agosto 2008


Ciao sono tornata. Da una settimana ho ripreso la mia vita parigina dopo aver fatto ciao ciao con la manina alle mie vacanze. Tutto quello che poteva succedere in 25 giorni, di agosto per giunta, è capitato. Ora, senza dilungarmi troppo sulla cronaca vacanziera, posso certamente dire che mentre rientravo con Mr Juste mi sentivo scarica, stropicciata e un tantino stressata. Certamente ho preso un aereo alle 7 di mattina con due ore scarse di sonno alle spalle…(a causa del mio solito brutto vizio di fare tardi la notte, specie se la mattina devo svegliarmi all’alba). Il punto, però, è un altro. Ho fatto il pieno di emozioni e sono successe un sacco di cose importanti che uno proprio non si aspetta di trovare in una Cagliari bollente e desolatamente vuota di agosto. Fatti estremamente positivi o estremamente angoscianti, senza il minimo equilibrio. Esattamente come l’eccessivo caldo soffocante che a tratti lasciava spazio ad un ventaccio certo più fresco ma altrettanto fastidioso. Mai una via di mezzo. L’ho capito da subito che non ci sarebbero state vie di mezzo in queste vacanze.

E mentre io ritrovavo mio padre, Mr Juste perdeva il suo…definitivamente. Mr Juste che in quasi due settimane in Sardegna di abbronzato ha portato a casa solo le occhiaie.

Per tornare a casa nostra abbiamo preso due aerei passando per Milano. E’ stata una giornata fantastica. Non che Linate mi piaccia particolarmente, non che non mi rompa ad aspettare l’altro volo. Ma quel giorno li, fare quel cazzo di check-in è stato un modo per distaccarci dallo stress e dalla trsitezza degli ultimi giorni. Abbiamo comprato non so quante riviste, abbiamo fatto colazione, abbiamo parlato, giocato… Arrivare a Parigi, inserire il mode on francese, prendere la metro, restare sotto ad un fottuto acquazzone finalmente fresco, da dover mettere un maglione, aprire la porta di casa, buttarci nel nostro letto dopo una doccia, bere il the e chiacchierare, andare a cena in una delle nostre brasserie preferite… Tutto questo ha avuto un sapore squisito, il sapore di qualcosa che ti piace e che ti è mancato. Finalmente lui ed io, due giorni ancora tutti per noi senza orari e impegni, senza cene, appuntamenti e programmi. E’ stato questo il rientro alla nostra vita DISORDINATA. Ed oggi, ad una settimana di distanza, dopo 5 giorni lavorativi sinceramente piacevoli e volati via, va decisamente meglio.

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A riprova del fatto che siano delle vacanze strane, in questi giorni sto facendo il pieno di emozioni. Ho ritrovato un’amica persa da anni. In realtà mi ha ritrovato lei in un momento in cui mai avrei pensato ad una cosa del genere. Abbiamo preso un discorso interrotto anni fa e abbiamo provato a capire cosa fosse accaduto. Avrei potuto negarmi, avrei potuto dirle che ormai era troppo tardi, che non poteva cambiare una scelta tanto radicale. In realtà darle la possibilità di spiegarmi è stata la cosa migliore che potessi fare. Come sempre, non mi sono imposta atteggiamenti o posizioni particolari e ho lasciato che le parole e le emozioni comandassero. La più grande sorpresa per me è stato constatare che, nonostante tutto, c’è ancora un forte affetto e un forte feeling. Non racconterò i dettagli ma è una bella sensazione trasformare un fatto così rigido nella mia e nella sua vita in un momento morbido e flessibile. Ci vuole poco, a volte. Basta dimenticare l’orgoglio da qualche parte e aprirsi all’idea che dare una nuova possibilità è uno dei migliori regali che si possano fare a se stessi e agli altri.

Sull’onda di questa grande positività che mi avvolge ultimamente e che, evidentemente, raggiunge e contagia è accaduto un altro fatto da segnalare. Vi ricordate qualche post fa che parlai della psicanalisi a tradimento? Ecco. Mio padre, tramite mio fratello, ha espresso il desiderio di vedermi. Senza sbilanciarsi troppo ha proposto una “cena tutti insieme perchè no”. Alla cara pscicologa-compagna di te che mi suggeriva di “vedere mio padre perchè no” risposi che non avevo voglia di fare questo passo, che non ne sentivo il bisogno ma che se lui avesse proposto di vederci io avrei “accettato perchè no”. Detto, fatto. Certo ieri è stata una super cena anche con tante altre persone tra cugini e zii che non vedevo da una vita. E’ stato un bel momento, mi sono divertita, sono stata bene. Mio padre ha invitato me e Mr Juste in barca, i prossimi giorni, chiedendomi se mi ricordassi ancora come si fa una virata. Come no! Mi ricordo anche le urla esagerate che beccavo ad ogni mio errore! Era visibilmente contento di vedermi. Ho conosciuto anche la sua nuova compagna. Anche in questo caso la spontaneità e morbidezza hanno avuto la meglio lasciando che la serata risultasse simpatica e piacevole.

Ieri è arrivato Mr Juste, finalmente. Con lui ha tutto un altro sapore, un sapore più buono. Ho dormito tra le sue braccia dopo una settimana in cui mi sono sentita schiacciata dalla sua assenza nel letto. Prima di addormentarmi ho ripensato a quanto poco ci voglia a superare i propri limiti, a lasciare da parte il rancore per andare avanti. Intendiamoci: sono convinta che certe rotture compromettano per sempre un rapporto. Per quanto riguarda mio padre, ad esempio, ho già ampiamente spiegato come la penso. e non cambio idea. Ma in questo momento sento che ci riesco, che posso mettere il sorriso sopra ogni cosa. Senza tradire o dimenticare i miei dolori e le mie delusioni che restano la, seduti sulle spalle e dei quali ho molto rispetto.

Ora infilo un costumino stiminzito e vado al mare a costruire un bel castello di sabbia.

Sono delle vacanze strane. A tratti non sembrano delle vacanze.

Del resto può essere una vera vacanza il tempo che si passa nel proprio luogo d’origine? Diciamo che un appuntamento inevitabile è quello con il passato. Puoi anche dimenticare di avvisarlo ma tanto lui lo sa che arrivi e ti aspetta gioioso per appenderti alle tue spalle e accompagnarti. Il passato, gentile e coccolone, a volte morde forte.

L’entusiasmo dei primi giorni è un pò scemato e non mi sento più tanto euforica. Anzi, lo confesso e lo dico qui a voce bassissima: ho pensato di anticipare il ritorno o di andare altrove. Non che non sia felice di rivedere amici, parenti e tutte quelle persone che mi sono mancate, intesi. Questo è bellissimo, ne avevo bisogno. Però mi guardo attorno e mi sento di soffocare, a momenti. Mi sento lontana anni luce da certi atteggiamenti. Vedo tutti troppo neri, rugosi e induriti dal sole. Le conversazioni nascono quasi sempre da una critica verso quello che siede al tavolo accanto, da un giudizio per come è vestito quello che passa nel marciapiede opposto. Sembra che per affermare se stessi sia indispensabile disprezzare e sminuire il prossimo. E’ sempre stato così, lo so….di che mi stupisco allora?

Non sono andata via da qui perchè disperata o insoddisfatta, ho sempre amato viverci. Perchè ora mi sento stretta anche all’idea di starci 20 giorni? Ciò che trovo più strano è che nemmeno la forza del paesaggio mi attrae, nemmeno il mare mi emoziona. Tutti si aspettavano che non vedessi l’ora di buttarmi in acqua, di correre in spiaggia. Il mare, qui è un bene preziosissimo. Tutti si aspettano che riprendi a respirare dopo una grande apnea perchè vivono la mancanza del mare sulla tua pelle e si immaginano che ti senti come uno che non mangia da mesi.In realtà io mi sento sazia a tratti anche nauseata per il troppo caldo o il troppo vento. Per il TROPPO o TROPPO POCO che caratterizza questi posti. Non li ho delusi, non me la sento: ogni mezz’ora faccio un complimento all’acqua del mare piuttosto che alla sabbia e so che si sentono meglio. Me ne accorgo anche dalla continua esigenza di sottolineare che loro lontani da Cagliari non potrebbero mai vivere, che loro senza il mare come respirerebbero, che loro quando prendono le vacanze che partono a fare visto che sono già in un paradiso. Perchè mi dicono tutto questo?

Non si spiegano perchè non mi manchi, non riescono a capire come si possa vivere bene in un altro posto se si proviene dalla Sardegna. La verità è che nemmeno io me lo so spiegare. Ho sempre amato e difeso la mia terra, mi sembava impossibile vivere senza il mare e facevo gli stessi discorsi che loro fanno. Ora mi domando come potessi fare quei ragionamenti perchè, per quanto continui a considerare la mia terra un posto bellissimo e per quanto vada orgogliosa delle mie origini, ora come ora viverci mi deprimerebbe.

Partenza da Parigi: niente da segnalare a parte che al check in l’assistente di volo mi ha fatto un’intervista prendendo spunto dalla carta di identità, che non so a voi, ma a io mi sento più a mio agio se qualcuno mi guarda tra le mutande che nella carta d’identità.

Potrebbero anche trasportarmi in anestesia totale che al risveglio capirei subito di essere in Italia: per la bruttezza dell’aereoporto (in questo caso Linate), perchè i bagni sono tutti guasti e sporchi, perchè il check in e l’imbarco sono operazioni che durano 40/50 minuti quando altrove richiedono 15 minuti massimo!! (nonostante l’assistente di volo che ci prova…)

Passare dal francese al delicato accento sardo dei miei compagni di volo, che da Linate si recavano a Cagliari, è stato come ricevere un cazzotto appena sveglia. Se questo era il primo, il secondo cazzotto non si è fatto attendere: uscire dall’aereo ed essere accolti da questi gradevoli 40 gradi africani non è stato proprio uno scherzo. Non che a Parigi faccia frasco, ultimamente….però qui sembra di stare in Africa.

Anyway. Ho i capelli completamente annodati dopo in simpatico giro in macchina con mio fratello che è venuto a prendermi. La macchina, decapottabile. La guida di mio fratello, eccessivamente sportiva. Anche lui in vacanza in Sardegna da qualche giorno, ha pensato di farmi fare un giro turistico per le strade più caratteristiche della nostra Cagliari. O forse stava solo cercando di uccidermi, chissà.Siamo anche andati a mangiare una pizzetta sarda in un posto dove c’era il clima a palla ed io ho pensato che non sarei mai più voluta uscire da li, fino al mio prossimo aereo. E’ stato un momento…poi ho capito che il segreto è muoversi piaaaano piaaanooooo e aspettare che la notte porti un filo d’aria.

Mi sembra di aver fatto un giro in lavatrice, più che altro…tra 2 aerei, la guida di mio fratello, le feste del cane, l’amica di mia mamma che, avendo io risposto per caso al telefono di casa e non sentendomi lei da un sacco di tempo, mi ha piacevolmente intrattenuta con una filippica sul suo inglese resuscitato da poco. Interessante, no?

Splendido il colore del cielo…è un colore che trovo solo qui. Ho una voglia di vedere e abbracciare tutti. Sono contenta di stare qui.

In vacanza.

 

 

Io non so cucinare, non sono in grado di fare un orlo decente, sono capace di stirare un vestito che già indosso, non verso mai l’acqua ai miei commensali e nemmeno li servo.

Quando mi trovo tra ragazze che desiderano avere il controllo della cucina io mi defilo soddisfatta e aspetto di mangiare senza nemmeno muovere un dito.

Io faccio morire i fiori e le piante perchè mi dimentico di loro e, quando mi ricordo, do così tanta acqua che forse affogano.

Io quando pulisco casa sento addosso a me secoli e secoli di maschilismo che schiacciano la donna che rappresento. Sento una rabbia così forte dentro di me che inizio a sbattere scope e straccetti ovunque. Poi mi passa, perchè amo la mia casa pulita. Se proprio devo deprimermi lo faccio quando stiro. Non è un modo di dire:penso che stirare sia una delle cose più orribili che io possa fare tanto che, quando finisco, avrei bisogno di una seduta dallo psicologo oltre che almeno 10 sedute di fisioterapia per riabilitare il pollice destro, quello che preme sul pulsante del vapore. L’ultima volta che ho stirato ho avuto quasi una crisi isterica. Quando stiro penso a cose tristi e capita che mi venga da piangere. Addirittura mi ritrovo a pensare cose del tipo: “Com’è che sono arrivata fino a questo punto? Stirare uno straccio della cucina ha senso?”

Quando stiro le camicie di Mr Juste allora viene il bello. Penso che vorrei essere single o che, al massimo, preferirei stare con una donna. Così, al massimo stirerei cose striminzite e veloci come le mie. Me la prendo anche con i produttori di tessuti: come cazzo si fa nel 2008 a fare vestiti che si stirano??

Anche Mr Juste qualche volta stira e pulisce. Ma le “qualche volta” sue sono proprio occasionali. Certo, non ha tempo. Ma io che ho un pò più tempo di lui non ho poi così voglia di buttarlo così, tra un colpo di spugna al wc e l’aspirapolvere.

Non sarò mai la schiava di nessuno e di niente. Nemmeno di me stessa.

L’idea che qualcuno possa considerarmi una brava ragazza o “una donna da sposare” perchè cucino bene, penso al mio uomo e governo la casa mi fa venire un immediato conato di vomito.

Per mia nonna non c’era cosa più importante di un pavimento pulito e di un bucato perfetto. La casa veniva prima di tutto, anche prima delle cose veramente importanti.

Mia madre, comprensibilmente, odia la casa e lascia che si governi da sola mentre lei si dedica ad altro preferibilmente fuori dalle mura domestiche. Già da piccoli miei fratelli ed io la riprendevamo: ” Mamma metti a posto la tua camera!”

Io ho bisogno e pretendo che la mia casa sia sempre perfetta (e in questo ho preso da mia nonna) ma detesto con tutta me stessa tutte le attività annesse alla casa .

Infatti, so già che destinazione dare ad un eventuale surplus di soldi.

Io vivrei in albergo e mangerei ogni giorno in ristorante. Io, che anche se per lo più mangio biologico, rimango a bocca aparta quando al supermercato trovo piatti che si preparano da soli in un minuto e venti di microonde.Unminutoeventi per una cosa che assomiglia ad un pasto: semplicemente geniale. Dovrebbero fare gli stessi progressi in campo di tessuti non stirabili.

Io non sono una donna da sposare e me ne guardo bene dall’esserlo.

Io sono una principessa.

Una principessa VERA.