Stanotte sono sola e, come da pronostico, il sonno tarda ad arrivare nonostante la stanchezza  sia tanta. Ho una valigia da preparare, la french manicure da cancellare e rifare. Ho bevuto un cappuccino ma non ho cenato: mangiare da sola non mi piace. La cena in particolare per me è un momento da condividere in cui si apre la bocca per parlare oltre che per masticare. Mangio solo in piatti di cibo, sguardi e parole. Appena la fame raggiungerà il suo picco di maggiore intensità, sgranocchierò qualcosa di pratico e veloce che non preveda l’uso di pentole o piatti. E’ una notte bellissima, inevitabile chiusura di una giornata insolitamente soleggiata e calda. Mi piace stare con me stessa, ogni tanto. Stasera al ritorno dal lavoro ho allungato il mio percorso per fare degli acquisti. Entravo e uscivo dalla metropolitana, aprivo e chiudevo un bellissimo libro di M. Kundera che sto per terminare e mi sembrava davvero di passare dalla realtà al contesto raccontato. A volte spero che manchi qualche fermata in più per poter terminare un capitolo  perché lo ammetto: non mi piace leggere mentre cammino, o sulle scale….Appena salto giù dal treno vado veloce anche se non ho fretta e la lettura sarebbe un intralcio al passo spedito e il passo spedito alla lettura. Sto pensando a cosa mettere in valigia e non ne ho nessuna voglia. Anche in questo caso servirebbe l’aiuto di una come  Mary Poppins ma certe cose capitano solo nei film di Walt Disney. Meglio così: mi irriterebbe sentirla cantare ogni tre cose fatte! Non l’ho mai sopportata, mi ha sempre annoiata a morte!

E’ arrivato il momento di andare dall’estetista; anche i capelli vanno tagliati e un pò mi dispiace visto che per cinque mesi sono stati liberi di crescere in totale libertà. Non so, fondamentalmente sono cazzi miei e anche poco interessanti ma del resto è il mio blog. Stanotte dormirò sola nel mio letto. Stanotte, domani e dopo. Nel mio letto che è sempre pieno d’amore. Cambia giorno, cambia casa, cambia anche il letto…ma è sempre pieno. Ogni mattina, ogni notte. E’ per questo che faccio tardi, è per questo che non lo lascerei per nulla la mattina se non ci fosse il compromesso della colazione fatta insieme che in qualche modo mi svezza. Ma sono belle anche le notti come queste in cui ci si pensa da lontano, su letti diversi e sembra di non respirare bene. E’ come un dolorino, continuo e costante che però mi fa sorridere pensando a quanto tutto questo sia incredibile. E bellissimo. Perché per noi tutto è possibile e realizzabile. Non mettiamo limiti, non mettiamo tempi; semplicemente ascoltiamo ogni notte ciò che abbiamo da raccontare. Invece stanotte sto zitta e penso al mio libro, a quante verità ho letto tra le righe (come spesso mi capita leggendo qualcosa di Kundera). Mi sono quasi commossa quando ho letto:

 

“…la maggior parte della gente si inganna con una duplice fede errata: crede nella memoria eterna (delle persone, delle cose, delle azioni, dei popoli) e nella riparabilità (di azioni, errori, peccati, ingiustizie). Sono entrambi fedi false. In realtà avviene proprio il contrario: ogni cosa sarà dimenticata e a nulla sarà posto rimedio.”

 

Non solo è verissimo ma trovo anche che sia l’unico modo che l’uomo conosca per poter andare avanti, per sopravvivere alla vita stessa, alla sua storia. Riporta anche una teoria interessantissima sul concetto moderno di amicizia che condivido e sottoscrivo (specie in quest’ultimo periodo in cui mi è spesso capitato di riflettere sulle mie amicizie). Non riporto, però, le frasi perché ho voglia di farmi una doccia bollente e buttarmi nel letto, seppure vuoto (sia chiaro che le lenzuola e i cuscini non mancano…) e pensare ad una sola persona “giustissima”.