Cielo chiarissimo. Temperatura mite se pensi che è 5 dicembre. Un biglietto di sola andata e il cuore pesante. Stamattina non controllo le lacrime e ho deciso di lasciarle andare come vogliono. Del resto c’è una grande dignità nell’ emozione che si prova quando si va via. E’ sempre più difficile di come lo si aspetta. Forse perchè quando immagini vedi delle figure fredde, le vedi con gli occhi della testa. Quando le vivi le senti in ogni centimetro di pelle e le vedi con gli occhi che hai dentro. E’ viscerale, è tutto nella pancia, nello stomaco. Non sei mai troppo pronto…non sai mai esattamente cosa ti aspetta. Se non fosse così non potrei essere viva.

Mi porto via i vostri abbracci, le vostre parole, il vostro affetto difronte al qual mi riscopro impreparata. Credo che ogni persona dovrebbe avere almeno un momento come questo durante la propria esistenza. Un momento in cui guardi negli occhi di quello che sei e scopri quanto sei legato alla tua terra, ai tuoi amici, ai tuoi fratelli, a tua madre. Un momento in cui scopri che la forza nasce dalla vulnerabilità e dalla capacità di lasciarsi attraversare e tagliare dalle emozioni senza opporsi, senza resistere ma cercando di sentire ogni spasmo di vita che ti scuote. Forse il corpo serve a questo: a creare una dimensione materiale alle emozioni, ai sentimenti.

Sento gratitudine, gioia, dolore, colpa e mi bruciano gli occhi. Accarezzo ogni angolo di questa città, bevo tutto il mare, respiro tutta l’ aria che posso; bacio e stringo forte ogni mia amica o amico, i miei fratelli, mia madre….tutti, davvero tutti quelli a cui sono legata. Mi sento ricchissima, miliardaria….e lo sono!! Tutto quello che vivrò e che vedrò sarà anche per voi, sarà anche vostro. Porto con me ogni attimo, ogni momento vissuto qui. Certo, la macchina è carica ma dentro di me c’è ancora tanto spazio e voi starete la. Sempre con me.

E’ ora di andare. Il viaggio è lungo….molto più della distanza spazio temporale tra Cagliari e Parigi.

Aurevoir