Questa mattina sono stata ad un funerale.

Cattolico.

Tutte le volte che mi capita di presenziare a funzioni di questo tipo mi ritrovo ad osservare la cerimonia di atteggiamenti che gravitano intorno al defunto: lacrime, abbracci, spasmi, singhiozzi, ‘perchèèèè’….Righe salate sotto gli occhiali scuri e anadatura trascinata, sospirata, china e debole.

Forse sto per scrivere qualcosa che non ti piacerà e allora ti invito a non proseguire nella lettura se credi che il contenuto che segue possa offenderti in qualche modo (come si fa nei siti porno, no?); infatti, per onestà intellettuale, proseguo nella mia riflessione incurante delle conseguenze.

Ai funerali le persone piangono principalmente su se stesse, sulla propria disperazione e fragilità. 

Quanto egoismo, quanta presunzione nel ‘perchè proprio a me’; è morto il MIO amico, il MIO vicino, la MIA nonna….come se si trattasse di una privazione ingiusta di qualcosa che mi appartiene. Eppure si sa dal principio che il gioco è questo, funziona così: non ci è dato sapere ne come ne quando.

Eppure capita di leggere: ‘prematuramente scomparso..’ ‘ troppo presto si è spento il caro…”

Ma prematuramente rispetto a quale valore dico io? Esiste un’ età traguardo oltre la quale è lecito morire? Forse che andrebbe accompagnato da un più appropriato ‘dopo una vita esageratamente lunga ci ha lasciato….’ uno che muore a 110 anni? Chi o cosa può stabilire che 5 sono pochi, 86 troppi, 68 vanno bene?

Stupore, sorpresa, visi trafelati che gridano alla tragedia!

Non mi pare di aver firmato un contratto alla nascita che mi garantiva il soggiorno in questo mondo per tot anni e in condizioni ottime o, se è successo, davvero non ricordo.

Il punto è che non è mai un buon momento per morire, se ci pensi, e quello che ci incastra è la fottuta PAURA.

Dell’ aldilà? Del buio? Di scoprire quanto si è soli mentre si muore anche se ti tengono la mano in 20?

Io dico PAURA di scoprire cosa significa NON ESSERE.

Non essere quello che sei stato fino a quel momento: figlio, amico, marito, fratello, vizioso, bastardo, infedele, generoso, capo condomino.

Fare quell’ inquietante passo nel buio che ti separerà da quel microscopico cosmo in cui hai gravitato per una manciata d’anni senza poterti portare nulla di tangibile; nemmeno la playstation o il tuo corpo! Per sempre.

Quante volte lo pensi, lo dici, lo prometti…questo ‘per sempre’? Menti sapendo di mentire!

Altro che De Beers…

Morire è l’unico fatto realmente irreversibile che può accaderci.

Tutto cambia e si trasforma. Dalla decomposizione del tuo organismo nasceranno nuove forme di vita (bara sigillata permettendo!)

Ammetto che sia una visione poco romantica ma credo che sia anche la più verosimile.

Sono sempre al funerale. Al centro un anonima scatola rettangolare che contiene un corpo vuoto. Non mi piacciono le bare; sono dei contenitori anonimi. Non amo nemmeno che si mostri il defunto ‘per l’ ultimo saluto’…. magari dopo una straziante malattia o un terribile incidente.

Non vorrei mai che le persone conservassero il ricordo del mio cadavere. Non provare a dire che in ogni caso mi ricorderesti per come mi hai vista nel pieno delle forze e dello splendore; di tutte le persone che ho visto sul letto di morte ho certo un filage di ricordi legati a quando erano in vita che si conclude, però, con l’ ultima immagine che ho di loro: feddi, vuoti e rimpiccioliti. Non vorrei nessun vestito in particolare, non vorrei nessun curioso a pronunciare l’ inflazionata frase ‘ sembra che dorma’ e non vorrei che mi si mettessero le mani giunte sul petto. Mi piacerebbe, piuttosto, che il mio corpo sparisse così come ‘la mia anima’ (il concetto di anima è ricco di insidie ergo lo inserisco tra virgolette); in definitiva preferirei essere cremata e disfati delle mie ceneri come meglio credi; a quel punto e in quello stato non credo che avrò preferenze tra mare, montagna o giardino….

C’è una cosa che davvero non sopporto: l’ applauso che accompagna l’ uscita della bara a fine messa.

Non ha alcun senso, non segue nessna logica se non quella dei presenti che dimostrano, in questo modo, che ‘loro c’erano’ commossi e partecipi all’ ultimo saluto per l’ ‘indimenticabile’.

Non venirmi a dire che l’ applauso è per LUI, non venirmi a dire che si battono le mani ‘come a conclusione di uno spettacolo quale è la vita’.

Estenuante e gigantesca CAZZATA.

La vita non è uno spettacolo. Gli spettacoli di qualsiasi tipo partono da noi e si ispirano alla vita ma non è mai il contrario.

Piuttosto si tende a spettacolarizzare ogni cosa per un narcisismo odioso e ostentato a tutti i costi.

L’ applauso è per i presenti, per il prete, per i parenti, per gli amici….per tutti tranne che per LUI.

E sai qual è la cosa più triste? Che alla gente viene la pelle d’oca con quel battito di mani incessante e si commuove per un sentimentalismo ipocrita quanto inconsapevole. L’ esempio che può illuminarti è molto semplice. Sei sul letto di morte di tua nonna, le stringi la mano per infonderle coraggio e per sentirla vicina ancora un’ istante, ultimo respiro e TAC….andata. Tu e il suo povero corpo. La prima cosa che fai è un applauso? Ovvio che no. Non avrebbe senso.

La conclusione è molto semplice: non si è in grado di attribuire un valore al SILENZIO che in certi momenti è quanto di più alto e davvero profondo possa esistere. Chiudi quella bocca, lascia ferme quelle mani e ascolta in silenzio solenne una vita che finisce; e se riesci, prova ad ascoltare il rumore di un ‘anima’ che se ne va.

E sia così.