Quando esco a piedi non posso fare a meno di usare l’ ipod. Camminare e perdermi nella musica rende il mio percorso molto piacevole. Non posso prescinedere dall’ ipod (o da qualsiasi riproduttore audio…) quando vado in palestra, quando sto a casa e mentre guido, mentre sto in fila dal medico.

Raggiungere una meta qui a Parigi non rappresenta il classico quarto d’ora che a Cagliari ti separa da ogni punto della città. Spesso ci vuole molto più tempo, ci vogliono molti più passi e anche fermate di metro. Non è certamente un problema perchè adoro perdermi nelle mie camminate piene di musica. Spesso arrivo a destinazione che quasi mi dispiace dover spegnere l’ ipod e dover stoppare qualche song che mi piace molto. Spesso dimentico quanta strada ho fatto, quanto tempo è passato…come se la distanza fosse stata minima. Non sarebbe lo stesso senza la musica: avrei il tempo di annoiarmi e di innervosirmi; di pensare a quanto tempo ci impiego e a quanto ne manca per arrivare. Invece no: esco leggera a passo di musica. Canticchio e quasi mi viene voglia di ballare per strada. Immagino, sogno….osservo. E, senza nemmeno accorgermene, sono arrivata.

In definitiva mi viene da pensare che tutti i miei giorni li vivo “ascoltando musica”. Galleggio su ciò che mi piace, non mi oppongo alla corrente dei miei desideri e tutto è così liscio e piacevole. Nemmeno mi accorgo del tempo che passa perchè sto bene e non mi interessa quantificare. Quanti giorni, quante ore, quanti anni…ma che importanza ha? Se si vive non si ha tempo per i numeri; se si vive non si chiede mai QUANTO ma COME e PERCHE’. Non mi importa quanti metri quadri ha una casa ma come ci si vive, come ci si sta. Non mi importa da quanto tempo dura una storia ma come è nata, perchè continua, perchè la si sceglie ogni giorno. Non mi importa quanto tempo manca per raggiungere un obiettivo perchè la mia attenzione preme sul come raggiungerlo, come arrivarci. Davvero non mi importa quanti anni biologici hanno le persone ma come vivono, come pensano e come osservano. Allora guardo indietro e non penso a quanti mesi sono passati o a quanti anni….semplicemente rivedo le cose che ho fatto, le volte che ho pianto, quelle in cui sono stata felice.

Vedo, invece, che la quantità preoccupa, paralizza, crea conflitti. Ci sono persone che si sentono ‘diventate grandi’ e per questo ritengono di dover sorvegliare il QUANTO che invade a affoga le loro giornate. Dicono di sentirsi stanchi e pesanti. Sorvegliano l’orologio, sbuffano ad ogni passo che li separa dalla loro meta. Pensano al futuro, al domani, alla pensione. Contano gli anni trascorsi da, i giorni di ferie che restano da prendere, le ore che mancano alla fine del lavoro. Contano. Contano tutto il giorno. Se gli chiedi COME non hanno tempo. COME ti senti oggi? ‘Ma che ne so…non vedi che sto contando!!??’.

Si potrebbe regalare un ipod a tutte queste persone…..ma dubito che lo stesso possa riprodurre la musica di cui parlo io.