Preparo una valigia. Ci metto rametti di mirto, sabbia dorata e un fenicottero. Porto con me anche il vigore del mare forte e impetuoso che si scaglia sulla battigia; ma anche piatto e sereno quando può esserlo. Infilo un pezzo di cielo chiarissimo e la luce che il sole riesce ad avere solo qui.

Conchiglie, foglie d’ alloro, cespugli riccioluti, gabbiani inquieti, rocce splendide, acqua chiarissima; ci metto il fondale del mare, le pietre e il profumo della mia terra. Quel profumo che sento tutte volte che scendo dall’ aereo. Quel profumo che mi manca quando sono lontana e che mi fa sentire a casa quando lo inspiro a pieni polmoni.

L’ isola me la porto dentro, non ho scelta. L’ isola sono io. Lo sarò ovunque andrò: un isola dell’ isola. Sarà come uno strappo forte e doloroso. Sarà come essere sottratta al nutrimento di un seno da cui ho bevuto ingorda per anni. Sarà come sentirmi nuda, senza protezione.

Potrò chiudere gli occhi in qualsiasi momento e davanti a me avrò le immagini che cerco e sentirò i profumi che desidero.

Chiudere quasto bagaglio è molto difficile bisogna stipare tutto con fatica e andare.

Andrà tutto bene. Non c’è motivo di preoccuparsi:

l’isola sono io.