E’ il titolo di un libro di Tabucchi che si addice decisamente al mio stile di vita anche se poi il libro tratta di tutt’ altro.

‘Si sta facendo sempre più tardi’ è ciò che penso tutte le mattine quando esco per andare al lavoro, quando sono ancora sotto la doccia nell’ orario prestabilito per un appuntamento di qualsiasi tipo, quando mi chiamano per sapere che fine ho fatto.

Ritardataria cronica. Credo si tratti, in qualche modo di una malattia. E se così fosse, io ne sono affetta in forma grave, gravissima, incurabile. METASTASI.

Forse anche tu hai subito un mio ritardo clamoroso e sono certa che mi avrai maledetto fino alla fine dei miei giorni durante l’ attesa interminabile.

Ti chiedo scusa perchè so che la vivi come una mancanza di rispetto ma ti assicuro: posso spiegare!

Ho sempre fatto tutto all’ ultimo: preparazione di esami, decisioni, valigia prima di partire…. Trovo estremamente adrenalinico inseguire il tempo e trovarne anche quando è finito quello a disposizione. Ti sorprende la lucidità che acquisti, la concentrazione che si fissa e lo sprint impegnati per il recupero.

Tutte le volte che ho preparato un esame ricordo che le ultime ora dedicate allo studio erano le più efficaci e produttive…più di una settimana in relax ben programmata.

Saltano fuori capacità e risorse che nemmeno credi di avere. Se ci pensi bene è quello che succede quando si avvicina la morte, quando lotti con il pericolo per salvarti la pelle: sei capace di fare cose che non avresti mai creduto, sfrutti ogni istante mentre normalmente vivi utilizzando la minima percentuale le tue risorse.

Con la giusta differenza e rapporto….. il ritardo in senso lato mi da un’ ebbrezza di questo tipo, mi fa sentire al massimo dell’ impegno e mi illude di avere controllo sul mio tempo, sul momento. Decido ORA cosa è meglio, cosa voglio. Ecco perchè capita che anche se sono in ritardo non taglio corto una telefonata che arriva inattesa e che mi trattiene a casa 5 minuti di più e la mattina, anche se so che troverò traffico, mi va di accarezzare il mio cane prima di uscire; e ferma al semaforo non guardo a quanti minuti ammonta il ritardo ma osservo le navi, il mare e i gabbiani….perchè mi fa stare bene e quel momento è soltanto mio.

Prendo il caffè

verso lo zucchero (tanto come sempre…)

quindi aspetto … prima di berlo.

Non so spiegarti come mai accada e più di una persona mi ammonisce ‘ma non lo bevi? si sfredda…’.

Vedi…non lo so: è più forte di me: che si sfreddi pure MA IO LO FACCIO DURARE QUANTO VOGLIO!

Sono come il coniglio bianco in ‘ Alice il paese delle meraviglie’ sempre in ritardo e di corsa. Potrei arrivare puntuale, fare tutto per tempo, organizzarmi ad hoc.

Ma ADORO PERDERMI! Anche solo per ascoltare una canzone che mi piace molto, per finire di leggere un libro, per dilungarmi in chiacchiere, per specchiarmi un volta di più, per cambiare idea sui vestiti che ho addosso, per fare l’ ultimo bagno al mare, per ballare ancora un pò.

Ci ho provato, tempo fa, a portare un orologio al polso ma è stato un tentativo fallito miseramente: sistematicamente lo toglievo per poi dimenticarlo chissà dove. Ci ho rinunciato, alla fine, e non porto nessun orologio…anzi è un oggetto che non mi piace e, del resto, addosso a me sarebbe un paradosso!