Oggi è uno di quei giorni freddi esattamente come l’idea che hai di un giorno freddo a Parigi. Uno di quei giorni in cui non basta il maglione, non basta il piumino, i guanti, gli stivali: più cammini più ti sembra di avere più freddo. E’ uno di quei giorni in cui sembra che ci sia anche meno caldo dentro casa; uno di quei giorni in cui preferisco leggere un libro a letto e studiare francese piuttosto che curiosare tra le strade affollate.

Mi piace che qui ti salutano tutti. Forse per un eccesso di cortesia ed educazione ma devo ammettere che entrare in un negozio, salutare ed ottenere risposta non solo dal negoziante ma da tutti i clienti che ci sono è simpatico; è simpatico anche che quando al ristorante i tuoi vicini di tavolo vanno via non mancano di augurarti “bonsoir!”, così come i vicini di casa mai visti, o qualcuno che incontri per strada. E’ una cosa che non ti aspetti in una grande città come questa e se ci pensi è molto rassicurante perchè significa che la gente ti vede, ti osserva e perde 10 secondi a dedicarti un saluto con tanto di sorriso. Fatto che, a quanto mi risulti, in città meno estese come Cagliari non avviene: la gente osserva molto…questo si. Forse anch più di quanto le competa!

L’ altra mattina mentre camminavo per strada addentanto un pain au chocolat una vecchina mi ha augurato: “bon appetit mademoiselle!”

Credo che per conoscere un nuovo posto sia necessario MANGIARLO. Il mio primo approccio con i posti che visito è sempre di natura culinaria. Più assaggi e provi più conosci ed entri nelle abitudini del luogo.

Parigi ha un sacco di sapori. Mangiare Parigi non è mangiare solo la Francia: è mangiare il mondo! E’ la città europa dove si incontrano più culture ed etnie e ognuno porta del suo cibo. Quindi è facile mangiare un giorno tibetano, un giorno indiano, un giorno koreano, un giorno thailandese e così via.

Ho imparato che le crepe migliori le fanno i greci e i messicani; che la raclette deve essere assaggiata almeno una volta nella vita; che nelle boulangerie ci sono i dolci più deliziosi che abbia mai mangiato; che la pizza qui proprio non la sanno fare ed è meglo che non la facciano.

Contrariamente alle mie aspettative non c’è molta attenzione per i vegetariani; a volte fanno anche una faccia strana se chiedi una baguette senza ‘jambon’ e in ristorante non sempre c’è molta scelta o disponibilità per chi non mangia carne.

I negozi fanno orario continuato e chiudono alle 19. Non un minuto più tardi. Nonostante le strade si svuotino si vedono in giro moltissimi anziani…vecchi….relitti!

Mi capita spesso di incrociare vecchiette (ma vecchie di almeno 90, giuro!) vestite eleganti, truccate, i capelli bianchissimi e due buste di spesa per mano!!

Mi piace questo fatto: i vecchi non stanno chiusi in casa davanti alla tv, hanno cura della propria persona (con risultati, a volte, comici) e li vedi in metro, nelle strade buie anche la sera o in orari considerati a rischio.

Inizio ad ambientarmi; a non controllare più la mappa, a ricordare le fermate e le linee della metro e dell’ RER.

Ho capito che qui il s’il vous plaIit è molto importante e deve seguire qualsiasi richiesta; come immancabili sono il ‘bonjour madame’ ‘aurevoir monsieur’ e non il semplice saluto. Poi in confidenza per salutare quando si va via si dice ‘ Ciao’! Strani questi francesi…..

Spesso entro nei caffè a volte con il PC se c’è una wifi a disposizione. Mi piace vedere che in tutti i tavolini c’è chi studia, scrive legge o naviga come me.

Il francese inizia ad essere meno insidioso: riesco a capire quasi tutto quando leggo ma nel parlato e nell’ ascolto sono ancora molto lenta!

Una delle frasi più inflazionate per me è: Je peu avoir encore du sucre, s’il vous plait? Beh..non poteva che essere questa🙂

Stare qui è bello ma ovviamente non mi sento ancora a mio agio. Cerco di immaginare quando arriverà quel giorno, quando ogni cosa mi sembrerà familiare e semplice, quando tonrnando qui mi sentirò a casa mia. Arriverà mai questo momento?

Cammino molto per queste strade immense e piene di tutto. Molti passi, ipod ‘di serie’ e moltissimi pensieri. Incastrarsi in una vita qui non è meccanico anzi…è molto complicato. Questo lo sapevo e so anche che passerà del tempo prima che mi possa sentire di nuovo IO. Mi spiego: in questo momento sono molto limitata dalla lingua, per esempio. Non potermi esprimere con la lucidità e velocità di pensiero che ho in italiano è invalidante sul lato della personalità! Prova rifletterci. Per uno straniero sei un TU più idiota perchè ti esprimi come un bambino di 6 anni e non sai minimente trasformare in parole un’ idea e un pensiero che non vadano oltre le frasi standard. E’ curioso, no? E’ come sentirsi privati di una parte fondamentale di se stessi. Ma è una fase e cercherò di superarla più in fretta che posso perchè voglio essere MariaLuisa al 100% anche a Parigi.

Avrei voglia di vedere Cagliari. Parlare con mia madre, i mei fratelli, i miei amici….senza la fretta delle chiamate al cellulare e senza la staticità delle email che scrivo. Allo stesso tempo ho paura di tornare. Mi sento ancora “troppo là” e il distacco sarà doloroso ogni volta. A volte ci penso e mi sento sola. Ma ora non potrei in ogni caso: devo assestarmi, trovare una casa definitiva e poi si vedrà.

C’est difficile, c’est dur! E sarà una grande prova. Del resto sono passati poco più che venti giorni!

Beh….: patate al verde e involtini primavera: stasera si mangia a casa!