Adoro questo settembre parigino con le giornate soleggiate e il venticello. Giornate in cui si muore dal caldo ma appena giri l’angolo è possibile incrociare l’autunno inoltrato. E’ un continuo vestirsi e spogliarsi. Passare dalla canotta al maglioncino strategico in un metti-togli-metti-togli che se ti dessero 2 euro ogni volta che metti o togli a fine giornata 100 euro buoni te li “metteresti” in tasca. Per “toglierli”per chissà quale spesa…

Metti.Togli.

A pensarci bene è un binomio costante e quotidiano. Nel conto in banca: metti e togli. Nel tuo corpo metti e togli. Nella dispensa metti e togli…Insomma, in tutto quello che si può fare o pensare si mette o si toglie. Due azioni che dovrebbero essere incollate alla parola equilibrio…cosa, di fatto non semplice: se mangi troppo ingrassi, se mangi poco dimagrisci; se spendi molto sarai in debito (se spendi poco racimolerai un sacco di soldi…il che non è così negativo…); se tolgo il maglioncino troppo tardi sarò infastidita dal caldo e così via.  Anche il ragazzo dal Kimono d’oro metteva la cera e toglieva la cera anche se non ricordo bene perchè.

La valigia. Prima di partire non mi andava di farla; ho aspettato l’ultimo momento mettendo vestiti a caso (comunque presi dal mio armadio…). Non la sentivo proprio questa valigia tant’ è che a Fiumicino non è mai arrivata. Pare (così mi hanno detto) che abbia fatto un check-in diverso dal mio, la stronza, e sia rimasta a terra. Sapevo che sarebbe tornata, che l’avrebbero trovata (certo non potevo immaginare che sarebbe arrivata completamente distrutta…ma questa è un’altra storia) e che in qualche giorno mi avrebbe raggiunto a Cagliari. Insomma, detto fra noi: non me ne fregava niente di aver perso lei e tutti i vestiti carini che ci avevo messo e durante il secondo volo mi sono sentita così leggera! Così leggera mi sono sentita anche a Cagliari divertendomi a vestirmi con ciò che avevo dimenticato nell’armadio della mia stanza, con qualcosa di troppo piccolo che mia madre aveva comprato per sè (con il suo solito ottimismo…) e con ciò che la mia adorata L. ha prontamente scelto per me dal suo guardaroda. Mi piaceva l’idea di passare quei giorni vestendomi con abiti non miei ma la stronza di una valigia si è materializzata il terzo giorno a infrangendo il mio piccolo sogno di ritrovarla direttamente a Parigi al mio ritorno senza che il suo peso gravasse sulla sottoscritta. Il problema della valigia, quando parti è che al ritorno sarà decisamente strapiena; se è vero che il vero bagaglio non è quello che porti con te all’andata ma è tutto ciò che porti con te al ritorno…allora mi sa che la mia valigia non l’ho ancora svuotata del tutto e forse non lo farò mai. Tornare a casa è sempre piacevole e doloroso allo stesso tempo: è come guardare fotografie sbiadite che sembrano non appartenerti più. Sono tante le persone che ho ritrovato, qualcuno è andato disperso ma era inevitabile. Ho avuto delle belle sorprese, ho fatto tante cene, preso tanti caffè con, fatto aperitivi, fatto bagni e pranzi al mare, visto, rivisto, abbracciato, baciato e salutato. Un pieno di emozioni. Messe tutte dentro alla valigia (nuova). I vestiti li ho tolti, la valigia l’ho messa in qualche armadio. Ma il resto lo lascio dov’è, non lo tocco. Lo conservo così. Non voglio rischiare di spezzare l’equilibrio metti-togli della mia valigia.