agosto 2007


Stanotte sono sola e, come da pronostico, il sonno tarda ad arrivare nonostante la stanchezza  sia tanta. Ho una valigia da preparare, la french manicure da cancellare e rifare. Ho bevuto un cappuccino ma non ho cenato: mangiare da sola non mi piace. La cena in particolare per me è un momento da condividere in cui si apre la bocca per parlare oltre che per masticare. Mangio solo in piatti di cibo, sguardi e parole. Appena la fame raggiungerà il suo picco di maggiore intensità, sgranocchierò qualcosa di pratico e veloce che non preveda l’uso di pentole o piatti. E’ una notte bellissima, inevitabile chiusura di una giornata insolitamente soleggiata e calda. Mi piace stare con me stessa, ogni tanto. Stasera al ritorno dal lavoro ho allungato il mio percorso per fare degli acquisti. Entravo e uscivo dalla metropolitana, aprivo e chiudevo un bellissimo libro di M. Kundera che sto per terminare e mi sembrava davvero di passare dalla realtà al contesto raccontato. A volte spero che manchi qualche fermata in più per poter terminare un capitolo  perché lo ammetto: non mi piace leggere mentre cammino, o sulle scale….Appena salto giù dal treno vado veloce anche se non ho fretta e la lettura sarebbe un intralcio al passo spedito e il passo spedito alla lettura. Sto pensando a cosa mettere in valigia e non ne ho nessuna voglia. Anche in questo caso servirebbe l’aiuto di una come  Mary Poppins ma certe cose capitano solo nei film di Walt Disney. Meglio così: mi irriterebbe sentirla cantare ogni tre cose fatte! Non l’ho mai sopportata, mi ha sempre annoiata a morte!

E’ arrivato il momento di andare dall’estetista; anche i capelli vanno tagliati e un pò mi dispiace visto che per cinque mesi sono stati liberi di crescere in totale libertà. Non so, fondamentalmente sono cazzi miei e anche poco interessanti ma del resto è il mio blog. Stanotte dormirò sola nel mio letto. Stanotte, domani e dopo. Nel mio letto che è sempre pieno d’amore. Cambia giorno, cambia casa, cambia anche il letto…ma è sempre pieno. Ogni mattina, ogni notte. E’ per questo che faccio tardi, è per questo che non lo lascerei per nulla la mattina se non ci fosse il compromesso della colazione fatta insieme che in qualche modo mi svezza. Ma sono belle anche le notti come queste in cui ci si pensa da lontano, su letti diversi e sembra di non respirare bene. E’ come un dolorino, continuo e costante che però mi fa sorridere pensando a quanto tutto questo sia incredibile. E bellissimo. Perché per noi tutto è possibile e realizzabile. Non mettiamo limiti, non mettiamo tempi; semplicemente ascoltiamo ogni notte ciò che abbiamo da raccontare. Invece stanotte sto zitta e penso al mio libro, a quante verità ho letto tra le righe (come spesso mi capita leggendo qualcosa di Kundera). Mi sono quasi commossa quando ho letto:

 

“…la maggior parte della gente si inganna con una duplice fede errata: crede nella memoria eterna (delle persone, delle cose, delle azioni, dei popoli) e nella riparabilità (di azioni, errori, peccati, ingiustizie). Sono entrambi fedi false. In realtà avviene proprio il contrario: ogni cosa sarà dimenticata e a nulla sarà posto rimedio.”

 

Non solo è verissimo ma trovo anche che sia l’unico modo che l’uomo conosca per poter andare avanti, per sopravvivere alla vita stessa, alla sua storia. Riporta anche una teoria interessantissima sul concetto moderno di amicizia che condivido e sottoscrivo (specie in quest’ultimo periodo in cui mi è spesso capitato di riflettere sulle mie amicizie). Non riporto, però, le frasi perché ho voglia di farmi una doccia bollente e buttarmi nel letto, seppure vuoto (sia chiaro che le lenzuola e i cuscini non mancano…) e pensare ad una sola persona “giustissima”.

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Dai discorsi “rigolanti” realmente avvenuti negli ultimi tempi:

Io: “….sai, torno qualche giorno nella mia città…”

S (francese): “Ricordami qual è…..”

Io: “ Cagliari, Sardegna….”

S (francese): “Sardeeegnaaa! Ma io pensavo che fossi italiana!!”

Io: “…….”

E (inglese): “….tu da dove vieni?”

Io: “ Dalla Sardegna che è un’isola italiana…”

E (inglese): “ Oh yeah…in the bottom of Italy!”

Io:” No, quella è la Sicilia. La Sardegna…..”

E (inglese): “….”

Io: “Noto che gli inglesi conoscono la Sicilia ma nessuno sa nulla della Sardegna…”

E (inglese): “No, ma io conoscevo la Sardegna! Pensavo, però, che non fosse Italia ma un paese esotico abitato da indigeni poco civilizzati”.

Io: “….!!!”

G(italiano della penisola): “Mah…più o meno è come hai detto….soltanto meno esotico di come te lo immagini!!”

Non ho incontrato un solo inglese che conoscesse la Sardegna…nemmeno, aihmè, quando provavo come ultimo tentativo ad identificarla con la Costa Smeralda e quel tipo di turismo. Con i francesi va meglio perché trovandosi sotto la Corsica riescono ad identificarla ma spesso non sanno che fa parte dell’ Italia. Mi viene in mente l’Economist dell’anno scorso che pubblicò in copertina la cartina dell’ Italia dimenticando la Sardegna; e mi viene in mente anche il nuovo sito che il governo Italiano ha creato per incentivare il turismo del Paese in cui le informazioni sulla Sardegna non solo erano antiquate (ad esempio come cinema si citavano il Nuovo Odeon, l’Olimpia ecc ) ma pure inesatte come la descrizione della festa di S. Efisio. Visto che il nostro stesso governo ci “dimentica” credo che a livello regionale bisognerebbe fare qualcosa di più per incentivare l’immagine dell’isola nel mondo o almeno nell’ Europa. Altre regioni italiane lo fanno benissimo e noi non dovremmo essere da meno visto che il turismo resta l’unica vera fonte di riscatto.
Però…ad onor del vero devo riportare un altro discorso “rigolante” che riguarda le nostre stranezze linguistiche…

Io: “…quando vai via?”

M (italiano): “ il 30 agosto…”

Io: “ah ma allora ti restano solo un paio di giorni….”

M (italiano) “Beh, non proprio. Un paio di settimane vorrai dire!”

Io: “hahahahah! Scusa…ho usato il “paio” sardo…hahaha

In effetti un paio sono due ma noi sardi lo utilizziamo anche per esprimere un po’, pochi….Da noi “boh” può esprimere dubbio ma può anche significare “basta”. La tuta da ginnastica, non so davvero per quale strano motivo, si chiama canadese. Mi verrà senz’altro in mente altro….
Invece pensavo che in italiano diciamo: “faccio la doccia” ma in inglese e in francese, ad esempio, “I take a shower” e “Je prendre une douche”…quindi “prendo una doccia”. Con il rischio che se traduci letteralmente dall’italiano “je fais une douche” ti chiedono se per caso fai il muratore! J
Qui il panino si chiama “panini” e se sono due diventano “paninis”. Qualche giorno fa spiegavo ad un francese che “avevo mangiato un paninO” e lui per correggermi: paninì! Ed io: “C’est italien, c’est pas panini mais PANINOOOO!”
Sono tante le cose divertenti: i francesi che parlano l’inglese e ancora di più gli inglesi che a volte, ma solo a volte, si degnano di parlare in francese – loro che non hanno bisogno di imparare nessun’ altra lingua! Tzè.  Per non parlare delle situazioni, delle stranezze, degli scherzi…. si, si….è un periodo rigolante ed ora vado.

L’altro giorno ho visto uno spettacolo che mi è piaciuto molto: circense, divertente, emozionante e con un contenuto interessante. Mi sono chiesta se un “acrobata del circo” ed un “impiegato di posta” potrebbero mai essere realmente amici.  Mi sono risposta che forse per un certo periodo potrebbero piacersi per la totale divergenza di interessi e stile di vita ma a lungo andare credo che finirebbero per giudicarsi e soprattutto per non capirsi. Uno che nella sua vita cerca la sicurezza su tutti i fronti a costo di rinunciare a qualsiasi emozione come può comprendere cosa si prova a stare sospesi a 10 metri di altezza a cercare di volare? Di contro, quello che è sempre al limite come potrebbe comprendere anni e anni sempre uguali di chi sceglie di stare tranquillo e sereno senza troppe sorprese?

Del resto nella vita si deve scegliere: o si è acrobati di circo o impiegati postali…. a prescindere, poi, dalla professione che si sceglie 🙂 Infatti, per chi non ci fosse arrivato, era una metafora.

Mi sveglia l’aria fresca di Parigi. Qui due giorni si muore dal caldo e poi quello seguente è possibile che i gradi siano soltanto 15. Non fai in tempo a stancarti del freddo o del caldo perchè quest’agosto è così…tres bizarre. E’ una citta incantevole e per me rappresenta un nuovo inizio. Già solo in un paio di mesi sento che sono cambiate tante cose e dentro di me è ancora tutto un cantiere perchè i lavori non sono mica finiti! Ci sono dei giorni molto belli e divertenti e altri in cui mi sento scoraggiata e delusa con la stessa incoernza che accompagna le condizioni climatiche. Non mi viene mai in mente, nemmeno nei giorni più bui, di fare un passo indietro perchè non mi arrendo, perchè provo e riprovo fino a che riesco. Ormai non mi ferma più niente e nessuno, nemmeno le mie paure o le mie indecisioni. Non so quanto tempo starò a Parigi. Ho una gran voglia di viaggiare, di vedere, conoscere…..ma il mio prossimo biglietto aereo, un pò a malincuore e un pò no, sarà per la Sardegna. Torno per la mia famiglia e gli amici ma giusto per questo anche se devo ammettere che preferirei visitare un nuovo posto, una nuova città. Riflettevo poi sul fatto che non posso sempre essere io a tornare per ritrovare amicizie e affetti vari. Ad un certo punto chi ha voglia di vedermi verrà anche a trovarmi, no? E’ incredibile come ora riesca a capire l’atteggiamento di certe persone che conosco che tornano in Italia una o due volte l’anno…o anche meno. Ciò che prima mi straniva ora mi è molto più chiaro e forse diventerà anche mio. Scegliere che la propria vita sia altrove significa anche applicare una selezione naturale dei rapporti: i più deboli capitoleranno e saranno incontri casuali in una delle tante trasferte a casa. Intanto mi godo le mie nuove conoscenze…tante devo ammettere…che mi riempiono di energia e ottimismo. E’ curioso incontrarsi un un posto con percorsi diversi e passati da raccontare. E’ qualcosa che unisce molto, che unisce in fretta perchè ci si mostra con più onestà, credo, perchè si manifesta solidarietà. Qualcuno tempo fa mi disse che un mese di amicizia in una circostanza del genere corrisponde ad un anno di amicizia nella propria città. Mi sembrò un’affermazione quanto meno esagerata e invece devo ammettere che mi sta capitando, con mia grossa sorpresa. E’ difficile spiegare come e perchè…bisognerebbe provare!

B. è morto l’altro giorno. Io non c’ero, ero qui. B. non sapeva il giorno e l’ora esatta ma sapeva che difficilmente avrebbe superato i trentacinque anni. Come ci si sente a sapere quanti decenni si hanno a disposizione? Come ci si sente a saperlo fin da piccoli? Come ci si sente a trent’uno, trentadue…quando il tempo a disposizione è quasi terminato? Sentiva che qualcosa non andava, sapeva già che rimanevano pochi giorni. Ma credo che la sua inquietudine si possa solo compatire e difficilmente comprendere. Solo suo fratello L. avrebbe capito  perchè è accaduto anche a lui quattro anni prima.

Stasera ho saputo che G., una mia cugina, è morta anche lei. Emorragia cerebrale, un lampo, un interruttore che si spegne. Buio. Non vedevo G. da anni. Non ci sentivamo mai. Appartiene a quella numerossissima schiera di cugini che ho perso di vista, dei quali conosco dettagli di vita perchè trasmessi di zia in zia. Quei cugini che quando li rivedi sono solo sorrisi e resoconti di vita precedente. Che lei sapesse, non aveva nessun appuntamento con la morte, nessuna spada di Damocle sulla testa come invece capitava per B. Mio fratello, dandomi la notizia mi scrive: “pensa a quanto è imprevedibile il destino…in un attimo e senza preavviso può svanire tutto”. E’ proprio vero, abbiamo una data di scadenza scritta chissà dove e su di noi incombe il “best before….”: meglio fare e ricevere tutto prima di. Invece chissà quanti baci non dati, telefonate rimandate, saluti approssimativi avrà ricevuto G. BEFORE. Chissà quanti rimpianti per chi pensava di rivederla ancora. Ma questo è uno dei pochi casi in cui si va via senza avvisare, senza salutare e non si passa per maleducati.

Ricordo G. con i miei occhi di bambina. Era bella perchè rideva e scherzava sempre. Era magnetica e ricordo di aver pensato più di una volta di volerle assomigliare da grande. G era ancora giovane e probabilmente ancora bella e divertente, ieri.

 Mi piacerebbe pensare che esistano paradisi magnifici in cui la gente si ricongiunge oppure aspetta di essere raggiunta da chi ha lasciato in vita. Quanto è più semplice e rassicurante credere ad una simile prospettiva? Marx diceva che la religione è l’oppio dei popoli. Quanto si ingannano gli uomini per vivere meglio, per allontanare le loro paure. Quanta paura hanno di guardare le cose per quello che sono?

Credo che l’unico paradiso possibile sia quello dei ricordi. Non credo resti nulla delle persone che muoiono se non quello che hanno lasciato e quello che sono state in vita. I ricordi, però, sono come fotografie che ingialliscono e perdono dettagli fino a diventare fotogrammi nella memoria, istanti in una giornata lunga e impregnata di presente, di ora, di nuovo. Penso a G., penso a B. e da questa distanza quasi mi sembra impossibile non ci siano più perchè nelle immagini della mia mente sono là, poco lontano dai miei occhi che ridono, parlano e si muovono. Non riesco a dormire perchè in questo momento vorrei essere vicino a chi piange per il distacco da loro due. Sarebbe il giusto posto per me …ma devo attendere ancora qualche giorno.

Ho sempre pensato che agosto fosse un mese del cazzo. Quasi ogni anno della mia vita ho avuto validi motivi per rafforzare questa mia convinzione ma mai come quest’anno….