febbraio 2008


Che poi si sente spesso dire che la vita è così bella, che è fatta di piccole cose -chissà allora perchè tutti cercano le cose grandi-, che bisogna pensare a chi sta peggio e tante altre frasi fatte di questo tipo. Non so ma ho come l’impressione che si senta l’obbligo di essere felici  a tutti i costi. Boh, sarà ma credo che sia più semplice accettare e ammettere il fatto che spesso la vita sia una vera e propria merda, che sia difficile e insopportabile. Per quanto io sia una persona tendenzialmente positiva e allegra, mi è capitato più di una volta di andare da mia mamma e chiederle: “Ma chi te l’ha chiesto! Ma come ti sei permessa di mettermi al mondo senza consultarmi primaaa!” perché a volte avrei davvero voglia di fermare il mondo e scendere.
Ora: non sarebbe più semplice ammettere che si sta male non solo in Africa e non solo negli ospedali? Si, si sta male anche in certi posti oscuri dentro di sè. Il dolore è dolore che abbia il cancro, la depressione o il male di vivere.
Quando capita la “giornatina” o il “periodaccio” so che me li devo vivere, che devo aspettare, devo capire se posso fare qualcosa per uscirne, se dipende da me oppure solo dal tempo. Ma non mi è mai venuto in mente di fare la classifica dei “peggio di me” per sentirmi sollevata dal pensiero: “meno male che sono in 890esima posizione!” E’ triste, no? Pensare a quello che sta morendo? A quello malato? A quello che muore di fame? E  a loro che si dice? Che so…a quello con le protesi si potrebbe dire di pensare a quello in sedia a rotelle e così via….ma è triste, è stupido. Perchè dover negare che a volte si soffre e si sta male pur non avendone motivo? Ma poi mi dici chi è che decide quali sono i motivi validi e quali no? C’ è un ufficio apposito in cui presentare domanda per far convalidare il proprio?
Poi ci sono quelli che intravedono significati nascosti e meravigliosi, quelli che suggeriscono di cogliere la bellezza dalle piccole cose quotidiane. Quel tipo di persone che sono felicissime solo per il fatto di vedere il sole che sorge o che tramonta. Ma c’è anche quello che di fronte a questo stesso spettacolo della natura penserà: “Ma che cojoni!! L’ho già visto ieri e altre centinaia di volte!” Tutto questo per dire che  ognuno di noi ha bisogno di cose e risposte diverse, non può esistere una diagnosi e una ricetta collettiva!
Non lo dico a te…lo dico proprio a me che a volte non riesco a fare come Voltaire. Infatti non potrei travestirmi da diplomatica nemmeno a carnevale perché nessuno ci crederebbe. Confesso che a volte vorrei solo poter aprire la testa di certe persone e rimettere due o tre cosette a posto. Lo so, non è democratico e non è nemmeno corretto. Ed è anche molto presuntuoso. Colgo l’occasione, però, in quest’ora tarda di un giovedì notte qualunque, di dire che certe cose proprio non si possono sentire come le STRONZATE che spara Giuliano Ferrara a proposito della legge 194 sull’aborto. Ecco, ad uno così gli si può solo aprire la testa e resettare, formattare, cambiare disco rigido. Sembra che io abbia cambiato argomento di punto in bianco e invece sempre di vita si parla.  Non voglio nemmeno addentrarmi troppo perché è un fatto che mi rende talmente furiosa che potrei perdere la lucidità dopo due righe. Da giorni leggo di questo un po’ ovunque e resisto, non commento, evito di leggere certi articoli perché penso di non rovinarmi l’umore, di godermi le fette biscottate, il the con le amiche ecc ecc. Oggi, però non ho resistito! Il punto è che, si può credere agli UFO, a Gesù bambino e anche a Babbo Natale ma quando si fa un interruzione di gravidanza non si UCCIDE nessuno. Ripetiamolo tutti insieme: NON SI UCCIDE NESSUNO! Al massimo si sta bloccando un’ ipotesi di vita e, se ci pensi bene, anche quando si scopa protetti da anticoncezionali si bloccano le ipotesi di vita. Come la mettiamo, allora? Che siamo tutte delle grandi sterminatrici di “ipotesi di vita”? Si potrebbe parlare di genocidio nell’intera vita di una donna. Siamo peggio di Hitler! Ma come si fa a riparlare in questi termini di diritti acquisiti!! A questo punto ritrattiamo anche il diritto di voto alle donne. Qualcuno può suggerire l’argomento a Ferrara? Conosco una ragazza francese, felicemente incinta di 7 mesi che, senza nessun tipo di problema, mi ha detto di aver abortito tre volte prima di questa gravidanza. Si abortisce perché a volte gli anticoncezionali non funzionano o per diversi incidenti di percorso. Stabilire che non sia il momento giusto per poter garantire ad un bambino un’esistenza dignitosa (in termini economici, d’amore e di stabilità) è un grandissimo atto di responsabilità. Sentire donne che l’hanno fatto e lo rifarebbero (perché nessuno le ha trattate da assassine come accade in Italia) conferma che si tratta di una scelta importante. Quanti bambini vengono messi al mondo per essere maltrattati, per avere vite del cazzo fatte solo di sacrifici e genitori che si odiano…quanti? Eppure di questo non parla nessuno perché è molto più politically correct sostenere che la vita “è bella” e in ogni caso vale la pena viverla. Allora pronti? Via con il supradyn la mattina e le liste di quelli che stanno peggio, ce la puoi fare anche tu a sentirti fortunatissimo!Con permesso…faccio una doccia e aspetto l’uomo: ho proprio voglia di “bloccare una nuova ipotesi di vita”!! 

PS. Stavo rivalutando l’ipotesi del fermare il mondo e scendere…non sarebbe meglio restare sopra e dare una spintarella a qualcuno per buttarlo giù??

Stasera aperitivo dopo la piscina. Aperitivo che si è trasformato in cena. Aperitivo che non non mi andava ma a cui alla fine sono andata perchè dopo due giorni in cui non ho avuto fondamentalmente voglia di niente e nessuno non potevo far seguire un terzo giorno uguale ai primi due. Ecco perchè, dopo essermi trasportata in piscina e aver nuotato per un bel pò, ho raggiunto il mio amico G. alla Fée Vert. Ci teneva a presentarmi il suo nuovo ragazzo. In realtà si vedono da poco tempo ma l’intesa e l’entusiasmo fanno sembrare la cosa proprio speciale. Quando arrivo sono già seduti ad un tavolo e c’è anche un’amica di lui. Simpatici loro, cazzoni noi come sempre. Solita lasagna vegetariana e molleaux au chocolat. Soliti pezzetti di rucola tra i denti di G. salvato dalle mie segnalazioni in codice. Che ridere…non ci riusciamo nemmeno se ci impegnamo a fare i timidi, i formali. Però il suo boy non si è accorto di niente e questo è l’importante…almeno per una prima cena! C’è stato un momento splendido a fine serata.  Dopo aver riso, parlato e bevuto e mangiato, i due si stringono le mani ed iniziano a baciarsi in modo appassionato escludendo me e l’altra completamente. Penso sia stato un colpo per tutti quelli che guardando il nostro tavolo avranno senz’altro pensato a due coppie eterosessuali. Infatti dopo qualche minuto ci siamo messi a ridere tutti e quattro avendo avuto lo stesso sospetto. Frequento principalmente gay e ambienti gay e diciamoci la verità: a Parigi sarebbe difficile il contrario! Quindi non mi sorprendono certe scene, non ci faccio proprio caso. Eppure stasera è stato davvero strano, divertente!! Forse perchè la formazione a quattro 50% femmine e 50% maschi aumenta la probabilità di eterosessuali o forse perchè si continuano a dare per scontate certe cose.

 Ma poi. Cosa mi è successo i giorni scorsi? La mia diagnosi è stata: totale astenia da qualsiasi attività vitale. Mi capita, qualche volta, di spegnermi senza preavviso come un’auto rimasta a secco. La testa ci prova a mandare suggerimenti, ordini, compiti da fare…ma il corpo niente, sta fermo e non esegue. Una completa dissociazione tra i due quasi una protesta contro il precedente post. La situazione, comunque, è rientrata!

In un commento di qualche post fa mi si suggerisce di pensare di meno a ciò che sembro e un pò di più a ciò che sono.

Senza addentrarmi nel “chi sono, dove vengo e dove vado” dall’impossibile risposta, ciò che mi sembra evidente è che io sia una mente, un cuore e un corpo. Io sono queste tre cose insieme e le sento importanti, essenziali e determinanti. Nessuna delle tre è più importante…pesano allo stesso modo. Vuoi vedere, quindi, che ciò che sembro in realtà corrisponde a “ciò che sono”?

Mi oppongo con tutte le mie forze contro quelli che ritengono il corpo un accessorio inutile, a volte scomodo, da coprire e mortificare se si vuole dare spazio ad altre qualità. Mi fa pensare al pericoloso concetto cattolico che in Italia è radicato anche nelle menti più laiche o atee: le persone belle devono quasi pagare per il fatto di esserlo. Manco a dirlo, si tratta di un problema femminile dato che le donne in Italia continuano ad essere trattate come degli esseri inferiori che possono scegliere tra: essere madri e mogli rispettabili, essere bone ma prive di qualsiasi credibilità oppure essere delle donne in carriera stimate e rispettate purchè abbiano dimenticato la propria femminilità da qualche parte e si vestano e si comportino come i loro colleghi maschi. Accade questo, infatti: una donna per essere considerata credibile e capace deve essere più simile ad un uomo e dimenticare le sue doti di tentatrice, sedutrice (o non so che altro) che sono caratteristiche da appiccicare sulle bonazze stupide.  Ci piace dare le etichette e sembra quasi d’obbligo ad un certo punto decidere quale di questi personaggi si voglia essere.

Io non ho ancora scelto e credo che non lo farò mai. Continuo a sentire l’eco delle critiche, dei giudizi, dei pregiudizi di chi mi ha sempre considerata una puttana solo per il fatto di essere femminile, sensuale e di avere una discreta schiera di ammiratori. Continuo a provare lo schifo quando ripenso alle persone che, sentendomi parlare e conoscendomi per la prima volta, mi dicono: “Sei proprio diversa da come ti descrivono…”. Ora, mi rendo conto che sarebbe necessario un minimo di biografia Cagliaritana per capire il senso di ciò che scrivo ma ti basti sapere che ho sempre lavorato sia in campo artistico che in campo “normale” senza rinunciare mai alla mia femminilità, al mio aspetto. E’ difficile parlarne perchè mi sembra quasi di cadere in un monologo autocontemplativo e, francamente, non è nel mio stile. So solo che sono in grado di capire quando una critica nasce dall’invidia o dalla cattiveria gratuita. Sta di fatto che non mi sono mai fatta condizionare dalle chiacchiere e ho dimostrato comunque di avere delle capacità, anche senza dover indossare dei mocassini e tagliarmi i capelli a zero. La mia capacità dialettica non cambia se indosso una bella gonna e il mio modo di ragionare non subisce intoppi se i miei capelli sono morbidi e belli. Ho capito, però, che a molte persone questo disturba perchè esci dal cliché, dall’etichetta che ti hanno appiccicato. Non si capisce più che cosa sei. Se accettassi come buono questo stato di cose sarei una perdente, una debole, un’insicura. Invece ho sempre fatto ciò che mi sembrava più giusto e mi sono limitata ad alzare la testa un pò più su. Pensa che l’unica forma di intolleranza io la provo nei confronti delle “comari di paese” che non fanno altro che sparlare degli altri immerse in una vasca di ignoranza; e l’ignoranza per me è una grave colpa.

Non sopporto l’idea della definizione. Non so che tipo di donna sono e sinceramente non voglio mettermi il problema. Leggo moltissimo, mi informo su tutto perchè così placo la mia curiosità, la mia voglia di sapere. Mi piace stare con le persone e il più delle volte mi trovo ad ascoltare perchè mi sembra di capire meglio come sono fatte. Sento che per certe persone ci sono sempre, a qualunque ora e momento. Non sono una modaiola ma adoro comprare vestiti, scarpe, cosmetici; so che a volte sono noiosa nel fare i miei discorsi esistenziali, a tediare la gente con teorie pessimiste….e a volte mi ritrovo a dare consigli su smalti o ombretti. Mi accorgo dello sguardo della gente che si blocca sul mio viso, dai regalini che mi fanno tutte le volte che compro qualcosa, dai complimenti che ricevo per strada (che qui anche il più rozzo ti dice : Charmant, mademoiselle! E tu non puoi che dire Merci!), dalle signore o le ragazze che me lo dicono o dagli amici che quando stanno con me mi dicono “ma ti guardano tutti!”. Sarei ipocrita se dicessi che non è piacevole, che è inutile…perchè non lo è e a volte so che fa la differenza. Ma non è determinante e non conta più del resto. Oltretutto non credo di essere così bella ma so che spesso sono raggiante perchè ho tanta energia nelle cose che faccio e le persone penso rimangano incantate più da questo pensando che si tratti di bellezza. Insomma…quando vado ai casting o ai colloqui di lavoro curo anche la mia immagine, come del resto tutti i giorni. Se andassi vestita male o spettinata o trasandata non sarei io! Perchè anche ora che scrivo in pigiama non sono così! Non eccedo mai nemmeno nell’altro senso perchè rispetto sempre il mio stile. Ad esempio non amo le cose troppo appariscenti o i gioelli…non porto nemmeno l’orologio! Non coloro i capelli, non mi trucco esageratamente. Sono semplicemente quello che sono e non cerco mai di dare un’idea differente.

A me la bellezza degli altri non mi spaventa. La mia migliore amica è bellissima e di una semplicità disarmante. Quanta gente spreca fiato per dire che è idiota? Ho perso il conto. Non sopportano che a volte lei è così luminosa che si potrebbe spegnere la luce. (Le donne) non sopportano che gli uomini siano attratti da lei senza che lei faccia il minimo sforzo. E’ una delle amiche più sincere e vere che abbia mai avuto. La mia esperienza (che ovviamente può non dimostrare nulla…) mi dice che spesso le belle ragazze sono molto più rilassate e vere di quelle che sono o si sentono bruttine (dalle quali ho sempre avuto delle brutte sorprese). Noto anche che, a volte, alcune cercano di sottolineare il fatto che LORO hanno studiato, LORO sono intelligenti, LORO fanno, LORO sanno…..e poi le trovi comunque a lottare contro la cellulite, dal parrucchiere, concentrate sulla perdita di peso…Quindi? Sono migliori perchè non riescono ad avere un risultato estetico decente? 🙂 E’ un discorso che si potrebbe portare avanti all’infinito però ci tengo a farti riflettere su una cosa. Il nostro corpo è il mezzo che ci consente di percepire la realtà, le sensazioni, le persone. Come si può pensare che sia poco importante? Che meriti meno attenzione? Il corpo non è la casa dove l’anima risiede? Bisogna averne cura eccome, esaltarla, renderla bella. Tutto ciò che vivo lo vivo prima attraverso il corpo. Quando abbraccio le persone sono corpo e anima. Quando sorrido sono corpo e anima. Il dolore e il piacere li sento con l’anima e con il corpo. Quando amo il mio ragazzo io sono corpo e anima.  

E’ su questo che punto: sull’anima e sul corpo.

Oggi sono contenta:

– perchè ho fatto tutto quello che dovevo fare;

– perchè splendeva il sole e tutti i tavolini dei café e delle brasserie erano pieni di gente;

– perchè ieri ho avuto una buona giornata di lavoro ed una serata ancora migliore;

– perchè ho ricevuto un’altra proposta di lavoro per domani e, anche se dovrò svegliarmi all’alba, mi gratifica perchè so che guadagnerò divertendomi;

– perchè in questi ultimi giorni ho fatto un sacco di volte l’amore anche in momenti improbabili (sempre con LUI, ovviamente);

– perchè vivo un momento in cui i progetti di chi amo stanno prendendo forma e vederlo così entusiasta mi fa stare bene;

– perchè gli amici del the delle amicheee hanno ogni giorno una notizia positiva;

– perchè ho conosciuto nuove persone simpatiche in un ambiente, come quello della moda in cui non credevo si potessero incontrare persone piacevoli;

– perchè stasera non cambierei una virgola.

Sto mangiando la carota più amara che ricordi di aver mai mangiato. In realtà non mi sarei mai aspettata di trovare amara una carota. Continuo comunque a mangiarla, continuo a masticare anche se il sapore non è proprio quello che mi aspettavo. Capita, no…che la realtà si riveli differente dalle immagini delle nostre aspettative. In questi giorni mi sento talmente forte e felice che potrei prendere in braccio due persone portarle dove vogliono. Quando sono così condivido il mio benessere e cerco sempre di invogliare chi mi sta attorno a volersi bene, a volersi meglio…a osare…a chiedere. Una sorta di rivoluzionaria delle intenzioni. Ultimamente capita spesso – quasi tutti i giorni – che la mia piccola casa parigina si trasformi in un ristretto covo di italiani a Paris che cercano, fanno, si muovono e poi si consultano, fanno il punto della situazione, trovano nuovi spunti. Il tema principale ultimamente è il lavoro e tutti, chi più chi meno, stiamo scoprendo quante possibilità può offrire una città del genere. Il circolo dei cazzoni quali siamo, si riunisce davanti ad una tazza di the, infuso, biscotti o quello che trovo in dispensa oppure, a seconda dell’ora, davanti ad una crepe oppure una cenetta organizzata all’ultimo minuto. Questo momento per noi è il “the delle amicheeee” – detto con un accento sardo visto avviene in casa mia – perchè di amiche si tratta anche per la percentuale omosessuale del piccolo gruppo. L’ sms tipo: “Ci vediamo stasera per un the con le amicheee” e tutti noi capiamo che faremo un resoconto dei giri fatti, delle persone conosciute, degli eventuali colloqui, casting..quello che è. Notavo che dal particolare arriviamo sempre a parlare del generale a fare discorsoni teorici sulle aspirazioni, sui cambiamenti, su quello che ci aspettiamo dalla vita e, soprattutto, da noi. Ecco in questo periodo mi sento una specie di coach perchè ho un punto di vista estremamente ottimista (anche troppo, forse) e allora vai di pacche sulle spalle, di incoraggiamenti, di motivazione dove vedo qualche carenza. Eppure, a volte, dopo una serata a sentire i dubbi o le perplessità di qualcuno di loro, dopo una serata a cercare di mostrare il tutto sotto una luce diversa questo qualcuno va via contento, alleggerito ed io chiudo la porta  e mi sento improvvisamente scarica. Come se avessi raccolto i dubbi o le incertezze e me le fossi mangiate con gli ultimi biscottini da the.

Questo è uno di quei momenti. Avrei avuto bisogno di stare un pò con me stessa, dedicarmi delle ore solo per me come ho fatto ieri ma il “the delle amicheee”  c’è stato e non riesco mai a dire di no visto che il più delle volte mi carica, mi diverte da morire, insomma… è sempre un piacere quando si improvvisa un’ uscita o un incontro così (anche perchè mi accorgo che le giornate in cui non ci vediamo o ci sentiamo solo per sms, mail o chiamate veloci… i cazzoni mi mancano…). Vorrei solo capire perchè mi sento così scarica. A volte un certo tipo di negatività, quella inconcludente, quella inutile e distruttiva mi fa traballare. E’ che dal generale arrivo al generalissimo e allora inizio a pensare su quanto siamo stolti come esseri umani che non riusciamo nemmeno a viverci il momento. E’ una continua lotta con quello che non siamo e che probabilmente non saremo mai, con quello che non abbiamo e con quello che pensiamo ci sia indispensabile per essere felici. Eppure, senza prenderci in giro, diciamolo pure che la parolina felicità  semplifica un altro concetto e cioè l’approvazione e l’amore degli altri. Tutto inizia quando sei piccolo piccolo e per ogni stronzata che fai c’è sempre qualcuno a dirti:”Bravo, bravissimo”. Ti abitui ad un attenzione e ad un amore che difficilmente riuscirai ad avere in seguito nella tua vita  se non a seguito di grandissimi successi conclamati all’unanimità (….? Forse mai?). Insomma cresci e scopri che non tutti si stupiscono se parli, se batti le mani o se ti muovi a ritmo con la musica. Non solo: le cose che fai le sanno fare quasi tutti e magari meglio di te! Allora scopri che ti hanno venduto un illusione quella di farti sentire unico. E forse ci vuole una vita intera per scoprire quello che ci rende davvero unici, visibile e prezioso solo a chi ci ama; certamente sono tutte cose che non servono per avere contratti interessanti, prestiti personali e cose così!

A questo punto rischio di delirare quindi è meglio che la chiuda qui. Spero solo che la notte porti un sacco di sogni a quelli del “the delle amicheeee”; sogni realizzabili o irrealizzabili, sogni ad occhi aperti, sogni come incubi. Tanto i sogni iniziano e finiscono, li viviamo e poi li lasciamo buttati sul cuscino quando ci invaghiamo di un nuovo momento. Quello che ci serve sempre, quello di cui non possiamo fare a meno è l’amore. Riducendo tutto in minimi termini, ogni cosa che accade in questo mondo, nelle nostre vite, nelle vite degli altri sono condizionate dall’amore. Tutto deriva da questo sia le cose splendide che le cose orrende. Tutto deriva da una eccessiva o scarsa dose di amore (inteso nel suo senso più ampio).

Ed io sono fortunata perchè la notte me l’ha portato ed ora mi sta aspettando a letto.