In Italiano se dici grazie ti rispondono: prego. Di niente.In Francese se dici merci ti rispondono: De rien (di niente, appunto) oppure Vous etes en prie.In Inglese se dici thank you ti rispondo: You’ re welcome. Che vuol dire sei il benvenuto. Perchè?…. 

In Italiano in un discorso formale si da del Lei.In Francese in un discorso formale si da del Voi.In Inglese in un discorso formale di sa comunque del Tu. 

In Italiano si dice tovaglia.In Francese si dice nappe.In Inglese si dice table-cloth. 

 

Ecco, quest’ ultimo termine secondo me, esprime la simpatia e la furbizia degli inglesi nel rendere la loro lingua più semplice possibile: che cosa può essere, del resto, una tovaglia se non il “vestito del tavolo”? Splendidi, semplicemente. I tempi verbali sono giusto un paio e intercambiabili a seconda delle esigenze. Anche certe frasi possono essere riciclate e, per badare al massimo risparmio, se una parola ha sette lettere forse se ne pronunceranno massimo tre!!🙂  Impossibile non stimarli.I francesi invece sono molto cordiali e l’attenzione e la delicatezza che hanno con l’ interlocutore è quasi commovente. Ancora un pò si danno del “voi” anche i bambini a meno che non si decreti di comune accordo “on peut tutoyen”. Insomma è una lingua piena di specchietti per le allodole, forse, ma conquista perchè fa sentire importante l’ interlocutore. L’ italiano, beh…..cosa dire? Dovrei sentirlo con le orecchie di un inglese o di un francese🙂 Diciamo che sicuramente ha un bel suono, ha una grammatica complessa e assortita e forse nelle espressioni è meno attenta e formale del francese. Più pratica, diciamo. Anche se è carente di certi termini veloci. Ad esempio: il distributore automatico di snack e/o bevande viene comunemente detto “macchinetta”. Perchè nessuno ha voglia di dire “ci facciamo un caffè al distributore automatico di snack e/o bevande?” Ecco che allora tutte le cose che necessitano di un nome breve diventano “macchinette”. La macchinetta del caffè, la macchinetta per i capelli, la macchinetta del papi (ma questa è un’ altra storia). Questo termine mi fa pensare alla mia nonna che invece definiva ogni oggetto tecnologico “apparecchio”. L’ apparecchio era il telefono e talvolta il televisore; c’era anche l’ apparecchio per misurare la pressione e penso ogni genere di oggetto non esattamente identificato. 

Pensavo, poi, alla lingua sarda. Tutta un’ altra musica. Una bella musica. Forte. Tanto che spesso anche una cosa dolce detta in sardo sembra un insulto!🙂Mi ha sempre divertito questo fatto. In Sardo, che io sappia, non esiste una parola che equivalga al “prego”(sono pronta ad essere smentita!). Certo ci possono essere espressioni del tipo “chi deu si du paghiri” ma io intendevo qualcosa che lasciasse da parte dio. Forse si dice “de nudda” ? Mmm….mi sembra improbabile.Ad ogni buon conto, so per certo che per il sardo la parola amore non esiste. Tempo fa immaginavo un protosardo nell’ intento di dichiarare il proprio amore ad una protosarda. Ecco, lui ti amo non lo poteva dire perchè ti amo in sardo non esiste. Mi immagino che quei sardi fossero davvero di poche parole. Se volevano una donna la prendevano così…senza troppi ma e perchè. Erano pratici, duri, permalosi, sanguigni. Sicuramente avevano una grande difficoltà ad esprimere a parole certe sensazioni nell’intento di tutelare la dignità dei loro sentimenti. Ma se si parla di insulti…beh…il sardo è la lingua migliore! In Italiano puoi dire: VaffanculoIn Inglese Fuck you 

Ma in sardo puoi dire: Cravarinci in su cunnu e’ mamma rua. Che tradotto (ma ti assicuro che non rende) sarebbe: Vai ad infilarti (ma cravarinci è molto più violento di infilarti) nell’ utero di tua mamma. Che figurativamente parlando….è tremendo, no? Poi ci sono un sacco di varianti e tante altre espressioni sarde mitiche. Ma ora vado a dormire….anzi: minci croccu (ovvero mi corico – da cui nascono poi le espressioni italianizzate tipo: corichiamo insieme?vai a coricare…) 

Mi verrà in mente sicuramente qualche altra riflessione linguistica…. Se vuoi contribuire sei il benvenuto.