Ascoltavo l’ultimo album dei Radiohead aspettando che la metro si fermasse a St. Ambroise. Proprio alla fermata precedente sale una bella donna, ben vestita, capelli quasi del tutto bianchi tirati in una coda, magra, elegante. Ho notato i suoi occhi e ricordo di aver pensato che erano delicati e arrossati proprio come quelli di certe persone che sembra sempre che siano commossi. Passa un attimo (un attimo ci mette proprio un attimo a passare) e lei abbandona la fronte sulla mano; sembra che stia ridendo in un’espressione contratta, quasi all’estremo e invece no: piange. Piange tanto, controlla, si trattiene e poi si lascia andare anche se sempre in modo composto. Non potevo fare altro che osservarla. L’ho accarezzata con gli occhi e avrei voluto fare qualcosa perchè ci si sente così inutili quando una persona sta male. Ma come si può aiutare una persona del tutto estranea? Anche provando a dire qualcosa si rischierebbe davvero di essere inopportuni, invadenti, inutili. Penso che piangere in metropolitana sia meglio che piangere da soli in una stanza. Nessuno si azzarderà mai a chiederti che cosa ti prende e non c’è nemmeno il rischio di incontrare nessuno che conosci per sbaglio in una città così grande. Insomma, pur essendo circondati da facce è come farlo in completa solitudine. Al massimo trovi qualcuno come me che ti carezza con gli occhi. In senso lato, si intende: infatti è vero che ho le ciglia lunghissime ma non esageriamo. E’ capitato anche a me, qualche mese fa, presa da una crisi di nervi da straniera incompresa e incapace di comprendere. Si, qualche mese fa in una di quelle giornate storte in cui sembra che qualcuno di indefinito ti abbia organizzato un complotto. In una di quelle giornate che poi quando tornano ti trovano cambiata e con un ottima prontezza di riflessi. Comunque, in una di queste giornate meschine ho proprio avuto voglia di piangere e non ho resistito. Ho pianto, sulla stessa metro di oggi, tra l’altro, ma verso una fermata diversa. Ho iniziato a piangere come una bambina con dei lacrimoni giganti. Ed io manco provavo a coprirmi con le mani come faceva stasera la madame. Mi hanno accarezzato con gli occhi, credo, e si saranno chiesti cosa mai mi fosse successo. Eppure io piangevo per come MI SENTIVO.

Anyway. Non sono d’accordo con chi ritiene che questo genere di cose siano sinonimo di indifferenza, che siano la dimostrazione che siamo invisibili agli occhi degli altri. Ritengo invece che sia una grossa forma di rispetto, di discrezione. Io ci penso anche ora a quella madame e forse lei nemmeno si è accorta che ho notato le sue lacrime. Se per assurdo qualcuno mi avesse chiesto quella famosa volta il motivo del mio pianto, come avrei potuto spiegare nei 4 minuti che mi separavano da Voltaire e soprattutto nel mio (allora) pessimo francese? Davvero, poi, avrei avuto voglia che qualcuno si impicciasse? Magari quella sera qualcuno avrà scritto su un blog… “stasera ho visto una ragazza che piangeva….”.

Mi fa male, invece, sapere di essere diventata invisibile per certe persone a cui ho voluto bene. Capita per un sacco di motivi e quello che più mi dispiace è rendermi conto che, nonostante tutto e nonostante aver spalancato le porte di me stessa, quelle persone non abbiano capito proprio niente di come sono fatta. O forse l’hanno capito e fanno finta di aver capito male. In questi casi mi sento come se quel qualcuno avesse portato via una parte importante di me sottovalutandola, trattandola male, come uno scarto. Non è certo un bel sentire! Soprattutto se penso a quanti “ti voglio bene” o falsi interessamenti sono stati sprecati per circostanza, per pura formalità. Niente, sono libera io…sono libera da tutte queste false impalcature e detesto, dico, DETESTO le donne che si dicono delle frasi stucchevoli e si fanno dei complimenti così artificiosi tanto per sentirsi AMICHE. Ecco…o lo sono davvero oppure avanti il prossimo!

Del resto lo dice anche Paolo Fox che noi dell’ariete abbiamo attraversato un periodo di forte cambiamento…ed io potrei dargli torto visto i miei ultimi mesi?🙂