novembre 2007


Caro Babbo Natale,

ti vedo un pò ovunque ultimamente e, ti dirò, il più delle volte vieni interpretato da attori mezzo falliti o mezzo in pensione che ti rovinano decisamente l’immagine da nonnetto simpatico con il loro fare viscido e poco professionale. Pensa che uno ha pure insistito per fare una foto con me tempestandomi di domande da marpione. E’ da quando avevo 6 anni che so che non esisti ma ho quasi una sensazione di schifo quando un Babbo Natale ci prova.

Vedi, io non ho nulla da chiederti perchè ho capito che in questo mondo non ti regala niente nessuno. Anzi, forse può capitare che ti venga tolto qualcosa ingiustamente! Per farla breve:so che se voglio qualcosa me la devo procurare da sola e so anche che a volte gli sforzi servono a poco. Certo…sarebbe bello fare una lista è aspettare che passi un vecchiaccio come te a regalare sorrisi. Sono felice di quello che ho ma non sarò ipocrita dicendoti “Cosa potrei desiderare oltre?” perchè si desidera sempre di più o meglio di quello che si ha. Ma riconosco che tutto ciò che arriva in più è come un regalo: una bellissima sorpresa quando c’è, una cosa a cui non si pensa se non si riceve. Chiaramente non valgono le lettere di avviso di pagamento di multe e bolli auto non pagati che stanno arrivando in Italia per la sottoscritta perchè di queste farei sinceramente a meno! Anzi, sto studiando il modo per non riceverle o per rimandarle al mittente. Vedi, caro Babbo, forse un giorno cambierò identità e mi trasferirò in Guadalupe a mangiare noci di cocco e a farmi due coglioni così per sfugire ad un mandato d’arresto internazionale..ma questo credo riguardi la mia vecchiaia che al momento è ancora cosa che non m’appartiene.

Dicevo, caro Babbo Natale, i desideri nascono ogni giorno soprattutto in quelle case come la mia dove si fa spessissimo l’amore, dove si scherza, dove c’è voglia di divertirsi e vivere con gusto. No, non è un bordello! E’ solo casa mia, piccola, speciale, al centro di Parigi e piena di tutto quello che mi serve per svegliarmi felice la mattina. Il merito potrebbe essere anche delle fette biscottate ai sei cereali della colazione (sei perchè a questi francesi piace proprio esagerare!!) oppure del latte di soja alla vaniglia seguito da un lunghissimo nescafè. Che importa saperlo? L’importante è che la combinazione sia sempre così esplosiva.

L’hai capito o no che da te non mi serve nulla? C’è solo una cosa che vorrei chiederti. E chiedendotela quasi mi incazzo! Perchè non lasci in pace quelle povere renne? Perchè non trovi un altro mezzo per trasportare il tuo culone? Vedi, caro Babbo Natale dei miei coglioni, il problema non sono solo i tuoi tristissimi imitatori sparsi per il mondo ma è soprattutto la stupidità della gente che utilizza renne vere per decorare (e qui mi viene proprio la pelle d’oca) scenette disgustose che ti vedono protagonista. Renne costrette ad habitat e temperature molto diverse da quella fottuta Lapponia che ti ha generato. Ecco, questa è la mia richiesta per Natale perchè vedi…la differenza tra i ridicoli Babbo Natale che ti interpretano e le renne è che i primi possono scegliere di farlo o meno….alle renne viene imposto e manco le pagano! Se vuoi facciamo così: quest’anno te lo mando io un regalo: un pacco da sedici di fette biscottate ai sei cereali. Non sia mai che con una colazione più sana riesci a buttare giù quel culone che ti ritrovi.

Una ex bambina

Annunci

Giorni duri a Parigi: greve, di consguenza traffico assurdo quando prendi la macchina, freddo….Eppure già da ieri la temperatura è quasi mite, la greve a poco a poco sembra rientrare et bon, c’est pas grave! A volte, come ad esempio ieri sera, parlo un francese così liscio e tranquillo che quasi verrei fuori da me per stringermi la mano. Non so, sembro quasi indemoniata; credo che l’unica spiegazione sia che a tratti uno spirito (francese, ovviamente) si impossessi di me. Mentre noto dei peggioramenti quasi imbarazzanti nelle seguenti situazioni:

1. stanchezza in stadio avanzato;

2. presenza di altri italiani, specie il mio ragazzo. Non so perchè ma lui è talmente bravo, parla talmente bene che…non so. Capita.

3. Al telefono se ricevo una chiamata importante perchè inizio a pensare “Ora non capisco, ora non capisco, ora non capisco…azz….che cazzo ha detto?” Invece poi capisco ma mi si bloccano un pò le parole.

Diciamo che nel complesso non mi posso lamentare perchè anche le situazioni sopracitate sono in netto miglioramento. Insomma, prevedo schiarite in tempi brevi. Notavo invece che non riesco proprio ad incazzarmi quando sono “mode on” inglese. Nel senso che si…mi incazzo…ma  mi viene difficile parlare da incazzata.  

Lo spirito indemoniato francese mi coglie anche quando voglio provare tutti i ristoranti e le brasserie che mi capitano sotto tiro. Il bello è che la cucina francese non è nemmeno troppo varia per i vegetariani come me eppure io adoro mangiare qui. Penso che per una persona a dieta sia veramente impossibile camminare per Parigi: sarebbe una tortura!

Bene, ho scritto la stronzata di mezzanotte. Ora posso farmi una doccia e cercare di non fare troppo tardi visto che oggi sono stanca, ma talmente stanca…che forse in questo momento avrei problemi anche a parlare in italiano! Allora te lo dico in sardo: At si biri mellusu!

Pensavo ai prati verdi del posto dove ho lavorato fino ad un anno fa. Una sorta di campus con piccoli edifici cubici dove si trovano gli uffici. Se mai sia stata opera di un architetto sono certa che ha preso la laurea con cepu e una sfilza di 18. Pensavo ai prati perchè ogni volta che li guardavo dalla finestra o nel tragitto dal parcheggio al badge mi veniva una gran voglia di correrci sopra scalza e urlante come una pazza. Avrei voluto sdraiarmi e aspettare l’orario di uscita, avrei voluto ubriacarmi, cantare una canzone a squarcia gola e salutare tutti quelli che dalle finestre avrebbero guardato con il loro solito interesse per tutte le cose inutili e irrilevanti (ma sempre un tantino più divertenti delle ore spese in quei posti).E’ una stronzata, me ne rendo conto…sono le classiche manie da impiegato frustrato  Quando decisi, finalmente, che era arrivato il momento di una bella lettera di dimissioni, svanirono tutte le fantasie da carcerata in pena. Non ero più nemmeno disgustata dall’indolenza dei colleghi e del lavoro; avevo solo una gran voglia di abbracciare tutti, anche i più stronzi perchè uscivano definitivamente dalla mia vita, proprio come fantasticavo tutte le mattine quando i miei occhi inciampavano sulle solite facce. Che belli, però, i caffè al bar a chiacchierare. La colazione con cappuccino e due croissant alla marmellata per svegliarmi. Uscivo praticamente tutte le notti e le volte che dicevo “massimo all’una a casa!” ecco…quelle notti facevo di sicuro le 4!! Che belle, poi, le mie colleghe di sempre, definite anche “colleghe del cuore” in una cartella di outlook. Sempre noi, in formazione da quattro; a volte ci spostavano due file più avanti, poi quattro più indietro ma sostanzialmente non cambiava mai niente. Erano una certezza: ogni mattina le trovavo già sedute, con i PC accesi, programmi avviati e almeno quattro finestre di internet explorer…visto i miei memorabili ritardi!!A volte era necessario osservare una o due ore di silenzio per evitare di scambiarci risposte monosillabiche e isteriche. Altre giornate invece iniziavano bene e allegre da subito con chiacchiere, racconti di vita precedente, resoconti di cena e colazione, previsione per il pranzo che, generalmente, passavamo inisieme. Per quanto ad un certo punto il posto di lavoro mi disgustasse proprio, devo ammettere che la loro presenza rendeva la giornata leggera e divertente. Le sentivo vicine e importanti….più che colleghe; delle vere e proprie amiche. Mi vengono in mente un sacco di episodi e mi fa sorridere pensare anche a tutti i vaffanculo che ci siamo dedicate di cuore e a certe discussioni interminabili.

Non è passato tanto ma i cambiamenti per me sono stati enormi. Mi sembra quasi di ricordare un’altra vita e sono davvero felice di aver osato e un pò meno di non aver colto subito i consigli di chi mi diceva “vola, cambia posto, cambia città….”. Il fatto è che mi sembrava di stare così bene, ero contenta e soddisfatta. La cosa incredibile è che ora non potrei mai esserlo in quel contesto perchè mi sembrerebbe tutto piccolo e poco importante…come dire… finto, provinciale. Ogni cosa trova il suo momento evidentemente.

Sarò ancora in tempo per un corsa a piedi nudi nei prati del campus?