Qualche giorno fa – prima ancora che partissi per Cagliari – in metropolitana. Aspettavo il mio treno e vedo avvicinarsi da lontano (quello che resta di) un uomo: sporco, barba lunga, vestito solo di pantaloni e giacca portata su petto rigorosamente nudo. Visibilissima, quindi, una super cicatrice che partiva dal collo e si perdeva sotto la cintura. Tagliato a metà, ho pensato. Resto lontano da me, mi osserva portando una mano sopra la fronte come per cercare di vedere meglio qualcosa di lontanissimo. Quindi si avvicina e si presenta stringendomi la mano e dicendomi che sono più bella del sole che splendeva quella mattina. Immagino che sia uscito giusto a pisciare e abbia visto, appunto, il sole di quella mattina. Immagino anche che si fosse svegliato da pochissimo e avesse fatto colazione con qualche sorso di vino rosso che teneva in mano. Mi viene da pensare se un complimento fatto da una persona di questo tipo abbia meno valore di uno con un bell’aspetto, una posizione sociale definita e soldi. Nessuna donna prenderebbe sul serio un uomo del genere eppure, pensandoci bene, per quale motivo? Non è forse più vera la verità di uno che non ha davvero nulla da prendere e nulla da prendere?

Il simpatico signore mi domanda cosa ci faccio in metropolitana (…?) ed io gli rispondo che sto andando a lavoro. Per tutta risposta ottengo un ” Che coraggio! Ci vuole un gran coraggio ad andare a lavoro a quest’ora!!” Erano le 10.30 della mattina.  “………!!?” Si, in effetti avrei potuto sdraiarmi in stazione come lui e impregnare la giornata dentro al vino rosso, senza orari, senza regole, senza niente. Ci vuole coraggio in ogni caso, credo. Mi ha fatto sorridere pensare che lui non mi invidiasse per niente come io non invidiavo per niente lui. La bellezza sta proprio in questo: scegliere la vita che ci sta meglio addosso.

Ieri notte, solita metro poco prima di mezzanotte. Raggiungevo degli amici a Nation per una nottata che poi si è rivelata lunga e davvero molto divertente. Il monsieur stava la, sdraiato e perso nel sonno profondissimo che solo il vino rosso sa regalare. Russava a dispetto di tutte le ragazze urlanti che scattavano foto divertite alle loro minigonne e scarpe con il tacco. Accanto a lui una piccola busta e la sua solita bottiglia di vino. Vestito esattamente come lo vidi 15 giorni fa con la sua cicatrice bene in vista. Osservavo, nonostante la barba incolta, i capelli lunghi e l’età, i lineamenti delicati del viso. L’ho immaginato bambino e mi sono chiesta come avrà fatto ad arrivare a quella panchina, se ha mai desiderato qualcosa di diverso per se stesso. Chissà cosa mi avrebbe detto ieri vedendomi truccata e con i capelli allisciati. Chissà che sogni stava facendo. Spero sia stata una bella notte per lui come lo è stata per me.