Più che modalità invisibile, ultimamente sono proprio NON AL COMPUTER! Stasera faccio un’ eccezione: sono appena rientrata e ho voglia di accendere delle candele, spalancare le finestre e fare una doccia. Ho appena versato del vino rosso in un bicchiere e voglio stare un momento qui a sentire le foglie degli alberi e il silenzio della mia casa.
Sono stata psicoanalizzata a tradimento in un tavolino all’aperto mentre bevevo del the verde. Ora mi sento un pò nuda e imbarazzata. In più ho uno strano senso di nausea perchè le emozioni sepolte, a volte, hanno un retrogusto amaro, specie quelle mal digerite. E’ il rischio che si corre a dividere il tavolo con una psicologa. Certo, non era intenzionale…a volte si entra nei discorsi così, inciampandoci sopra e non si riesce più a capire da dove si è entrati; così è successo a noi. E’ stato interessante e rifletterò sui suoi consigli, anche se si tratta di un argomento che ormai conosco molto bene. Lei stessa alla fine conveniva con le mie conclusioni. In breve: non frequento mio padre da più di 10 anni. Non lo frequento perchè avere a che fare con mi padre è molto complicato: impossibile non ferirsi gravemente standogli accanto come amico, come nipote, come donna….figuriamoci come figlio. Inutile soffermarsi sui dettagli: mi si creda sulla parola quando scrivo “impossibile”. Alla sua domanda “Ti manca” ho risposto che mi manca e mi è sempre mancata la figura di un padre. Quando vedo un papà giocare con la propria figlia mi sembra di assistere ad un miracolo. Il rapporto padre-figlia per me è un mistero. Mi manca l’idea, anche se poi sono comunque cresciuta riuscendo a riempire e risolvere tutti gli insoluti che la mia storia di figlia mi ha lasciato. Anche quando ripenso ai momenti in cui l’ho sentito vicino e affettuoso, non provo nostalgia ma una sorta di distacco.
Ho spiegato che non ho rabbia, non ho rancore, non soffro, non sto male se ne parlo, non c’è nessun problema. Ma non ho nemmeno voglia di prendere il telefono e proporgli di vederci perchè, seppure riuscissi a convincerlo, non ho bisogno che mi faccia da padre ora. Se mi chiamasse lo ascolterei, non lo respingerei….ma forse non accetterei di fargli da figlia. Anche perchè a questo punto non saprei come si fa a fare la figlia.
Ribatte: è comunque tuo padre: questa è forse la frase che mi sono sentita ripetere più spesso e alla quale altrettanto spesso rispondo che per me i legami di sangue, rispetto ai legami che scegliamo noi, hanno solo il peso delle aspettative che noi riponiamo su questo fucking sangue. Un rapporto di sangue, a volte, va interrotto, come capita in amicizia, in amore e in qualsiasi tipo di relazione che fatica ad andare avanti.
Inoltre, in questo momento della mia vita sento che non mi serve,non mi manca, non ne ho bisogno. Non saprei nemmeno come recuperare un rapporto oltre a qualche simpatica chiacchiera sui nostri rispettivi trascorsi.
La piscologa concorda: se non ne sento il bisogno è giusto così. Solo mi ammonisce che tra i 18 e i 35 anni circa, tanti con la mia stessa esperienza ritrovano un equilibrio come io l’ho trovato ma prima ed, evidentemente, dopo saltano fuori nuovi conflitti, specie quando si diventa genitori. Mi invita a tenerne conto….che non si sa mai. Mi viene da dire che ci penserò quando arriverà il momento e continuerò a fare quello che sento, senza fare sforzi ne da una parte ne dall’altra…solo cercando di ascoltare attentamente cosa accade dentro di me.
Conclude dicendomi che mi sono curata bene da sola. Non è stato semplice ma tant’è.
Il vino è finito, la doccia mi aspetta. Appoggio un bacio qui, sull’ultima riga…non dimenticate di portarlo via.
Luglio 17, 2008 at 10:40 am
bel post
Luglio 18, 2008 at 10:46 am
posso farti una domanda? come ti sei curata e come sei guarita dai tuoi perchè?
Il mio perchè il sangue non conti nulla anzi sia la fonte del tormento mi “tormenta” e perseguita senza una risposta.
Luglio 19, 2008 at 10:30 am
e’ bello scoprire di essere diventati saggi ed equilibrati nonostante tutto.
Luglio 24, 2008 at 11:58 am
Bello e ben scritto. molti di noi, e probabilmente tutti, conviviamo con dei traumi piu o meno intensi, che 99/100 arrivano dalla famiglia. Non so se la parola guarigione sia appropriata in questi casi, perche’ queste ferite alla fine fanno parte della nostra persona e contribuiscono a renderci unici.
Forse vanno curate solo quelle che non ci consentono di muoverci a nostro agio nella vita quotidiana, e quindi sono veri e propri impedimenti.
Complimenti acora
A.
Luglio 25, 2008 at 8:02 am
Titolo e racconto che sembrano tratti da un film di Lina Wertmuller!