Ho ricevuto una brutta notizia. Terribile direi. Spiegarne i dettagli poco importa dato che giorno dopo giorno diverrà meno dura, meno triste e le lacrime lasceranno posto ai sorrisi come per incanto. Ci si abitua a qualsiasi cosa, non smetterò mai di pensarlo. Anche una diagnosi senza scampo che fa accapponare la pelle al solo pensiero, con i giorni diventa meno amara, più gestibile. Semplicemente diventa perchè E’. Quando le cose non possono essere cambiate siamo noi a cambiare magari provati e con un senso di pesantezza sulla testa e sul cuore e con gli occhi spenti di chi ha capito quanto poco ci voglia a perdere l’equilibrio e cadere. Quando sta per nascere un bambino si ipotizza quale sarà il colore dei suoi occhi, se prenderà il naso della mamma e se diventerà alto come il papà. Perchè un figlio è quasi un riassuntino di chi lo genera, un piccolo racconto di sè da mettere al mondo sperando che sia ben visibile la propria firma, i propri tratti. Nessuno lo ammetterebbe mai ma la maggior parte dei figli nasce da un atavico bisogno narcisistico di continuare ad esistere. Mi viene spesso da pensare che, se l’incoscenza ed anche una certa forma di ignoranza non proteggesse le azioni degli esseri umani, saremmo molti di meno. Se solo ci si rendesse conto di cosa significa decidere che un altro abbia un’esistenza in questo mondo forse nascerebbe qualche bambino in meno, credo….o forse no. Fatto sta che capita di dimenticarsi che nulla è dovuto e scontato. Capita quindi che magari il bimbo venga fuori con il taglio d’occhi che tanto speravamo di vedere sul suo visino ma che poi qualcosa vada storto e che la sua buona salute che consideravamo un accessorio di base non sia poi così buona, anzi. Allora quel bel taglio d’occhi gli servirà a guardare un mondo non poprio semplice da vivere e le distanze e le diversità che lo  renderenno un’altra cosa rispetto agli altri. E’ così difficile essere felici per il semplice fatto di esserci. Sembra quasi banale sperare che un bambino nasca SANO poi il resto chi se ne importa. Eppure, capita di ripensarci…dopo, a fatto compiuto, a bruciatura stampata. Ci si abitua, certo. Perchè le prospettive sono tante e differenti non esiste solo il pacchetto in svendita uguale per tutti…come comunemente si pensa. Allora magari si va oltre all’idea che una vita debba essere necessariamente lunga, piena di cose e di persone per poterla definire tale. Io credo che molte persone vivano fino a 90 anni da veri coglioni…che sopravvivano anzi. Invece morire dopo 30 anni vissuti per bene sembra sempre un peccato, una tragedia, un’ anomalia. Trovo quasi ridicolo come la nostra cultura rifiuti e allontani da sè l’idea della morte. Siamo circondati da cadaveri ma facciamo finta di non vederli. Tutto ha una fine eppure nessuno se ne ricorda o ci pensa più del dovuto. Oppure peggio: si soppravvive alla paura di morire proiettandosi al futuro, rimandando i piaceri, le vacanze, gli abbracci…con l’assurda presunzione che ci sarà sempre del tempo da spendere per queste cose. Ecco come intere giornate si susseguono piene di niente, di doveri, di orari, di impegni, di serietà. Forse se ci fosse più rispetto per la morte si riuscirebbe a vivere più intensamente. Perchè il rispetto fa parte dell’ amore e amando la vita non si può non amare anche la morte che non è altro che la seconda faccia dell’esistenza. Ci dimentichiamo che la vita si genera dalla morte, ottusi e presuntuosi quali siamo. Non facciamo altro che piangere sui noi stessi, sulla nostra miseria e solitudine perchè fino a quando non si accetta di vivere anche nel dolore, fino a che non si impara a trattarlo come tutte le altre sensazioni allora si che tutto sembrerà insopportabile, invivibile e di un altro mondo.

Penso ad E. e a tutte le bambine come lei appena nate che ancora non sanno che per loro vivere sarà molto più difficile e doloroso; eppure sono certa che nel loro dramma di avere la certezza di non riuscire ad invecchiare avranno più gusto nel vivere le loro giornate rispetto al coglione che magari vivrà pure cent’anni senza aver dato senso nemmeno ad un giorno della sua esistenza.

Non guardo mai che ore sono, quanto tempo mi resta e faccio volentieri ritardo se questo significa poter stringere e baciare più a lungo il mio concubino, la mattina…e la notte. Ho sempre tempo per chi amo…fossero anche due minuti per scambiare due righe o due parole. E’ una brutta abitudine che non voglio perdere mai.