Pensavo ai prati verdi del posto dove ho lavorato fino ad un anno fa. Una sorta di campus con piccoli edifici cubici dove si trovano gli uffici. Se mai sia stata opera di un architetto sono certa che ha preso la laurea con cepu e una sfilza di 18. Pensavo ai prati perchè ogni volta che li guardavo dalla finestra o nel tragitto dal parcheggio al badge mi veniva una gran voglia di correrci sopra scalza e urlante come una pazza. Avrei voluto sdraiarmi e aspettare l’orario di uscita, avrei voluto ubriacarmi, cantare una canzone a squarcia gola e salutare tutti quelli che dalle finestre avrebbero guardato con il loro solito interesse per tutte le cose inutili e irrilevanti (ma sempre un tantino più divertenti delle ore spese in quei posti).E’ una stronzata, me ne rendo conto…sono le classiche manie da impiegato frustrato  Quando decisi, finalmente, che era arrivato il momento di una bella lettera di dimissioni, svanirono tutte le fantasie da carcerata in pena. Non ero più nemmeno disgustata dall’indolenza dei colleghi e del lavoro; avevo solo una gran voglia di abbracciare tutti, anche i più stronzi perchè uscivano definitivamente dalla mia vita, proprio come fantasticavo tutte le mattine quando i miei occhi inciampavano sulle solite facce. Che belli, però, i caffè al bar a chiacchierare. La colazione con cappuccino e due croissant alla marmellata per svegliarmi. Uscivo praticamente tutte le notti e le volte che dicevo “massimo all’una a casa!” ecco…quelle notti facevo di sicuro le 4!! Che belle, poi, le mie colleghe di sempre, definite anche “colleghe del cuore” in una cartella di outlook. Sempre noi, in formazione da quattro; a volte ci spostavano due file più avanti, poi quattro più indietro ma sostanzialmente non cambiava mai niente. Erano una certezza: ogni mattina le trovavo già sedute, con i PC accesi, programmi avviati e almeno quattro finestre di internet explorer…visto i miei memorabili ritardi!!A volte era necessario osservare una o due ore di silenzio per evitare di scambiarci risposte monosillabiche e isteriche. Altre giornate invece iniziavano bene e allegre da subito con chiacchiere, racconti di vita precedente, resoconti di cena e colazione, previsione per il pranzo che, generalmente, passavamo inisieme. Per quanto ad un certo punto il posto di lavoro mi disgustasse proprio, devo ammettere che la loro presenza rendeva la giornata leggera e divertente. Le sentivo vicine e importanti….più che colleghe; delle vere e proprie amiche. Mi vengono in mente un sacco di episodi e mi fa sorridere pensare anche a tutti i vaffanculo che ci siamo dedicate di cuore e a certe discussioni interminabili.

Non è passato tanto ma i cambiamenti per me sono stati enormi. Mi sembra quasi di ricordare un’altra vita e sono davvero felice di aver osato e un pò meno di non aver colto subito i consigli di chi mi diceva “vola, cambia posto, cambia città….”. Il fatto è che mi sembrava di stare così bene, ero contenta e soddisfatta. La cosa incredibile è che ora non potrei mai esserlo in quel contesto perchè mi sembrerebbe tutto piccolo e poco importante…come dire… finto, provinciale. Ogni cosa trova il suo momento evidentemente.

Sarò ancora in tempo per un corsa a piedi nudi nei prati del campus?