giugno 2007


Esterno. Mattina. Pausa. Discorsi omosex.

G. Certo che Tizio è proprio bbbbello!

T. Mmmmh…più che bello direi bono.

G. Io direi il contrario…più che bbbono, bbbbello!

T. Mah per me non è poi così…..

G. Sai che ccc’è? E’ che secondo me è oggggggettivamente bbbbbbello!

Io. ……?

Si, lo ammetto: non ho fiatato e mi sono anche defilata subito dopo. Avrei voluto dire che niente e nessuno può essere considerato oggettivamente bello dato che la bellezza è una qualità che viene attribuita soggetivamente. Non esistono canoni estetici ma canoni economici, mediatici…canoni per vendere. Il concetto di bellezza cambia con gli anni, a seconda delle culture e dei contesti. E’ evidente che la bellezza con l’oggettività non c’entri niente. Figuriamoci con “l’ogggggggttività secondo me.Il discorso è caduto così, liquidato dall’ ennesima sfida all’addominale più scolpito: si alzano la maglietta ed iniziano a scrutare il ventre dell’ altro rilevando perfidamente sempre un minimo di ciccia. In genere interviene qualche esterno che passando per caso si sofferma decretando il vincitore dell’ addominale “ogggettivamente mejo”! Per me è rassicurante tutto questo: sempre meglio di certi discorsi da goccia sulla fronte o la sfida di salti e piroette. Ops. Scatole ovunque!! Immagino che da sole non si spostino. Si può sapere quanto prende quella stronza di Mary Poppins?? Maryyyyyy!! Can you help me? Supercalifragilisticexpialidocious!

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Capelli bagnati perchè odio il phon. Mi piace che si asciughino in libertà, come vogliono e anche il risultato estetico è migliore. Sono lunghi, lunghissimi. Non so perchè ma ho deciso che li taglio quando torno a Cagliari. Non si tratta ne di un voto ne di una scommessa: semplicemente un giorno ho pensato “e se provassi a non tagliarli per tanto tempo?”. Devo ancora mettermi lo smalto sulle unghie e poi credo che andrò a dormire. Ho passato la serata a finire di svuotare la casa 1: odio il trasloco, lo dichiaro ufficialmente. Uno dei motivi fondamentali è che quello che ti sembra di poter fare in due ore massimo richiederà di fatto il doppio del tempo. Poi durante il lavoro vengo colta da una sorta di mania incontenibile che mi porta a fare tutto con estrema cura e precisione. Non capisco perchè! Sono una principessa io!! In questo momento vorrei un bel massaggio, manicure, pedicure, depilazione e magari anche un hammam. Invece finisco di bere la mia coca light (cena mooolto frugale questa sera…quasi inesistente) e vado a letto. Domani, alle 10, mi aspetta l’ultimo giorno di stage e poi una bella serata d’amoreeee!

Sono delle belle giornate queste, nonostante il tempo non proprio buono e non proprio caldo molto fuori stagione (posto che ancora esistano…). Sono belle giornate di nuove facce, di cose interessanti da imparare e di contesti differenti. Sento che le cose prendono la piega giusta e sperimento, ancora una volta, che l’ insistere e il non abbattersi consegnano puntuali i loro risultati. Certo non canto vittoria, si tratta solo dell’ inizio e sono sicura che collezionerò qualche delusione e che mi si atteccheranno addosso nuove difficoltà. Eppure oggi mi sento bene perchè realizzo quanto bene faccia e quanto forte ti renda REAGIRE. I giorni scorsi altalenavo tra belle sensazioni e momenti di completo smarrimento. Devo ammetterlo: ho dubitato di me stessa, ho temuto di lasciarmi invadere dalla “timidezza” nel sentirmi straniera e scoraggiata senza riuscire ad imporre la mia testa dura. Sembra un’idiozia ma è come sentirsi svuotati del proprio carattere e della propria personalità. Ho dubitato, ho pensato di essermi persa chissà dove. Ho fatto male…a dubitare: perchè in realtà c’ero anche in quei momenti e stavo predisponendo ogni cosa per la reazione. Ed eccomi qui felice come se avessi vinto una partita a tennis contro ogni pronostico. Bentornata, mi dico, ed ora visto che ci sei vediamo di combinare belle cose. Posso cambiare casa, posso cambiare città, lavoro, amici, vestiti, tenore di vita….ma so che io ci sono sempre e su questo posso contare e su questo devo puntare.

 Sono rientrata a casa con un bel mazzo di fiori, regalo dei miei amici L, R e la piccola M che domani ripartono dopo una settimana parisienne. Abbiamo cenato insieme e ci siamo raccontati tanto, come del resto abbiamo fatto sempre in questi giorni. E’ bello ritrovarsi anche altrove; forse i saluti, gli abbracci e gli incontri diventano più speciali. E’ bello sapere che qualcuno sarà sempre felice di rivedermi quando torno a casa e che avrà voglia di venire a trovarmi, ovunque io sia. E’ meno bello che alcuni rapporti non reggeranno alla distanza, rivelando una debolezza nel legame. Del resto l’amicizia non è tale fino a che non viene messa alla prova, come una sorta di crash test; e per una come me è molto più importante scoprire come stanno le cose piuttosto che lasciare che vadano spinte da una corrente favorevole.

 Sto facendo uno stage con un regista molto bravo e queste giornate di lavoro diverso mi regalano nuovi spunti, nuove conoscenze e anche nuove consapevolezze. Sto facendo il pieno di bellezza perchè quando le persone hanno storie da raccontare ed esperienze da regalare sono stupende.

Sto bene per come riesco a non lasciarmi intaccare dai problemi: ogni volta che ne sorge uno non gli do troppa importanza e mi sa che faccio bene visto che poi in qualche modo rientra da sè senza che io mi sia stressata per nulla. Sto bene perchè sono innamorata. Sto bene perchè ogni cosa che vivo è come la desidero.

Che palle di post che ho scritto…..ma in questa notte frizzante, piena di gente per le strade, nel mio nuovo delizioso appartamento mi sento così in pace che farei invidia al dalai lama.

In questo momento avrei voglia di augurare buona notte a mia mamma (in vacanza in Egitto per un mese, la signora…. 🙂 ) , di scambiare quattro cazzate con i miei fratelli, di abbracciare Lucia. Devo aspettare ancora un pò ma prima di addormentarmi penserò a tutto questo.

Ecco è già l’una ed io come al solito anzichè filare dritta a letto sto a scrivere del niente sapendo che domani svegliarsi sarà dura visto la giornata intensa che mi aspetta. Questo è quanto, passo e chiudo.

Mi manca di Cagliari il mare, le belle giornate di sole e di vento, il lungomare, le salite e le discese, la semplicità di avere tutto ad-un-quarto-d’ora-massimo  di distanza.Di Cagliari mi mancano soprattutto mia mamma, i miei fratelli, i pranzi tutti insieme a parlare per ore con Ares che abbaia se si alza troppo la voce. Mi manca la certezza di incontrarsi domani o dopo senza dover pensare alle ferie, ad aerei da prenotare e coincidenze da trovare. Mi mancano certi amici, certe amiche e le lunghe chiacchierate notturne, i caffè pomeridiani, le camomille la sera. Mi mancano certe domeniche cagliaritane di niente e di noia passate tra the e cinema in mancanza d’altro da fare tanto scontate ma anche tanto rassicuranti nella loro schiacciante banalità. Mi manca Zap con il suo mondo…un mondo completamente fuori corde per una città del genere. Una città che definisce tutto ciò che non riesce a comprendere strano. Non mi mancano di Cagliari gli edifici orrendi, l’architettura assente, il cemento predominante sul verde. Non mi manca il traffico intenso e incasinato nonostante i pochissimi abitanti segno evidente che non si riesce ad organizzare nemmeno una cosa tanto semplice. Non mi manca di Cagliari l’inettitudine e l’indolenza dei suoi abitanti sempre pronti a contestare e a lamentarsi ma così immobili e qualunquisti. Non mi manca la provincialità e il senso di inferiorità che si respira in tutti i locali più fighetti; non mi piace la banalità di chi non ha mai vissuto oltre il suo solito metro quadrato sardo e si atteggia a grande conoscitore del mondo e dispensatore di verità assolute. Non mi manca il poco senso di indipendenza e autonomia delle persone, la scarsa capacità che hanno nel prendere nelle proprie mani la vita. Quelli che fanno mille discorsi sul “mi piacerebbe fare questo e quello…” ma l’unica energia che utilizzano è quella per esprimere tale frase, non realizzando nessun progetto. Non mi mancano quelli che credono che la vita di una persona debba corrispondere a tappe prefissate: lavoro fisso, mutuo, casa di proprietà, matrimonio, figli…non rendendosi conto che non possono definirle “sogni nel cassetto” perchè si tratta di cose che nella vita accadono o meno senza togliere nulla a quello che siamo. Come può un figlio essere un sogno, un’ambizione? Puttana Eva….un figlio è una persona, è un essere umano…non è qualcosa che può riempire le nostre frustrazioni. Ecco, detesto chi vede le cose in questo modo e che guarda con occhio storto chi sceglie per sè qualcosa di diverso. E a Cagliari tutti guardano con occhio storto chi si dimostra un pò più libero, chi ha voglia di fare qualcosa e prova a farlo…. oltre allo stare alle palmette in attesa che un’ennesima giornata di sole finisca. Non mi piace la difficoltà che le persone incontrano nel creare nuove cose, con lo scetticismo, l’ignoranza e l’ invidia che gli si ritorce contro. Odio il clientelismo che infesta qualsiasi settore lavorativo…qualsiasi! Odio la poca voglia di voler cambiare le cose perchè tanto tutti…anche il più sfigato…ha ad aspettarlo a casa un figlio, un cane o una ragazza a cui pensare. Non mi manca il divertimento scontato sempre uguale da decenni e decenni: soliti locali, solite formule e soliti organizzatori…tutto identico ancora prima che nascessi! Detesto le scarsissime possibilità di lavoro, i call center dilaganti, la totale mancanza di professionalità. Siamo nell’era della globalizzazione, di internet e forse qualcosa anche nella ridente cittadina si è svegliata ma, che lo si voglia o no, la Sardegna continua ad essere 30 o 40 anni indietro rispetto al resto d’ Italia (che già è arretrata rispetto agli altri Paesi…). Non parlo dell’ultima moda in voga, delle novità cinematografiche…queste cose arrivano in tempo reale, ovviamente. Parlo della mentalità della gente, della lentezza che avvolge ogni cosa, delle infrastrutture assenti. La Sardegna è così…chiusa in sè stessa: penalizzata e protetta allo stesso tempo dal mare. Chi ci vive si professa penalizzato ma in fondo si sente protetto: gli manca totalmente il confronto con il resto del mondo, non si mette in gioco e conosce solo poche e semplici logiche che regolano il proprio metro quadrato sardo.Non mi mancano le amicizie che vanno avanti per inerzia, quelle di persone che vedi tutti i giorni e a volte pensi pure che siano amiche ma poi ti accorgi che mettendo tra te e loro tempo e kilometri l’amicizia è davvero un’altra cosa. Non mi manca il maestrale forte e noiso. Non mi manca quello scazzo nell’uscire e sapere di trovare le solite cose e le solite persone. Non mi manca il confrontarmi con persone che non hanno nulla da rivelare e le conversazioni che non inizieranno mai con il “where are you from?” perchè tanto siamo tutti nati e cresciuti nel metro quadrato sardo accanto.Non mi manca la lentezza della città anche quando tu sei veloce. Non mi manca l’arrendevolezza dei sardi che hanno sempre permesso che qualche padrone mettesse loro il giogo. Oggi come migliaia di anni fa, è sempre la solita storia. Ma fino a che ci saranno sardi che si accontenteranno godendo di un bagno al poetto dopo l’ufficio ritenendo di essere i più fortunati al mondo….beh…..nemmeno ne parliamo, no? Forse sono troppo critica con la mia terra d’origine ma lo faccio consapevole dell’ amore incondizionato che provo come una figlia con la propria madre. So da dove vengo e quando me lo domandano spiego sempre che arrivo dalla Sardegna e non proprio dall’ Italia  🙂 Non manco mai di farlo, di spendere una buona parola a favore della mia città, di insegnare una parola in sardo. Ma sono tanto, tanto arrabbiata perchè nascere in Sardegna è quasi un handicap. Te ne accorgi solo quando vai via. Ce la possiamo cantare e suonare sulla bellezza dei paesaggi, sulla schiettezza della gente, su una certa qualità della vita  e bla bla bla ma in realtà sappiamo quanto siamo svantaggiati rispetto ai nostro cugini occidentali. Certamente avremmo potuto nascere ancora un pò più a Sud ed ora io non avrei questo PC su cui scrivere queste stronzate e tu non avresti il tuo per poterle leggere. Anzi…forse non sapremmo nemmeno la differenza tra una vocale ed una consonante. Amo la mia terra, tanto. Eppure ora come ora sento la necessità di tornarci solo per gli affetti che ho lasciato e di cui sento la mancanza. Prima o poi andrò via anche da qui ma sento che a Cagliari non voglio più tornarci stabilmente perchè non voglio più provare quella sensazione anche chiamata “ma che cazzo ci sto a fare qui” e non voglio più combattere con l’inettitudine delle persone. Sono nata in un metro quadrato sardo qualsiasi ma non so…ho bisogno di più spazio: sto valutando se l’intero mondo può bastare! 🙂At si biri mellusu

Notavo che nei film il trasloco viene rappresentato in un modo quasi surreale. Il personaggio in questione si sposta con freschezza e senza segnali di affaticamento tra scatole di cartone ben sistemate e riempite appena; indossa vestiti puliti, ha i capelli in ordine, magari un pò di make-up e, perchè no, se passa un amico inatteso ha pure il tempo di preparargli una bella tazza di the da bere in tranquillità, seduti a chiacchierare di argomenti urgenti come, che so….episodi della propria infanzia. Non esistono scatole e borse che scoppiano e nelle quali si cerca di far entrare anche l’ultima cosina; niente ante che si aprono a sorpresa rivelano che non siamo ancora passati da quelle parti a mettere via tutto complicando l’organizzazione logistica di borse e scatole; non esiste che ti chiami qualcuno per prendere un caffè e tu gli rispondi che devi finire il trasloco entro le sette e ti manca ancora un sacco di roba da mettere via…e che hai saltato pranzo, merenda e doccia per finire il prima possibile; nei film non si preoccupano nemmeno di pulire la casa dopo averla svuotata delle proprie cose: evidentemente la rendono così….vissuta. Tutto questo mi affascina e allo stesso tempo mi lascia contraddetta. In particolare mi riferisco ad un film francese che ho visto due mesetti fa “Cambio di indirizzo” in cui si consuma una scena come quella sopra descritta. Si, oggi inizio il trasloco. Diciamo che ho molto tempo perchè terremo la casa attuale fino al 30. Ad ogni modo sabato arrivano degli amici che  ospiteremo qui, nella casa 1 mentre noi staremo nella casa 2. Quindi diciamo che entro domani il più delle cose deve materializzarsi nella casa due anche perchè la settimana prossima non avremo tanto tempo: si sta con gli amici in vacanza, si lavora ed io farò uno stage con un regista che mi impegnerà mattina e pomeriggio. Oggi sono libera e devo iniziare a svuotare l’armadio. Sono anche sola dato che il mio concubino si trova a Cagliari e tornerà questa notte. Domani bisognerà trovare il tempo per fare un sacco di cose insieme! 🙂 Non mi va: c’è un bellissimo sole, mi sento estremamente rilassata e vorrei andare a mangiare in una delle splendide brasserie qui vicino e magari fare una lezione di danza. So già, però, che se ora uscissi senza una meta precisa inizierei a visitare negozi di cosmetici e a comprare cremine, profumini e simili come è accaduto l’altra settimana e questo non è un buon periodo per sperperare! Invece andrà così: mi preparerò un nescafè e mangerò una mela nella speranza che mi assalga la sindrome da massaia permettendomi di fare ogni cosa con una velocità e organizzazione perfetta, impedendomi di sentire fame, sonno, cellulare, PC, stanchezza fino a che non avrò terminato tutto!

Uscendo dalla metro, disdegno sempre le scale mobili: punto sulle classiche scale immobili e infinite, guardo verso l’ultimo scalino e step by step arrivo all’obiettivo senza troppo sforzo. Scelgo sempre la via più lunga o, quanto meno, quella meno scontata. Lo faccio per sentirmi allenata, per mettermi sotto, per sfidare me stessa anche quando potrei scegliere un’opzione comoda. Il punto è che quando si arriva alla fine di un percorso non ci si volta a guardare quanto è stato lungo o insidioso; piuttosto si archivia in tutta fretta alla ricerca di un nuovo obiettivo.

Non è vero che il treno passa una volta sola. Non è vero che una volta perso non ripassa più. Generalmente basta aspettare una decina di minuti ed è fatta. Ho capito invece un’ altra cosa: che spesso si prende il primo treno che passa (per paura che non ripassi più…) e solo dopo un paio di fermate ci si accorge che è quello sbagliato. Si può scendere e cercare di cambiare direzione oppure si arriva a destinazione chiedendosi: “Ma che ci faccio qui? Perchè ho preso questo treno?” In quel momento si è anche fortemente in ritardo per poter andare da qualsiasi altra parte.

A volte si arriva in anticipo, altre volte molto tardi. Ma i treni passano sempre, questo si. La difficoltà non sta nel salire ma nell’ azzeccare quello giusto….che sembra semplice ma non lo è affatto.

Un detto sardo sostiene che “Non esti a sindi scirai in chizzi ma a inzertai s’ora” : infatti non è importante alzarsi presto ma alzarsi all’ora giusta , indovinare il momento. Che detto così uno scuote la testa in segno di assenso e sembra la cosa più naturale del mondo; ma nella vita reale  succede spesso il contrario dato che si tratta di fortuna, di pura casualità , di incastri favorevoli e non solo di buona volontà e determinazione. O no? Sarà per questo che certe cose accadono proprio quando non ci pensiamo e certe altre non avvengono anche se le auspichiamo con forza?

Bene, a questo punto vorrei essere risarcita per i danni morali subiti in anni e anni da cartoni nipponici che mi hanno inculcato la forte consapevolezza che se credi in qualcosa fortemente, se credi in te stesso e bla bla bla il risultato è assicurato. Stronzate! Del resto come si fa a credere che un nanetto come Gigi la trottola possa diventare un asso del basket? Oppure che uno gravemente malato di cuore come Julian Ross possa giocare a calcio? Che Mimi Ayuara riesca sempre a mettere a segno la sua formidabile goccia di ciclone e, soprattutto, che non mandi affanculo il suo coatch quando la prende a schiaffi? E’ quasi come credere che le creme anticellulite o le capsule annienta grassi possano funzionare.

à tout à l’heure!

Mi è successo solo qualche ora fa. Rientravo a casa stanca, musica a tutto volume e pensieri in centrifuga. Mi ponevo domande quantitative e qualitative a raffica del tipo “Da quanto tempo…”, “Quanto ancora…”, “Prima….”, “Come…”, “Fino a quando…”, “Mi piace….”, “Non mi piace”. Mi è bastato guardare difronte a me per trovare una risposta unica a tutto questo domandarsi. Ho proprio guardato avanti, ma non in senso figurato, focalizzando un ragazzo che indossava una t-shirt con su scritto “NO PAST, NO FUTURE….JUST NOW”. Mi è  venuto da ridere e in quello stesso momento sono scesa a “Voltaire”, la mia fermata. Secondo me nemmeno se cercavo con Google selezionando “mi sento fortunato” veniva fuori una cosa così.

à tout à l’heure!!