Uscendo dalla metro, disdegno sempre le scale mobili: punto sulle classiche scale immobili e infinite, guardo verso l’ultimo scalino e step by step arrivo all’obiettivo senza troppo sforzo. Scelgo sempre la via più lunga o, quanto meno, quella meno scontata. Lo faccio per sentirmi allenata, per mettermi sotto, per sfidare me stessa anche quando potrei scegliere un’opzione comoda. Il punto è che quando si arriva alla fine di un percorso non ci si volta a guardare quanto è stato lungo o insidioso; piuttosto si archivia in tutta fretta alla ricerca di un nuovo obiettivo.

Non è vero che il treno passa una volta sola. Non è vero che una volta perso non ripassa più. Generalmente basta aspettare una decina di minuti ed è fatta. Ho capito invece un’ altra cosa: che spesso si prende il primo treno che passa (per paura che non ripassi più…) e solo dopo un paio di fermate ci si accorge che è quello sbagliato. Si può scendere e cercare di cambiare direzione oppure si arriva a destinazione chiedendosi: “Ma che ci faccio qui? Perchè ho preso questo treno?” In quel momento si è anche fortemente in ritardo per poter andare da qualsiasi altra parte.

A volte si arriva in anticipo, altre volte molto tardi. Ma i treni passano sempre, questo si. La difficoltà non sta nel salire ma nell’ azzeccare quello giusto….che sembra semplice ma non lo è affatto.

Un detto sardo sostiene che “Non esti a sindi scirai in chizzi ma a inzertai s’ora” : infatti non è importante alzarsi presto ma alzarsi all’ora giusta , indovinare il momento. Che detto così uno scuote la testa in segno di assenso e sembra la cosa più naturale del mondo; ma nella vita reale  succede spesso il contrario dato che si tratta di fortuna, di pura casualità , di incastri favorevoli e non solo di buona volontà e determinazione. O no? Sarà per questo che certe cose accadono proprio quando non ci pensiamo e certe altre non avvengono anche se le auspichiamo con forza?

Bene, a questo punto vorrei essere risarcita per i danni morali subiti in anni e anni da cartoni nipponici che mi hanno inculcato la forte consapevolezza che se credi in qualcosa fortemente, se credi in te stesso e bla bla bla il risultato è assicurato. Stronzate! Del resto come si fa a credere che un nanetto come Gigi la trottola possa diventare un asso del basket? Oppure che uno gravemente malato di cuore come Julian Ross possa giocare a calcio? Che Mimi Ayuara riesca sempre a mettere a segno la sua formidabile goccia di ciclone e, soprattutto, che non mandi affanculo il suo coatch quando la prende a schiaffi? E’ quasi come credere che le creme anticellulite o le capsule annienta grassi possano funzionare.

à tout à l’heure!

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