniziare a correre via improvvisamente e voltarmi solo per vedere chi mi viene dietro. Oppure restare ad osservare e ad ascoltare come gli altri raccontano se stessi, la loro vita, il loro passato. Quando sto su invisibile ho voglia di sentire e capire, di fare domande ma di lasciare me stessa da parte, dimenticarmi per un momento che esisto. Invisibile più per me che per gli altri.

E’ solo che a volte mi sento ingombrante come un bagaglio da 25 Kg su un volo easyjet.

 

 

Peggio degli Spagnoli ci sono solo gli Spagnoli che vincono gli Europei.

Quando sopporto gli Spagnoli capisco cosa prova il resto del mondo nei confronti di noi Italiani.

 

 

Ieri sera, rientrando a casa. Polizia, bottiglie volanti, Spagnoli attaccati ai finestrini delle macchine, bordello generale, spagnoli e ancora spagnoli.

Io: Esagerati! Manco avessero già vinto gli Europei!

Mr Juste: Ma infatti hanno vinto gli Europei…era la finale.

Io: ……….

 

Una città come Parigi non ha scampo: che vinca Italia, Portogallo, Russia….quello che vi pare… sempre gran bordello si farà.

Il calcio è proprio lo sport più basso, popolare e rozzo. Perchè la gente deve ammazzare, ferire, insultare il prossimo, ridursi ad una merda umana solo perchè la propria squadra ha vinto o perso.  Non capiterà mai niente di simile nel tennis, golf, rugby, atletica ecc.ecc. Non lo capiro’ mai e tantomeno lo giustifichero’ mai. Coglioni che non siete altro.

 Ora, oh amanti di calcio e biensûre di spagnoli, insultatemi pure: vi distruggo!!!

Prendi una città come Parigi e organizzaci la festa della musica (ho scoperto ieri che è nasce in Francia c.r. 25 anni fa); aggiungi fiumi di gente ovunque, piccoli gruppi musicali improvvisati, grandi nomi, professionisti e una una notte d’estate fin troppo calda. Il risultato è musica in ogni angolo, di tutti i generi e le provenienze, è passare da una zona all’altra con l’imbarazzo della scelta e camminare, camminare, parlare, ridere, incontrarsi, bere e mangiare.

Unica nota stonata è stato attendere Goran Bregovic al Palais Royal che non si è presentato all’ultimo momento per problemi di salute. Prontamente sostituito da bravissimi musicisti argentini, abbiamo deciso di cambiare posto. Infatti, con tutto il rispetto per Astor Piazzolla, trovarsi immersi in un’atmosfera di tango quando ci si sta per scatenare al ritmo delle musiche balcaniche non è affatto la stessa cosa.

Sono cresciuta appiccicando figurine dei calciatori sull’album Panini, collezionando giornaletti sull’Inter e non ho mai mancato nessun appuntamento calcistico importante. Tifosa e appassionata (non solo di calcio per fortuna). Qualche anno fa c’è stata una rottura forse irreversibile. Ho iniziato a provare un profondo e sincero disgusto per il business del calcio (perchè di questo si tratta). Non mi emoziona più, non mi interessa più e, al massimo, mi fa solo girare i coglioni vedere calciatori trattati (e convinti di esserlo) da Very Important People quando di very hanno solo l’ignoranza.

Non voglio soffermarmi sul perchè ho detto BASTA. Piuttosto trovo preoccupante che da quando ho smesso di tifare, l’Inter abbia iniziato a vincere uno scudetto dietro l’altro (una specie di miracolo fino a qualche anno fa…), la Juve sia finita in serie B (anche se solo per un anno) e l’Italia abbia addirittura vinto i mondiali.

Ieri ho guardato distrattamente la partita. Sarebbe potuta finire nel peggiore dei modi e invece….

Volevo quindi comunicare a tutti gli azzurri in ascolto che, il fatto che io non tifi per l’italia (e che in fondo mi stia proprio sulle palle), le assicurerà la vittoria degli Europei. Contenti? Ah. Sicuramente l’Inter vincerà lo scudetto anche l’anno prossimo.