Di nuovo a casa dopo una simpatica cena e un divertente dopo cena. C’è un momento preciso in cui mi attraversa un pensiero, una sensazione o non so che altro che mi fa capire che le persone che frequento le sento, mi piacciono oppure no. Capita dopo un pò di tempo che ci si vede, che si condividono delle esperienze e che, soprattutto, si parla. Questa sera mi è capitato in positivo e, come tutte le volte che succede, mi sento bene. Sono consapevole del fatto che molte amicizie attuali saranno passeggere, che ognuno seguirà il proprio percorso, cambierà città o semplicemente “momento”. Ma io non sono certo una che cerca il “per sempre” nelle cose! Eppure è bello parlare e sentirmi capita, condividere quelle idee che mi fanno sentire strana nei confronti degli innumerevoli “normali” e scoprire che non sono solo mie. In questi giorni penso spesso alla “bottiglia mezza piena o mezza vuota”. Ci fanno credere che prendere una posizione sia un obbligo: una persona deve decidere se avere un punto di vista ottimista o pessimista. Devi schierarti, pare. Eppure io quella bottiglia la vedo semplicemente piena a metà. Nè piena, nè vuota. Nè troppo, nè poco. Certo potrei avere di meno ma io parto da quella metà pensando di poter avere ancora di più. Non mi colloco tra i positivi “ad ogni costo”, tra quelli che difronte alla merda hanno il coraggio di dire “ma guarda cosa riesce a fare un culo!”. Hai presente quelli che stanno sempre a ripetere e ripetersi (convincersi) che sono tanto felici, che ringraziano per quello che hanno, che potrebbero avere di meno. Ecco quelli che pensano di essere fortunati solo rispetto al peggio. Mi sembra poco intelligente e poco naturale. Mi immagino il percorso della vita come una pista da 100 m. C’è chi parte avvantaggiato, praticamente al traguardo; chi parte a metà e chi dal fondo. Lo sappiamo, c’ è chi faticherà il triplo per  avere nemmeno la metà delle soddisfazioni di un altro. In ogni caso se parto da metà devo pensare comunque di correre verso il traguardo, fare il mio percorso. Non ha senso che rimanga ferma pensando a chi è partito dal fondo e ritenendomi quindi, già arrivata ad un traguardo. Ecco perchè la famosa bottiglia per me è una bottiglia potenzialmente piena che potrebbe restare com’è, sufficiente.

Tutto questo per dire cosa? Nelle mie quotidiane osservazioni scopro che chiunque potrebbe adattarsi a qualsiasi situazione, anche alla peggiore. Mi chiedo cosa spinga certe persone a fare, ad esempio, un lavoro che logora i loro spiriti, che li annoia, che annienta la loro autostima. Aggiungono giorni ad altri giorni tra una lamentela ed un’ altra senza nemmeno pensare di cambiare qualcosa. Magari i primi giorni pensano che non riusciranno a resistere, che quello che subiscono è davvero troppo ma con il tempo anche ciò che più li disgusta diviene accettabile, tollerabile. Si anestetizzano e ingannano cervello e sensazioni con altro. Penso che questo sia il frutto della capacità di adattamento ma, soprattutto, del voler vedere a tutti costi il lato positivo di quello che si ha o si fa. E’ un costume diffuso soprattutto nella mentalità italiana, manco a dirlo, estremamente influenzata dai precetti cattolici, quello di voler vedere il bello anche nel nero più totale e volgere il pensiero all’idea che potrebbe sempre andare peggio. Perchè ci hanno fatto credere che nella sofferenza nasce il piacere di sentirsi migliori. Ci hanno fatto credere che ad essere ambiziosi o cercare il piacere nelle cose si fa un grosso peccato. Ecco perchè non condivido molto l’atteggiamento di tutti quelli che cercano di essere positivisti. Un eccesso in questo senso fa perdere qualsiasi tipo di ambizione e la voglia di migliorare una condizione. Quando qualcosa va male o non ci piace, che sia un lavoro, una relazione, un’ amicizia…quello che vuoi, non bisogna sopportare, soffrire e cercare di convincersi che tutto sommato si è fortunati….a volte basta un taglio netto e un pò di coraggio per ammettere che per se stessi si desidera qualcosa di più. Non bisogna avere paura di ammetterlo, non è un “peccato” e chi se ne importa se la comare di paese penserà che siamo un pò troppo presuntuosi. Questo per me, significa essere positivi. Riconoscere i limiti delle situazioni che si vivono e cercare, per quanto sia possibile, una svolta. Perchè di vita mi sa che se ne vive una sola e mi risulta che sia anche abbastanza breve. Allora perchè stare immobili a pensare alla pensione quando si è giovani; al cancro che ti potrebbe venire; all’ incidente che potresti avere; alle persone amate che potrebbero lasciarti. Che ci piaccia o no la vita è fatta di momenti che si sovrappongono. Se mai ti ammalerai cambierai le tue priorità ma ora che sei sano e pieno di energie vivilo questo cazzo di momento! Cerca il tuo piacere senza pensare di essere egoista. Lo sanno tutti che le persone appagate sono quelle che riescono meglio a fare del bene anche agli altri perchè non ci si può sognare di dare amore e aiuto agli altri se noi per primi ne siamo privi. Mi vengono in mente, a questo proposito, varie categorie di volontari. A parte quelli veramente motivati e capaci, esiste una schiera di persone che si da al volontariato solo per colmare dei grossi vuoti, per sentirsi utile e importante in qualcosa. Spesso sono persone che hanno un grosso giudizio nei confronti di chi vive la propria vita pienamente e travestono la loro insoddisfazione con l’altruismo.

Non mi insinuo oltre perchè il caffè mug che ho bevuto prima di uscire verso le 20.30 mi tiene molto sveglia! Non mi resta che augurarti buona vita per questo nuovo anno già iniziato e, perchè no, un pò di egoismo e di egocentrismo per sentirti più forte!🙂