Sono delle vacanze strane. A tratti non sembrano delle vacanze.
Del resto può essere una vera vacanza il tempo che si passa nel proprio luogo d’origine? Diciamo che un appuntamento inevitabile è quello con il passato. Puoi anche dimenticare di avvisarlo ma tanto lui lo sa che arrivi e ti aspetta gioioso per appenderti alle tue spalle e accompagnarti. Il passato, gentile e coccolone, a volte morde forte.
L’entusiasmo dei primi giorni è un pò scemato e non mi sento più tanto euforica. Anzi, lo confesso e lo dico qui a voce bassissima: ho pensato di anticipare il ritorno o di andare altrove. Non che non sia felice di rivedere amici, parenti e tutte quelle persone che mi sono mancate, intesi. Questo è bellissimo, ne avevo bisogno. Però mi guardo attorno e mi sento di soffocare, a momenti. Mi sento lontana anni luce da certi atteggiamenti. Vedo tutti troppo neri, rugosi e induriti dal sole. Le conversazioni nascono quasi sempre da una critica verso quello che siede al tavolo accanto, da un giudizio per come è vestito quello che passa nel marciapiede opposto. Sembra che per affermare se stessi sia indispensabile disprezzare e sminuire il prossimo. E’ sempre stato così, lo so….di che mi stupisco allora?
Non sono andata via da qui perchè disperata o insoddisfatta, ho sempre amato viverci. Perchè ora mi sento stretta anche all’idea di starci 20 giorni? Ciò che trovo più strano è che nemmeno la forza del paesaggio mi attrae, nemmeno il mare mi emoziona. Tutti si aspettavano che non vedessi l’ora di buttarmi in acqua, di correre in spiaggia. Il mare, qui è un bene preziosissimo. Tutti si aspettano che riprendi a respirare dopo una grande apnea perchè vivono la mancanza del mare sulla tua pelle e si immaginano che ti senti come uno che non mangia da mesi.In realtà io mi sento sazia a tratti anche nauseata per il troppo caldo o il troppo vento. Per il TROPPO o TROPPO POCO che caratterizza questi posti. Non li ho delusi, non me la sento: ogni mezz’ora faccio un complimento all’acqua del mare piuttosto che alla sabbia e so che si sentono meglio. Me ne accorgo anche dalla continua esigenza di sottolineare che loro lontani da Cagliari non potrebbero mai vivere, che loro senza il mare come respirerebbero, che loro quando prendono le vacanze che partono a fare visto che sono già in un paradiso. Perchè mi dicono tutto questo?
Non si spiegano perchè non mi manchi, non riescono a capire come si possa vivere bene in un altro posto se si proviene dalla Sardegna. La verità è che nemmeno io me lo so spiegare. Ho sempre amato e difeso la mia terra, mi sembava impossibile vivere senza il mare e facevo gli stessi discorsi che loro fanno. Ora mi domando come potessi fare quei ragionamenti perchè, per quanto continui a considerare la mia terra un posto bellissimo e per quanto vada orgogliosa delle mie origini, ora come ora viverci mi deprimerebbe.
Agosto 10, 2008 at 2:27 pm
Non sai come to capisco. E’ una sensazione ricorrente ed estraniante. Purtroppo nè il tempo nè i miei lunghi viaggi sono riusciti a stemperare la sensazione di non appartenere veramente a nessun luogo.
Agosto 11, 2008 at 9:57 am
Oh, mia caraaaaa!
Io non vivo a “casa mia” da 10 anni esatti. Dopo dieci anni il periodo di soggiorno massimo nella casa genitoriale si è ridotto a un massimo di 3 giorni. Per giunta, io non ho neppure un mare sardo a cui aggrapparmi. Pensa un po’.
Eppure è difficile, chissà perché così difficile, ammettere che i luoghi, di per sé, contino poco nel bilancio personale. Contano nella misura in cui sono integrati dai sentimenti che sviluppiamo grazie alle relazioni che viviamo in quei luoghi. Secondo me, pensare che un bel mare, un bel sole, una bella montagna, da soli, possano bastarci è riduttivo. In realtà a qualcuno basta anche questo ma quelli sono caratteri poco compatibili con il mio.
Insomma, volevo dire che ti capisco e volevo anche rassicurarti: è normale! Parola di Spa.
Agosto 11, 2008 at 10:57 am
Esatto Andrea. Il punto è proprio questo: si arriva in un momento in cui non si sente il senso d’appartenenza a nessun luogo e “casa mia” diventa un concetto variabile. La teoria sulle radici penso non esiste….oppure a me non sono cresiute radici.
Spa! Mi consola molto questo tuo commento perchè sentire un’empatia e sentire che qualcuno capisce cosa provi senza trattarti da alieno è rassicurante. Hai detto una cosa giusissima: i luoghi e i paesaggi per belli che siano non possono essere detarminanti. Lo ammetto: nemmeno io mi sento compatibile con chi si accontenta di questo!!