febbraio 2007


Qualcuno compie gli anni e quasi si scusa  e si mortifica per il dover aggiungere 365 giorni alla sua collezione.

Qualcuno compie gli anni e più anni compie, più si sente vecchio.

Vita che si aggiunge alla vita mi chiedo io non è cosa buona?

Qualcuno compie gli anni e pensa che avrà una ruga in più, un corpo più molle e che a volte si sentirà più stanco.

Qualcuno compie gli anni e rimpiange il suo passato, la sua gioventù.

Ma l’ esperienza e le idee non hanno più valore di una ruga? Sentire la propria vita nelle mani e sentirsi padroni delle proprie scelte giuste o sbagliate che siano, non è n* volte meglio di una giovinezza inconsapevole, ottusa e inutile?

Mi sembra così strano rimpiangere una mente limitata, immatura, inesperta quando arrivi ad un punto in cui la tua CONOSCENZA ti protegge, ti tiene stabile e ti fa affrontare le cose con destrezza e sicurezza.

Il rapporto di un giovane con la propria vita prevede quella soggezione e insicurezza che si percepisce arrivando in un posto sconosciuto. Si finge di fare i disinvolti ma ci si guarda attorno cercando di carpire i segreti e i lati oscuri racchiusi nella novità del momento. Questo indubbiamente ha il suo fascino perchè ha il sapore di una cosa che si assaggia per la prima volta.

Chi abita la vita da più tempo entra nelle cose chiedendo ‘cornetto e cappuccino’ e porterà alla bocca entrambi senza nemmeno osservarli (magari leggendo il giornale)perchè li ha mangiati così tante volte che nessun dubbio lo assilla sul ‘come sarà il cappuccino’ e ‘come sarà il cornetto’. Sembra quasi un automatismo, poco allettante. MA. Non credo sia così. Perchè questo stesso “chi” dell’ inizio della frase potrà sorprendersi ogni giorno “di quanto sono buoni anche oggi” e la mattina potrà lasciare il letto meno trafelato pensando che lo aspettano al bancone del bar, il suo cornetto e il suo cappuccino.

L’ incognita è seducente e attrae moltissimo ma non esiste in quanto incognita. Invece la consapevolezza rende le cose possibili, reali, vere. La vita accade ORA perchè è vero quello possiamo toccare e gustare. Ciò che immaginiamo è divertente, distensivo e ci carica di speranza e voglia di fare. Ma si tratta pur sempre di qualcosa che ancora non esiste e forse non esisterà mai.

Il mondo attuale, almeno quello occidentale, non  attribuisce nessun valore alla saggezza. Si tratta di una virtù che può essere acquisita solo con l’ esperienza a patto di avere basi intellettuali e intellettive valide. Pensare alla saggezza mi porta alla mente la frase “andare avanti”.

Il mondo attuale promuove la REGRESSIONE. Pelle liscia come un neonato; spensieratezza esasperata; mollezza e nessuna resistenza al proprio istinto.

E le persone ci credono, si convincono e lottano per essere tutto questo.

Eppure è così elementare, è così palese che queste carattestiche corrispondano al tipo perfetto di acquirente. A chi si può vendere meglio se non ad un ebete, privo di coscenza e di idee, privo di carattere e incapace di saper scegliere, assolutamente sedotto dal principio SONO quello che HO, DIVENTO quello che compro?

E’ molto più complicato vendere qualcosa di assolutamente inutile ma molto costoso a chiunque abbia raggiunto una certa CONSAPEVOLEZZA su come vivere la propria vita e/o a chiunque abbia imparato ad usare la testa e non solo le pulsioni ataviche provenienti dal basso.

OHHH EhhhhhMAhhhhhh! Scalpore.

E’ così poco trandy  scrivere ‘imparare ad usare la testa’. Le persone che la usano quasi lo fanno di nascosto per paura di risultare troppo intelligenti in un epoca in cui è fondamentale essere degli IDIOTI CARINI e possibilmente MOLTO IMPEGNATI.

Ad ogni buon conto, come già espresso sopra, non è lo scorrere degli anni che attribuisce ad honorem certe doti mentali. Ecco spiegati il fenomeno che dilaga sempre più degli eterni peter pan (o presunti tali) che affollano discoteche e si travestono da super giovani alla soglia dell’ età pensionabile. Questo è un esempio molto semplicistico per rappresentare un certo gruppo di persone che fuggono dalla vecchiaia, dalla saggezza e dall’ esistenza (congelando e vivendo come in costante loop un solo tipo di esperianza) e, molto più probabilmente, da sè stessi.

Mi chiedo se sia così sensato che tra una ruga sdraiata per tutta la lunghezza della fronte e un pensiero compiuto, una certezza assodata, una capacità di ragionare e vedere le cose con occhio esperto e consapevole si scelga di rinunciare alla prima. Quasi a dimostrazione del fatto che una fronte liscia dietro la quale non risiede nulla sia quello di cui gli uomini hanno davvero bisogno per continuare a sentirsi parte del mondo.

La spiegazione più plausibile è che da idioti, forse, si vive meglio. Ma questo dovrei chiederlo ad un idiota anche se non credo capirebbe. 🙂

Provo una tale ammirazione per i vecchi ( e non sto certo pensando a Sean Connery…!). Mi piace osservare la pelle grinzita intorno agli occhi che brillano di più perchè di più hanno visto. Mi piacciono soprattutto le donne di una certa età (escluse quelle plasticose rifatte alla Sofia Loren che non stimo per nulla) che trovano un equilibrio invidiabile tra le cose che fanno, che hanno fatto e quelle che faranno. Vederle superiori a certe forme di competizione che solo le donne riescono a creare. Vederle amiche anche di ragazze più giovani e quasi sollevarle dall’ idea che crescere significa sparire, smettere di esistere. Ho degli esempi concreti nella mia vita, persone, amiche che conosco che ti fanno quasi venir voglia di superere presto i 50.

Spegnere le candeline su una torta ancora una volta, è un traguardo (anche perchè l’ alternativa sarrebbe un tantino funesta…), è salire sempre più per guardare le cose da una certa altezza e vederle nella loro reale dimensione.

Sono momentaneamente giovane quindi questo pensiero necessiterà di una revisione più avanti. Credo che la sostanza rimarrà invariata anche se arricchita di tante sfumature che solo invecchiando e vivendo potrò cogliere.

Ad ogni modo, auspico di continuare a pensarla così e cioè che è preferibile buttare dalla barca un buono omaggio per un lifting che un mazzo di capelli bianchi distribuiti a caso su una chioma (anche perchè basta farsi il colore :))

E non mi dire che solo gli idioti non cambiano idea perchè io credo molto più fermamente che siano proprio GLI IDIOTI A CAMBIARE SPESSO IDEA!!

E sia così.

Sono affezionata all’ indolenza della domenica pomeriggio. Quando tutto fuori inizia a diventare più scuro per cadere nella notte. Quando ti svegli con il libro in mano e realizzi che ad un certo punto della pagina sei passato alla piccola e breve morte perdendoti in un sonno involontario, non programmato: per me il miglior modo di addormentarsi. Quando cerchi lucidità in una tazza di tè nero e dopo mezz’ora fai il bis perchè ti sembra sia durato troppo poco. Il tè. O la lucidità.

E’ così….è l’indolenza della domenica pomeriggio. Quando si ridimensiona tutto e le cose brillano sotto la luce artificiale della tua casa sembrando più tue.

La domenica è così…è un giorno normale. Se devi esser SUPER in qualcosa lo puoi essere il mercoledì, il giovedì forse il sabato. Ma di domenica mai.

La domenica è sussurrata, è lenta, è biologica, tranquilla….anziana, forse. La domenica le persone hanno un viso disteso e dei modi meno nevrotici. La domenica si ascolta di più e si urla di meno. Ci si ferma e si respira. E più respiri e più ti viene in mente che dovresti farlo più spesso. E più respiri e più ti viene in mente che l’hai fatto per tutta la settimana ma mai, dico, mai te ne sei accorto.

Per l’ indolenza. Della domenica pomeriggio.

Che rende malinconici, veri, umani.

Quell’indolenza della domenica pomeriggio che ci fa sentire a casa anche se non lo siamo.

Nel tè nero ho aggiunto solo zucchero e una fetta di limone. Giuro.

…HO VISTO:

–         un ristorante che si chiama WOK e che propone piatti preparati con il WOK, appunto;

–         un “anoressica” che passeggiava con un amica e che sembrava avesse appena lasciato un campo di concentramento: doccia, vestiti e in giro per parigi!

–        il “Cafè des anges” pienissimo;

–         un tizio vestito di nero e con un cappello bianco in testa che beveva un caffè e leggeva un giornale;

–         in un tavolino: tre uomini seduti con le gambe accavallate, la testa pelata, l’ aspetto curato che sventolavano le mani e ridacchiavano: senz’ombra di dubbio si trattava di omosessuali dichiarati; simpatici!

–   Un negozio che si chiama ‘Verre’ e vende solo oggettini, collanine e quant’altro fatto in vetro;

–   Un localino che si chiama “Patati Patata” con un sacco di patate in vetrina e con esposto un menù: una patata e una bibita: 6.50 euro. Che vorrà dire? In cosa consisterà il pranzo?Andrò in perlustrazione prossimamente;

–  Un negozio freakettone pieno di candele incensi e vestiti freakettoni e il cartello SOLDES rigorosamente in cartone. Mitici!

–  Il tofu al Naturalia (il mio market biologico….) a 2.50;

–  Un tizio con un orecchino tribale gigante e in legno;

– Un barbone in fila alla cassa che faceva battute simpatiche su una tizia che ha rotto un vasetto di marmellata e io non capivo un cazzo di quello che diceva ma mi mostravo divertita;

–  Un cane fuori da un negozio che apsettava bravo bravo il suo padrone;

–   Un sacco di gente che divorava crepe;

– Un gruppo di ragazzini vestiti in stile gotico ….praticamente dei metallari in fasce;

……nel frattempo HO ASCOLTATO:

– R.H.C.P.: quasi tutto By the Way;

–  Radiohead: un misto tra Pablo Honey e OK Computer;

– Qualcosa di Elton John.

– “Aurevoir , madame..”

….HO PENSATO:

–  che caldo che fa oggi, sembra primavera! Cielo stupendo!

–  Ma quelli saranno gay? Al 90 %….oppure fingono bene.

–  Qui devo venire assolutamente a mangiare!

–  Ma chi le compra queste stronzate di vetro?

-Tu mi sa che bevi troppo vino…..

– Che fame anche io voglio una crepe!

–  Che tempo ci sarà a Cagliari?

– Una serie di ragionamenti impossibile da sviluppare in questa sede

e HO COMPRATO:

– the ceylan e infuso di tiglio;

– i crouton per la zuppa;

–  passata di pomodoro;

–  1 Kg di arance biologiche;

– latte biologico;

–  biscotti al latte non biologici;

–   incenso al fior di loto;

–  una crepe alla nutella

  Dopo tutto questo si è scaricato l’ ipod e sono rientrata a casa.

Quando esco a piedi non posso fare a meno di usare l’ ipod. Camminare e perdermi nella musica rende il mio percorso molto piacevole. Non posso prescinedere dall’ ipod (o da qualsiasi riproduttore audio…) quando vado in palestra, quando sto a casa e mentre guido, mentre sto in fila dal medico.

Raggiungere una meta qui a Parigi non rappresenta il classico quarto d’ora che a Cagliari ti separa da ogni punto della città. Spesso ci vuole molto più tempo, ci vogliono molti più passi e anche fermate di metro. Non è certamente un problema perchè adoro perdermi nelle mie camminate piene di musica. Spesso arrivo a destinazione che quasi mi dispiace dover spegnere l’ ipod e dover stoppare qualche song che mi piace molto. Spesso dimentico quanta strada ho fatto, quanto tempo è passato…come se la distanza fosse stata minima. Non sarebbe lo stesso senza la musica: avrei il tempo di annoiarmi e di innervosirmi; di pensare a quanto tempo ci impiego e a quanto ne manca per arrivare. Invece no: esco leggera a passo di musica. Canticchio e quasi mi viene voglia di ballare per strada. Immagino, sogno….osservo. E, senza nemmeno accorgermene, sono arrivata.

In definitiva mi viene da pensare che tutti i miei giorni li vivo “ascoltando musica”. Galleggio su ciò che mi piace, non mi oppongo alla corrente dei miei desideri e tutto è così liscio e piacevole. Nemmeno mi accorgo del tempo che passa perchè sto bene e non mi interessa quantificare. Quanti giorni, quante ore, quanti anni…ma che importanza ha? Se si vive non si ha tempo per i numeri; se si vive non si chiede mai QUANTO ma COME e PERCHE’. Non mi importa quanti metri quadri ha una casa ma come ci si vive, come ci si sta. Non mi importa da quanto tempo dura una storia ma come è nata, perchè continua, perchè la si sceglie ogni giorno. Non mi importa quanto tempo manca per raggiungere un obiettivo perchè la mia attenzione preme sul come raggiungerlo, come arrivarci. Davvero non mi importa quanti anni biologici hanno le persone ma come vivono, come pensano e come osservano. Allora guardo indietro e non penso a quanti mesi sono passati o a quanti anni….semplicemente rivedo le cose che ho fatto, le volte che ho pianto, quelle in cui sono stata felice.

Vedo, invece, che la quantità preoccupa, paralizza, crea conflitti. Ci sono persone che si sentono ‘diventate grandi’ e per questo ritengono di dover sorvegliare il QUANTO che invade a affoga le loro giornate. Dicono di sentirsi stanchi e pesanti. Sorvegliano l’orologio, sbuffano ad ogni passo che li separa dalla loro meta. Pensano al futuro, al domani, alla pensione. Contano gli anni trascorsi da, i giorni di ferie che restano da prendere, le ore che mancano alla fine del lavoro. Contano. Contano tutto il giorno. Se gli chiedi COME non hanno tempo. COME ti senti oggi? ‘Ma che ne so…non vedi che sto contando!!??’.

Si potrebbe regalare un ipod a tutte queste persone…..ma dubito che lo stesso possa riprodurre la musica di cui parlo io.

Una delle domande che mi piace fare alle persone è: ‘quanti caffè bevi al giorno?’

Intendiamoci, non si tratta della prima cosa che chiedo e tantomeno lo chiedo sistematicamente. Però, se in qualche modo si arriva a parlare della bevanda scura, la curiosità che più mi pizzica è conoscere il numero dei caffè che generalmente il mio interlocutore assume durante la sua giornata.

Certamente è una domanda banale ma, per quanto mi riguarda, non significa solo acquisire un particolare in più della quotidianità altrui.

Il caffè non è solo una bevanda. E’ soprattutto un momento;

un momento di pausa nella giornata; una ricerca disperata di lucidità, di carica; un modo come un altro per tentare di sconfiggere il sonno. E’ una cesura precisa a fine pasto che ne decreta la fine o che ne prolunga il piacere…dipende dai punti di vista. E’ un modo per incontrarsi, un pretesto per parlare, per stare insieme.

A volte, prendere un caffè significa rimandare o prendere tempo; creare un momento preciso in cui trovare il coraggio o, semplicemente, la voglia di iniziare a fare qualcosa. A chi non è capitato di prepararsi un caffè prima di iniziare a studiare (provandoo un’avversione totale e sperando in un’ improvvisa ispirazione nella tazzina)? O prima di iniziare un lavoro noioso? Si, perchè il caffè non è solo quello che si beve. Il caffè è passare sotto l’ acqua la caffettiera, riempirne la base con il giusto livello d’ acqua, aprire la scatola e sentirne il profumo diversissimo da quello che berrai, dosare meticolosamente ogni singolo cucchiaino di moka per non rovesciarla sul piano, chiudere e mettere sul fuoco la caffettiera e, infine, aspettare. Solo qualche minuto: il tempo di una pausa appunto; di un pensiero; di un progetto per una giornata che andrà sicuramente in modo diverso da come la si è programmata.

Io credo che il caffè nemmeno mi piaccia. Non ci metterei tutto questo zucchero altrimenti! Però mi piace prenderlo, il caffè. Per tutte le ragioni che ho esposto prima e per una ancora più fondamentale: adoro l’ effetto della caffeina che mi rende lucida e scattante. Quindi sapere quante tazzine ne bevano gli altri mi aiuta a sentirli più vicini, ad immaginare la loro giornata, la loro tristezza o la loro euforia. Mi aiuta a capire quanta carica cerchino o quante volte sentano il bisogno di bloccare il tempo e dedicare a sè stessi qualche minuto.

Sommo Giove!! (indovina a chi si riferisce la citazione). Ma che ho scritto?

Te lo spiego io: si è rotta la caffettiera ‘casteddaia’ e da diversi giorni non bevo caffè. Al più presto acquisterò una caffettiera elettrica perchè ordinare un caffè nella maggior parte dei bar o ristoranti di Parigi è poco indicato….diciamo che il risultato lascia un pò a desiderare.

Insomma…..se lo fai, un goccio lo bevo anche io! 🙂