giugno 2008


 

 

Peggio degli Spagnoli ci sono solo gli Spagnoli che vincono gli Europei.

Quando sopporto gli Spagnoli capisco cosa prova il resto del mondo nei confronti di noi Italiani.

 

 

Ieri sera, rientrando a casa. Polizia, bottiglie volanti, Spagnoli attaccati ai finestrini delle macchine, bordello generale, spagnoli e ancora spagnoli.

Io: Esagerati! Manco avessero già vinto gli Europei!

Mr Juste: Ma infatti hanno vinto gli Europei…era la finale.

Io: ……….

 

Una città come Parigi non ha scampo: che vinca Italia, Portogallo, Russia….quello che vi pare… sempre gran bordello si farà.

Il calcio è proprio lo sport più basso, popolare e rozzo. Perchè la gente deve ammazzare, ferire, insultare il prossimo, ridursi ad una merda umana solo perchè la propria squadra ha vinto o perso.  Non capiterà mai niente di simile nel tennis, golf, rugby, atletica ecc.ecc. Non lo capiro’ mai e tantomeno lo giustifichero’ mai. Coglioni che non siete altro.

 Ora, oh amanti di calcio e biensûre di spagnoli, insultatemi pure: vi distruggo!!!

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Prendi una città come Parigi e organizzaci la festa della musica (ho scoperto ieri che è nasce in Francia c.r. 25 anni fa); aggiungi fiumi di gente ovunque, piccoli gruppi musicali improvvisati, grandi nomi, professionisti e una una notte d’estate fin troppo calda. Il risultato è musica in ogni angolo, di tutti i generi e le provenienze, è passare da una zona all’altra con l’imbarazzo della scelta e camminare, camminare, parlare, ridere, incontrarsi, bere e mangiare.

Unica nota stonata è stato attendere Goran Bregovic al Palais Royal che non si è presentato all’ultimo momento per problemi di salute. Prontamente sostituito da bravissimi musicisti argentini, abbiamo deciso di cambiare posto. Infatti, con tutto il rispetto per Astor Piazzolla, trovarsi immersi in un’atmosfera di tango quando ci si sta per scatenare al ritmo delle musiche balcaniche non è affatto la stessa cosa.

Sono cresciuta appiccicando figurine dei calciatori sull’album Panini, collezionando giornaletti sull’Inter e non ho mai mancato nessun appuntamento calcistico importante. Tifosa e appassionata (non solo di calcio per fortuna). Qualche anno fa c’è stata una rottura forse irreversibile. Ho iniziato a provare un profondo e sincero disgusto per il business del calcio (perchè di questo si tratta). Non mi emoziona più, non mi interessa più e, al massimo, mi fa solo girare i coglioni vedere calciatori trattati (e convinti di esserlo) da Very Important People quando di very hanno solo l’ignoranza.

Non voglio soffermarmi sul perchè ho detto BASTA. Piuttosto trovo preoccupante che da quando ho smesso di tifare, l’Inter abbia iniziato a vincere uno scudetto dietro l’altro (una specie di miracolo fino a qualche anno fa…), la Juve sia finita in serie B (anche se solo per un anno) e l’Italia abbia addirittura vinto i mondiali.

Ieri ho guardato distrattamente la partita. Sarebbe potuta finire nel peggiore dei modi e invece….

Volevo quindi comunicare a tutti gli azzurri in ascolto che, il fatto che io non tifi per l’italia (e che in fondo mi stia proprio sulle palle), le assicurerà la vittoria degli Europei. Contenti? Ah. Sicuramente l’Inter vincerà lo scudetto anche l’anno prossimo.

 

 Della serie: il marketing secondo me.

Alla cassa, noto soddisfatta, che almeno altre tre persone stanno per acquistare la carta igienica che ho scelto:

A. Ho scelto il miglior prodotto per qualità-prezzo

B. Tutti quanti abbiamo creduto alla storiella scritta sulla confezione che 4 rotoli durano come dodici

C. Il colore e la praticità del pacco ci hanno ipnotizzati

D. I cereali integrali che stiamo incredibilmente per acquistare tutti e quattro funzionano a meraviglia!!

Secondo te?

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Mentre scelgo tra gli scaffali mi ritrovo a canticchiare le canzoni di sottofondo. Canto e compro, canto e compro. L’altra sera al banco dei surgelati mi ritrovo due persone accanto che canticchiavano anche loro. Hai presente quando canticchi tra te e te, non troppo forte…ecco, così. Però in tre è venuto fuori un bel coretto che mi sono quasi imbarazzata: qu’on s’attache…….et qu’on s’emprisonne mais rien n’empêche que l’on s’abandonne non…mmmh lalallalalala…..

Diciamo la verità: quando uno è felice è anche un po’ palloso. A tutti i “come stai”risponde “benissimo”, non si lamenta mai di niente e in ogni discorso sfodera punti di vista degni dei cartoni animati giapponesi anni 80 (si, quelli dove anche uno alto un metro e venti può diventare un asso del basket…se lo vuole davvero. BUUAAAAHHAHAHAHA). Come accennato nel precedente e forse anche in altri post, questo è un periodo al rialzo, per la sottoscritta. Qualcuno sa che tipo di annata Paolo Fox prevedesse per l’ariete? No, così…solo per vedere se ci azzecca.

Chi è arrivato a leggere almeno fino a questa riga mi starà già odiando, starà già pensando “Ma che palle questa” “ma chi se ne importa se sta bene” ecc ecc. Ed io non potrei darvi che ragione perché arrivare in un blog e sentire la musica del Mulino Bianco è una cosa disgustosa, anche a colazione.

Eppure ciò che voglio fare in questo post è esprimere tutta la mia solidarietà alle persone che per un motivo o per un altro stanno attraversando un momento nero, cupo, apparentemente senza via di uscita. Di quelli che soffocano, di quelli che sfiancano e lasciano senza forze. Di quei periodi, insomma, che saltano fuori per motivi più o meno gravi e di tanto in tanto. La mia solidarietà sta nel fatto che comprendo pienamente il disprezzo che provate nei confronti di quelli che vi dicono “ Ma reagisci” “Ma la vita è piena di belle cose” e alla vostra domanda “quali sarebbero” rispondono con una lista di banalità inascoltabili che si concludono con l’immancabile “c’è di peggio”. Quelli che vi dichiarano NON aventi diritto al malumore avendo voi un lavoro-una-casa-da-mangiare-degli-amici-eccetera. Quelli che vi invitano ad ACCONTENTARVI che loro l’hanno fatto e sono felici. Tutti quelli che anziché ascoltare il vostro malessere, la vostra profonda messa in discussione, il vostro turbamento vi dicono che dovete trovare un equilibrio, una pace interiore e BLA BLA BLA. Quelli che vi dicono che i veri motivi per essere felici sono i motivi che LORO hanno scelto. Quelli che vi danno i consigli partendo dalla loro vita pensando che se va bene a loro, allora……..non prendendo nemmeno in considerazione che a voi potrebbe andarvi molto stretta.

 

Al mio tre mandiamoli affanculo, che se lo meritano.

Uno, due e treeeeeeeeee!

 

 

In questa simpatica mattina di fine settimana il mio sogno finisce con la vista del mare e la mia mattina inizia con una domanda precisa e netta, arrivata via email. Ecco…l’avevo raccontata ma ho preferito cancellare. Mi sono autocensurata, ho messo le mutande ad un emozione appena si è presentata nuda e cruda. Non si fa, non sta bene. E’ una cosa che mi turba e anche se sto a pensarci so già quale sarà la mia risposta, istintiva del cavolo che non sono altra. Ma io sono così: sembro una bestia feroce e spietata, un pitt bull che morde a tradimento ma in fondo ho il cuore al posto della testa.

Oppure ho solo un’insana passione per gli intrecci, per gli “a volte ritornano” 🙂

(non si sa mai che Mr Juste passi di qui: si parla di amiche non di EX!!!)

 

PS. Ultimente mi sento così buona, felice e serena che vedo tutto rosa, bello e risolvibile. So che non è obiettivo: così come spesso le persone tendono a vedere le cose e le persone dello stesso colore della propria frustrazione, io trasferisco i colori accesi della mia felicità. Lo so, è solo una proiezione della mia mente ma mi piaaaaaceeeeeeeeeeeeee!

 

 

 

“Lo capirai quando sarai grande”. Questa era la frase preferita di mia madre per licenziare le mie domande scomode a cinque o sei anni. In effetti cos’altro avrebbe potuto rispondere alla mia richiesta di spiegazioni sulla separazione con mio padre o sul fatto che se dio era il creatore di tutto il mondo, allora Dio chi l’aveva creato?

Questa risposta aumentava la mia curiosità e soprattutto mi faceva desiderare terribilmente di diventare grande perché immaginavo che finalmente  avrei potuto sapere qualsiasi cosa. Lei pensava che sicuramente lasciassi perdere invece a distanza di giorni la torturavo chiedendole se per caso in quel momento ero abbastanza grande per avere le mie spiegazioni. Lei rideva e non rispondeva.

Uno dei misteri che maggiormente ha caratterizzato la mia prima infanzia è stato IL TAMPAX.

Era l’unica cosa nella sala da bagno a cui non riuscivo ad attribuire un significato, un utilizzo. Dopo indagini accurate, avevo scoperto che se ne serviva solo mia madre. Un giorno, mentre lei faceva un bagno, presi la scatola e le domandai di che cosa si trattasse. La risposta fu la solita. Rimasta sola, iniziai a fare i miei soliti giochi con acqua e schiuma di sapone nel lavandino ma non riuscivo a smettere di pensare a quella scatola. Allora la aprii e tirai fuori una specie di cilindro sottile. Pensai ad una caramella, forse. Scartai e davvero i miei quesiti e la mia curiosità aumentarono terribilmente: che cos’è questo filo? Una collanina? Una catenella per il WC? Oppure era una specie di origami come quelli bellissimi che sapeva fare mio fratello?

 

Sarà per questo che ora, tutte le volte che li compro, mi viene da ridere.

 

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