Giornate come questa iniziano presto con il sole caldo e già alto che mi da il buongiorno. A dimostrazione che si tratta di una giornata speciale, esco in largo anticipo e cammino leggera e sicura dentro ai jeans che ho scelto e che sembrano starmi così bene, oggi. La cravatta a quadri troppo grande che scende larga sulla camicia mi ricorda quanto sia importante non prendermi mai troppo sul serio, soprattutto in giornate come questa. Sento i piedi freschi e forti sui sandali e marcio spedita, elettrica, divertita, mettendo avanti a tutto questo un sorriso dispettoso. E’ lo stesso sorriso che ho quando sto per fare un gioco da brivido con la consepevolezza che sto per provare l’emozione di un tuffo al cuore. Oggi però, nessun giro di giostra ma solo un nuovo inizio. SOLO. Cambierei lavoro e Paese altre mille volte se ciò mi garantisse di provare, di tanto in tanto, questa sensazione. Leggevo da qualche parte che la vertigine (contrariamente a quanto sostiene Jovanotti in una sua nota canzone) non è altro che un’ irresistibile attrazione per il vuoto. Sarà vero che tutte le volte ho voglia di buttarmi sotto? Non so, non so rispondere….ma di sicuro mi piace stare in alto a guardare ed emozionarmi. Fino al prossimo giro, of course.

Ci sono dei momenti in cui ho la chiara percezione del cambiamento. Ci sono luoghi, fatti e persone sulle quali inciampo inevitabilmente e che tutte le volte mi rendono un pò diversa, un pò cambiata, un pò meno e un pò più. Una cosa è certa: ci sono cose che non torneranno mai più al loro stato d’origine. Io non sono più la stessa, eppure mi sento sempre uguale. Mi accorgo che qualcosa è cambiato quando sento persone che non vedo tanto e, nonostante l’affetto smisurato, le sento lontane, immutate, come dei ricordi recuperati da un  passato recente divenuto comunque passato.

E’ da tanto che non torno a Cagliari. E’ da tanto che non vedo mia madre, miei fratelli. Mi rendo conto sempre di più che nonostante skype, msn, webcam e microfono sia difficile renderli partecipi della mia vita qui. Mi sembra che non riescano a cogliere le cose che racconto, i cambiamenti che vivo. In giornate come queste, fatta sera, mi viene da pensare che le telefonate “come-stai-bene-tu-a-presto” siano tanto inutili quanto necessarie.