settembre 2007


Adoro questo settembre parigino con le giornate soleggiate e il venticello. Giornate in cui si muore dal caldo ma appena giri l’angolo è possibile incrociare l’autunno inoltrato. E’ un continuo vestirsi e spogliarsi. Passare dalla canotta al maglioncino strategico in un metti-togli-metti-togli che se ti dessero 2 euro ogni volta che metti o togli a fine giornata 100 euro buoni te li “metteresti” in tasca. Per “toglierli”per chissà quale spesa…

Metti.Togli.

A pensarci bene è un binomio costante e quotidiano. Nel conto in banca: metti e togli. Nel tuo corpo metti e togli. Nella dispensa metti e togli…Insomma, in tutto quello che si può fare o pensare si mette o si toglie. Due azioni che dovrebbero essere incollate alla parola equilibrio…cosa, di fatto non semplice: se mangi troppo ingrassi, se mangi poco dimagrisci; se spendi molto sarai in debito (se spendi poco racimolerai un sacco di soldi…il che non è così negativo…); se tolgo il maglioncino troppo tardi sarò infastidita dal caldo e così via.  Anche il ragazzo dal Kimono d’oro metteva la cera e toglieva la cera anche se non ricordo bene perchè.

La valigia. Prima di partire non mi andava di farla; ho aspettato l’ultimo momento mettendo vestiti a caso (comunque presi dal mio armadio…). Non la sentivo proprio questa valigia tant’ è che a Fiumicino non è mai arrivata. Pare (così mi hanno detto) che abbia fatto un check-in diverso dal mio, la stronza, e sia rimasta a terra. Sapevo che sarebbe tornata, che l’avrebbero trovata (certo non potevo immaginare che sarebbe arrivata completamente distrutta…ma questa è un’altra storia) e che in qualche giorno mi avrebbe raggiunto a Cagliari. Insomma, detto fra noi: non me ne fregava niente di aver perso lei e tutti i vestiti carini che ci avevo messo e durante il secondo volo mi sono sentita così leggera! Così leggera mi sono sentita anche a Cagliari divertendomi a vestirmi con ciò che avevo dimenticato nell’armadio della mia stanza, con qualcosa di troppo piccolo che mia madre aveva comprato per sè (con il suo solito ottimismo…) e con ciò che la mia adorata L. ha prontamente scelto per me dal suo guardaroda. Mi piaceva l’idea di passare quei giorni vestendomi con abiti non miei ma la stronza di una valigia si è materializzata il terzo giorno a infrangendo il mio piccolo sogno di ritrovarla direttamente a Parigi al mio ritorno senza che il suo peso gravasse sulla sottoscritta. Il problema della valigia, quando parti è che al ritorno sarà decisamente strapiena; se è vero che il vero bagaglio non è quello che porti con te all’andata ma è tutto ciò che porti con te al ritorno…allora mi sa che la mia valigia non l’ho ancora svuotata del tutto e forse non lo farò mai. Tornare a casa è sempre piacevole e doloroso allo stesso tempo: è come guardare fotografie sbiadite che sembrano non appartenerti più. Sono tante le persone che ho ritrovato, qualcuno è andato disperso ma era inevitabile. Ho avuto delle belle sorprese, ho fatto tante cene, preso tanti caffè con, fatto aperitivi, fatto bagni e pranzi al mare, visto, rivisto, abbracciato, baciato e salutato. Un pieno di emozioni. Messe tutte dentro alla valigia (nuova). I vestiti li ho tolti, la valigia l’ho messa in qualche armadio. Ma il resto lo lascio dov’è, non lo tocco. Lo conservo così. Non voglio rischiare di spezzare l’equilibrio metti-togli della mia valigia.

Qualche giorno fa – prima ancora che partissi per Cagliari – in metropolitana. Aspettavo il mio treno e vedo avvicinarsi da lontano (quello che resta di) un uomo: sporco, barba lunga, vestito solo di pantaloni e giacca portata su petto rigorosamente nudo. Visibilissima, quindi, una super cicatrice che partiva dal collo e si perdeva sotto la cintura. Tagliato a metà, ho pensato. Resto lontano da me, mi osserva portando una mano sopra la fronte come per cercare di vedere meglio qualcosa di lontanissimo. Quindi si avvicina e si presenta stringendomi la mano e dicendomi che sono più bella del sole che splendeva quella mattina. Immagino che sia uscito giusto a pisciare e abbia visto, appunto, il sole di quella mattina. Immagino anche che si fosse svegliato da pochissimo e avesse fatto colazione con qualche sorso di vino rosso che teneva in mano. Mi viene da pensare se un complimento fatto da una persona di questo tipo abbia meno valore di uno con un bell’aspetto, una posizione sociale definita e soldi. Nessuna donna prenderebbe sul serio un uomo del genere eppure, pensandoci bene, per quale motivo? Non è forse più vera la verità di uno che non ha davvero nulla da prendere e nulla da prendere?

Il simpatico signore mi domanda cosa ci faccio in metropolitana (…?) ed io gli rispondo che sto andando a lavoro. Per tutta risposta ottengo un ” Che coraggio! Ci vuole un gran coraggio ad andare a lavoro a quest’ora!!” Erano le 10.30 della mattina.  “………!!?” Si, in effetti avrei potuto sdraiarmi in stazione come lui e impregnare la giornata dentro al vino rosso, senza orari, senza regole, senza niente. Ci vuole coraggio in ogni caso, credo. Mi ha fatto sorridere pensare che lui non mi invidiasse per niente come io non invidiavo per niente lui. La bellezza sta proprio in questo: scegliere la vita che ci sta meglio addosso.

Ieri notte, solita metro poco prima di mezzanotte. Raggiungevo degli amici a Nation per una nottata che poi si è rivelata lunga e davvero molto divertente. Il monsieur stava la, sdraiato e perso nel sonno profondissimo che solo il vino rosso sa regalare. Russava a dispetto di tutte le ragazze urlanti che scattavano foto divertite alle loro minigonne e scarpe con il tacco. Accanto a lui una piccola busta e la sua solita bottiglia di vino. Vestito esattamente come lo vidi 15 giorni fa con la sua cicatrice bene in vista. Osservavo, nonostante la barba incolta, i capelli lunghi e l’età, i lineamenti delicati del viso. L’ho immaginato bambino e mi sono chiesta come avrà fatto ad arrivare a quella panchina, se ha mai desiderato qualcosa di diverso per se stesso. Chissà cosa mi avrebbe detto ieri vedendomi truccata e con i capelli allisciati. Chissà che sogni stava facendo. Spero sia stata una bella notte per lui come lo è stata per me.