Sono stata via da qui e solo ora mi accorgo che è passato un po’ di tempo. Non c’è un motivo particolare, non vi diro’ che non ho avuto tempo come quelli che, facendosi sentire dopo anni, ti dicono: “Avrei voluto scriverti o chiamarti ma non ho avuto tempo”. Diciamo che nei momenti in cui avrei potuto scrivere non avevo nessuna voglia di farlo. Riprendo da questo punto esatto in cui mi trovo, con queste scarpe che ho ai piedi e con questo umore sospeso che resta in perfetto equilibrio tra il felice e l’apatico.  Ho voglia di correre forte e lasciarmi cadere. Ho voglia di ginocchia sbucciate come quando ero bambina. Non so quanto resto ma sono tornata, sono qui.

Me lo becco con la facilità con cui si prende il raffreddore, si insinua come un virus che lavora da dentro partendo dalle basi per poi manifestarsi in tutta la sua forza; io, che non mi ammalo quasi mai, sono invece molto recidiva al morbo del “cambiamento”. Mi viene così spesso che ormai riesco a riconoscerlo dai primi sintomi anche da quelli che, in teoria, non sono ancora manifesti.

Fuori di me è tutto così piacevole, liscio ed equilibrato. Ad esempio, il fine settimana è appena trascorso leggero tra caffé nelle terrazze esposte al sole a parlare di tutto e di niente, cene al giapponese, musica e mojito in un locale simpatico, una sbirciatina alla techno parade che, se anche non c’entra molto con i miei gusti musicali e non, è comunque un evento  divertente; cos’altro? I prati di place de voges a prendere il sole con Mr Juste, coppia di amici più relativo bebé di nemmeno 2 mesi, l’irish pub vicino ad Opera, un bel pranzetto al Maccaroni mentre leggo un libro appena comprato in libreria, le poche ore di sonno, le risate. Ecco, soprattutto le risate. Si, perchè questo fine settimana ero nella fase simpatica; quando sono nella fase simpatica faccio e dico cose divertenti: tutti ridono e si divertono….

Dicevo. Sono giornate in cui fuori di me non si intravede ombra. Ma allora cos’è questo senso di inquietudine che mi si è aggrappato addosso qualche giorno fa? Ci sono dei momenti in cui sento tanta di quella energia da non riuscire a distribuirla bene e altri, come stasera, in cui mi sento stanca, scarica, all’estremo. Non riesco a stare composta a tavola, rido e straparlo, scherzo e gioco come una bambina. Poi basta un niente per innervosirmi ed avere reazioni esagerate in questo senso. Cambio idea,strada e programma in continuazione. Mi continuo a ripetere: vivi il momento.ti va di fare questo? Se la risposta è no…. E’ NO.

Il punto è che sto opponendo una resistenza verso qualcosa che tra poco esploderà. E’ inutile che faccia finta di niente. C’è un nuovo cambiamento in atto ed io dovrei solo lasciarmi andare. Solo che ho paura di portare ad un disequilibrio questa bella realtà che mi circonda, che ho costruito, che ho voluto. Ho paura perchè non so cos’è, non so di cosa avrò bisogno tra un istante. E nel momento in cui lo guarderò, quel bisogno, non riuscirò più a fare finta di niente. Non so che mi succede.

Ma forse sono solo stanca.

 

L’altra mattina ci siamo svegliati abbastanza presto per fare colazione insieme. Ho fatto per prima la doccia e avevo già deciso cosa mettere… eppure quando ho aperto la porta per uscire eri praticamente pronto anche tu! Mi hai chiesto di aspettarti un minuto così saremmo usciti insieme. Mi sono messa a correre e tu mi hai inseguito per le scale perchè volevi un bacio. “Se mi ami, raggiungimi!!!” ti ho detto. Hai iniziato a ridere e hai cercato di trattenermi afferrandomi per il trench perchè non sopporti che ci lasciamo senza baciarci.

Camminavo pensando a te, pensando a noi, a quanto mi sento leggera e felice la mattina. La gente mi diceva buongiorno o mi faceva un cenno con la testa pensando che stessi sorridendo a loro.

 

Invece è a te che sorridevo.

Ho fatto la spesa. Ultimamete fare la spesa, in casa Juste, significa compare latte, biscotti, cereali, panini al cacao ecc per la colazione della domenica e, qualche volta, del sabato. Stavamo pensando di subaffittare il frigo, tanto è sempre vuoto. A volte, mentre decidiamo di comprare qualcosa per cena o per per pranzo ci guardiamo e decidiamo di andare a mangiare da qualche parte. Ci vediamo talmente poco ultimamente che viziarci diventa un obbligo. Ho fatto la spesa, appunto, e ho comprato un sacco di idiozie in un bazar e delle cose serisssssssime in profumeria. Ho due buste piene di colazione (la facciamo insieme solo la domenica ma per bene……), una busta di incensi, candele profumate, un ombrello e una busta con una cipria compatta, una maschera per i capelli e un profumo. Sembrerà un pò superficiale ma è così: spendere mi mette sempre di ottimo umore.

Certo ci sono cose che i soldi non possono comprare.

Ma sono proprio poche.

 

Ed ora, poggiandomi sulla leggerezza di questi pensieri consumistici, mi congedo da questo post. Conpermesso.

Ciao sono tornata. Da una settimana ho ripreso la mia vita parigina dopo aver fatto ciao ciao con la manina alle mie vacanze. Tutto quello che poteva succedere in 25 giorni, di agosto per giunta, è capitato. Ora, senza dilungarmi troppo sulla cronaca vacanziera, posso certamente dire che mentre rientravo con Mr Juste mi sentivo scarica, stropicciata e un tantino stressata. Certamente ho preso un aereo alle 7 di mattina con due ore scarse di sonno alle spalle…(a causa del mio solito brutto vizio di fare tardi la notte, specie se la mattina devo svegliarmi all’alba). Il punto, però, è un altro. Ho fatto il pieno di emozioni e sono successe un sacco di cose importanti che uno proprio non si aspetta di trovare in una Cagliari bollente e desolatamente vuota di agosto. Fatti estremamente positivi o estremamente angoscianti, senza il minimo equilibrio. Esattamente come l’eccessivo caldo soffocante che a tratti lasciava spazio ad un ventaccio certo più fresco ma altrettanto fastidioso. Mai una via di mezzo. L’ho capito da subito che non ci sarebbero state vie di mezzo in queste vacanze.

E mentre io ritrovavo mio padre, Mr Juste perdeva il suo…definitivamente. Mr Juste che in quasi due settimane in Sardegna di abbronzato ha portato a casa solo le occhiaie.

Per tornare a casa nostra abbiamo preso due aerei passando per Milano. E’ stata una giornata fantastica. Non che Linate mi piaccia particolarmente, non che non mi rompa ad aspettare l’altro volo. Ma quel giorno li, fare quel cazzo di check-in è stato un modo per distaccarci dallo stress e dalla trsitezza degli ultimi giorni. Abbiamo comprato non so quante riviste, abbiamo fatto colazione, abbiamo parlato, giocato… Arrivare a Parigi, inserire il mode on francese, prendere la metro, restare sotto ad un fottuto acquazzone finalmente fresco, da dover mettere un maglione, aprire la porta di casa, buttarci nel nostro letto dopo una doccia, bere il the e chiacchierare, andare a cena in una delle nostre brasserie preferite… Tutto questo ha avuto un sapore squisito, il sapore di qualcosa che ti piace e che ti è mancato. Finalmente lui ed io, due giorni ancora tutti per noi senza orari e impegni, senza cene, appuntamenti e programmi. E’ stato questo il rientro alla nostra vita DISORDINATA. Ed oggi, ad una settimana di distanza, dopo 5 giorni lavorativi sinceramente piacevoli e volati via, va decisamente meglio.

A riprova del fatto che siano delle vacanze strane, in questi giorni sto facendo il pieno di emozioni. Ho ritrovato un’amica persa da anni. In realtà mi ha ritrovato lei in un momento in cui mai avrei pensato ad una cosa del genere. Abbiamo preso un discorso interrotto anni fa e abbiamo provato a capire cosa fosse accaduto. Avrei potuto negarmi, avrei potuto dirle che ormai era troppo tardi, che non poteva cambiare una scelta tanto radicale. In realtà darle la possibilità di spiegarmi è stata la cosa migliore che potessi fare. Come sempre, non mi sono imposta atteggiamenti o posizioni particolari e ho lasciato che le parole e le emozioni comandassero. La più grande sorpresa per me è stato constatare che, nonostante tutto, c’è ancora un forte affetto e un forte feeling. Non racconterò i dettagli ma è una bella sensazione trasformare un fatto così rigido nella mia e nella sua vita in un momento morbido e flessibile. Ci vuole poco, a volte. Basta dimenticare l’orgoglio da qualche parte e aprirsi all’idea che dare una nuova possibilità è uno dei migliori regali che si possano fare a se stessi e agli altri.

Sull’onda di questa grande positività che mi avvolge ultimamente e che, evidentemente, raggiunge e contagia è accaduto un altro fatto da segnalare. Vi ricordate qualche post fa che parlai della psicanalisi a tradimento? Ecco. Mio padre, tramite mio fratello, ha espresso il desiderio di vedermi. Senza sbilanciarsi troppo ha proposto una “cena tutti insieme perchè no”. Alla cara pscicologa-compagna di te che mi suggeriva di “vedere mio padre perchè no” risposi che non avevo voglia di fare questo passo, che non ne sentivo il bisogno ma che se lui avesse proposto di vederci io avrei “accettato perchè no”. Detto, fatto. Certo ieri è stata una super cena anche con tante altre persone tra cugini e zii che non vedevo da una vita. E’ stato un bel momento, mi sono divertita, sono stata bene. Mio padre ha invitato me e Mr Juste in barca, i prossimi giorni, chiedendomi se mi ricordassi ancora come si fa una virata. Come no! Mi ricordo anche le urla esagerate che beccavo ad ogni mio errore! Era visibilmente contento di vedermi. Ho conosciuto anche la sua nuova compagna. Anche in questo caso la spontaneità e morbidezza hanno avuto la meglio lasciando che la serata risultasse simpatica e piacevole.

Ieri è arrivato Mr Juste, finalmente. Con lui ha tutto un altro sapore, un sapore più buono. Ho dormito tra le sue braccia dopo una settimana in cui mi sono sentita schiacciata dalla sua assenza nel letto. Prima di addormentarmi ho ripensato a quanto poco ci voglia a superare i propri limiti, a lasciare da parte il rancore per andare avanti. Intendiamoci: sono convinta che certe rotture compromettano per sempre un rapporto. Per quanto riguarda mio padre, ad esempio, ho già ampiamente spiegato come la penso. e non cambio idea. Ma in questo momento sento che ci riesco, che posso mettere il sorriso sopra ogni cosa. Senza tradire o dimenticare i miei dolori e le mie delusioni che restano la, seduti sulle spalle e dei quali ho molto rispetto.

Ora infilo un costumino stiminzito e vado al mare a costruire un bel castello di sabbia.

Sono delle vacanze strane. A tratti non sembrano delle vacanze.

Del resto può essere una vera vacanza il tempo che si passa nel proprio luogo d’origine? Diciamo che un appuntamento inevitabile è quello con il passato. Puoi anche dimenticare di avvisarlo ma tanto lui lo sa che arrivi e ti aspetta gioioso per appenderti alle tue spalle e accompagnarti. Il passato, gentile e coccolone, a volte morde forte.

L’entusiasmo dei primi giorni è un pò scemato e non mi sento più tanto euforica. Anzi, lo confesso e lo dico qui a voce bassissima: ho pensato di anticipare il ritorno o di andare altrove. Non che non sia felice di rivedere amici, parenti e tutte quelle persone che mi sono mancate, intesi. Questo è bellissimo, ne avevo bisogno. Però mi guardo attorno e mi sento di soffocare, a momenti. Mi sento lontana anni luce da certi atteggiamenti. Vedo tutti troppo neri, rugosi e induriti dal sole. Le conversazioni nascono quasi sempre da una critica verso quello che siede al tavolo accanto, da un giudizio per come è vestito quello che passa nel marciapiede opposto. Sembra che per affermare se stessi sia indispensabile disprezzare e sminuire il prossimo. E’ sempre stato così, lo so….di che mi stupisco allora?

Non sono andata via da qui perchè disperata o insoddisfatta, ho sempre amato viverci. Perchè ora mi sento stretta anche all’idea di starci 20 giorni? Ciò che trovo più strano è che nemmeno la forza del paesaggio mi attrae, nemmeno il mare mi emoziona. Tutti si aspettavano che non vedessi l’ora di buttarmi in acqua, di correre in spiaggia. Il mare, qui è un bene preziosissimo. Tutti si aspettano che riprendi a respirare dopo una grande apnea perchè vivono la mancanza del mare sulla tua pelle e si immaginano che ti senti come uno che non mangia da mesi.In realtà io mi sento sazia a tratti anche nauseata per il troppo caldo o il troppo vento. Per il TROPPO o TROPPO POCO che caratterizza questi posti. Non li ho delusi, non me la sento: ogni mezz’ora faccio un complimento all’acqua del mare piuttosto che alla sabbia e so che si sentono meglio. Me ne accorgo anche dalla continua esigenza di sottolineare che loro lontani da Cagliari non potrebbero mai vivere, che loro senza il mare come respirerebbero, che loro quando prendono le vacanze che partono a fare visto che sono già in un paradiso. Perchè mi dicono tutto questo?

Non si spiegano perchè non mi manchi, non riescono a capire come si possa vivere bene in un altro posto se si proviene dalla Sardegna. La verità è che nemmeno io me lo so spiegare. Ho sempre amato e difeso la mia terra, mi sembava impossibile vivere senza il mare e facevo gli stessi discorsi che loro fanno. Ora mi domando come potessi fare quei ragionamenti perchè, per quanto continui a considerare la mia terra un posto bellissimo e per quanto vada orgogliosa delle mie origini, ora come ora viverci mi deprimerebbe.