Aprile 2007


Certo scegliere è una delle azioni più degne e significative ma essere scelti è davvaero irresistibile. Perchè è bello sentirsi padroni delle proprie decisioni, da morire! Ma è altrettanto bello essere l’oggetto della scelta di qualcuno che stimiamo, di un sogno che inseguiamo. Essere scelti ad un casting, ad un colloquio di lavoro, da un uomo, da una donna, dai propri genitori, dagli amici….Un piacere sottile ma quasi necessario. Alcuni scelgono illudendosi di essere stati scelti. Altri vengono scelti senza che nemmeno si propongano. Altri ancora cercano di non farsi scegliere perchè pensano di poterne fare a meno ma sotto sotto lo fanno perchè pensano che nessuno sceglierebbe mai loro. Poi c’è anche chi viene scelto ma declina perchè sa di poter avere di meglio (grande privilegio).

Diciamo che ogni tre scelte attive dovrebbero essere intervallate da una scelta passiva. Così, per sentirsi meglio, per sentirsi scelti.

Diciamo che scegliere è come partecipare. Essere scelti è come vincere.

L’ importante è partecipare. Per te che non sei stato scelto mai.

Nella vita il vero amore si può mancare se lo si incontra troppo presto, o troppo tardi. In un’altra epoca, in un altro luogo… la nostra storia sarebbe stata diversa.

direi anche:

Nella vita il vero amore si può mancare se lo si incontra troppo presto, o troppo tardi. O TROPPO.

A parte l’ ironia……bellissimo film. Immagini come poesia. Ho voglia di rivederlo… vediamo se lo trovo. Sharing. Non si può?

mais je’ n suis pas italienne pour rien!!! :)

I miei 6 mesi sabbatici stanno per concludersi. Mi rimane una manciata di giorni per prendere atto del fatto che dal 14 maggio questa splendida vita biologica si appresterà a diventare solo un ricordo.

Bellissimo.

Penso che ogni lavoratore dovrebbe dedicarsi un momento simile nella propria vita: si capiscono molte cose di sè, di quello che si fa e che si vorrebbe fare senza che il tutto sia inquinato dallo stress, dalla sveglia, dalle scadenze e tutto il resto che la mattina ci fa dire “ma chi me l’ha fatto fare”. Insomma lo suggerisco vivamente! (per quanto sia possibile farlo). Ammetto di aver avuto un tempismo eccezionale nel vivere questo sabbath nella città più bella del mondo che ha sempre qualche novità o qualche angolo che ho voglia di scoprire e conoscere.  Anche questo suggerirei: allontanarsi da casa propria per un tempo imprecisato ma abbastanza lungo per valutare ad una certa distanza da dove si arriva: si fanno delle scoperte incredibili! Non che non conoscessi la mia città (…i congiuntivi sono in saldi…), questo no! Diciamo che si ottiene un occhio più critico e meno buonista nei confronti di alcuni disagi che in loco non paiono poi così macroscopici come in realtà sono.

Ebbene si. Inizierò di nuovo a lavorare. Anche se, finalmente, farò solo quello che mi interessa veramente. Niente ufficio, niente colleghi depressi e isterici, niente routine alienante. Ho sempre lavorato con la creatività ma in Sardegna i guadagni sono talmente bassi e approssimativi che avere anche un lavoro “normale” è d’obbligo. Ma questa normalità mi è sempre stata stretta. Quindi con il mio contratto a tempo indeterminato (invidiato da molti…perchè non so) ci ho fatto un aereoplanino di carta e l’ho fatto volare nel vuoto. Non certo perchè fosse a tempo inderminato quanto perchè corrispondeva ad un lavoro che ultimamente mi spegneva, mi toglieva, mi schiacciava. Ho sempre sentito stretto quell’ ambiente fatto di persone che concepiscono la concretezza come privazione. Per avere devi togliere. Per essere sicuro devi stare male. No, grazie. Forse siamo in pochi a pensarla diversamente e credo che ci considerino anche un pò pazzi…ma vedi: ritengo che il lavoro non sia solo la sicurezza dello stipendio a fine mese, della busta paga per mettersi il mutuo trentennale, della pensione (…?) ecc ecc. Devi sentirti bene quando lavori, devi sentire l’ esigenza di quello che fai e non solo per il guadagno. Perchè vivere da vecchi quando si è giovani? Mi sembra un controsenso. Ed eccomi qua: avrò una nuova busta paga (anche più generosa della precedente..), avrò dei nuovi orari di lavoro ma potrò sentirmi bene e magari svegliarmi la mattina contenta…come tutte le volte che ho fatto degli spettacoli di teatro, danza ecc ecc. La bambina che c’è in me ringrazia e se ne sta seduta impaziente perchè non vede l’ora di iniziare; e non è più tanto arrabbiata per gli anni che l’ho costretta al compromesso di un lavoro che la annoiava. Lo sanno tutti che non c’è violenza peggiore per un bambino che condannarlo alla noia e alla staticità quando ha voglia di esprimersi e correre!

 Io non so se “volere, potere”, “bisogna crederci” e tutte queste mezze stronzate da bignami spirituale siano vere o meno. Credo, però, che sia fondamentale per chiunque non rinunciare mai all’ ambizione per se stessi e pretendere qualcosa di meglio se non si è più contenti di quello che si fa. Perchè le cose cambiano, com’è naturale, e lo fanno meglio e prima se si ammette di essere cambiati e di avere bisogno d’altro.

PARTE PRIMA

Questa giornata è trascorsa all’ insegna dell’ accidia che dei 7 è uno dei peccati meno auspicabili. L’ importante è riprendersi, direbbe qualcuno. L’importante è peccare, direbbe qualche altro. In questo periodo in cui va molto di moda il centro e la moderazione, mi tengo pronta per sporgermi dall’una o dall’ altra parte dribblando assiomi indissolubili. In caso di errore potrò sempre avvalermi della facoltà del ’sono stata fraintesa’. Ah! Che bella l’ Italia nella sua caduta libera verso il fondo. A voler guardare il lato positivo si pensa: “Ok, peggio di così non si può andare, non ci resta che prepararci alla ripresa” Ma non fai in tempo a dirlo che vieni smentito perchè peggio si può…eccome! A vedere certi servizi sul lavoro precario, sulle morti bianche, sulla mancanza di assistenza sociale, stipendi più bassi d’Europa ad eccezion fatta per i nostri parlamentari mi viene la pelle d’oca (o piuttosto mi girano le palle. Apelle, figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo…). Sentire poi chi ti dovrebbe rappresentare raccontare al parlamento Europeo che “in Italia c’è il sole (come se dalle altre parti mancasse…), la brava genta (…..?), un bel mare…insomma…ci arrangiamo” ti lascia così, senza parole. Non è la trama di un film horror ma mi riferisco a fatti realmente accaduti non troppo tempo fa. Del resto mi sembra più che giusto rispondere con simili motivazioni quando si parla della gestione di uno Stato. Si si. Chi se ne importa del debito pubblico, se gli italiani sono letteralmente schiacciati dalle tasse, se alcuni si impiccano perchè a 50 gli tolgono il lavoro, le mutande, la dignità, se i pensionati di domani (posto che ci siano) vivranno con 400 euro al mese.

Ahahaha! Ma perchè pensare a queste cose tristi. Apri la finestra, lo vedi che c’è il sole? Cambia canale che c’è il gioco dei pacchi: ieri una parrucchiera ha visto 50.000 euro. Serve spensieratezza dopo una giornata di lavoro, di colleghi cazzoni e di scadenze sui pagamenti da fare. Del resto anche oggi un bel piatto di pasta ce lo siamo mangiati. Noi si che siamo fortunati! C’è gente che non ha nemmeno lavoro.

Già. Godendo nell’ accontentarsi del poco che si ha ci si ritrova in mutande….pronti per un tuffo nel nostro bel mare, direbbe il più incurabile degli ottimisti. Ci cascano in pieno, gli italiani. Ecco perchè questa bella fama di idioti che abbiamo nel mondo è tutta meritata. Occhialoni da sole neri, abbronzatura intensa, bei vestiti e tentativo di ostentare una bella vita. Magari con un conto in banca bello rosso e con due o tre finanziare da estingersi nei prossimi 10 anni. E poi? quanti casi di due cuori e uno sfratto ci sono? Quanti bambini non potranno mai nascere perchè costano troppo? Sempre che non nascano e i loro genitori smettano di vivere. Però è bello sapere che il bel teatrino di politici continui a proporci spettacoli esilaranti, buffi e paradossali. Ti immagini un’ assurdità e loro fanno anche di più!

INTERVALLO: pa pa papapa paapaaaaapa pa pa pa pa pa paaaaaaaa (chi indovina di che motivetto si tratta vince un bacio.jpg in allegato).

PARTE SECONDA

Da anni ogni tanto mi torna alla mente uno spot pubblicitario che trovo agghiacciante:

Gioca al lotto. Datti una possibilità.

Perchè non ne hai altre. Si cerca di far passare il messaggio che il pensionato da 500 euro, il 40enne disoccupato, il laurato sfruttato nel call center abbiano anche loro un modo per svoltare, guadagnare un extra con un semplice sforzo di culo (per altro figurato). Il governo ci dice: datevi una possibilità, oh massa di sfigati da 1000-euro-al-mese! (e certi direbbero…magariiii! visto che ne guadagnano 800 di cui 200 in nero). Chiama al milionario, gioca con i pacchi, alle scommesse…. il dito più veloce, il più audace, il più fortunato avrà il MERITO di guadagnare 500.000 euro se non di più. Il governo si tiene il tesoretto perchè non ha senso rendervi i vostri soldi ma tu gioca che magari è il tuo giorno fortunato.Tenta, prova! Alla tv o giocando una semplice schedina; con un minimo investimento (se costante e bisettimanale è meglio) ci si può DARE UNA FOTTUTA POSSIBILITA’.  Se poi oltre ai soldi si auspica anche ad una certa fama allora è meglio cercare di farsi scegliere in qualche reality in cui si peccherà di accidia costantemente per essere osservati da altri accidiosi che a loro volta butteranno via libri e aspirazioni dato che basta essere se stessi (quando si fa colazione, quando si passa la scopa o quando si caga) per conquistare un pezzetto di visibilità. Purtroppo sono escluse le persone con un quoziente intellettivo medio-alto che, ahimè, dovranno accontentarsi dell’ardita strada del superenalotto.Si si. E’ proprio bella l’Italia e si vive proprio bene con tutto questo sole anche se forse da alla testa a qualcuno.  Si vive così bene che me ne sono andata. Si vive così bene che magari un futuro scapperò ancora più lontana!  Sarebbe bello se la Sardegna potesse accendere il motore e spostarsi. Si trova al centro di questo stivale, ma ad una distanza di sicurezza che la rende migliore e peggiore allo stesso tempo. Sarebbe bello se potesse tirare su l’ ancora e come una barca discreta (non certo uno yatch da califfo come quelli che spesso ospita) scegliere un panorama diverso, un mare più calmo e meno affollato di stronzi. Tutto questo dopo aver scaricato un bel pò di gente a mare prima di partire (si accettano proposte di sardi illustri e non per stilare lista d’attesa). Uominiiiiiiii all’ arrembaggioooooooooooo delle possibilità che vogliamo noiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!

E’ la storia della mia vita: accelerazioni, sorpassi e brusche frenate. A volte prendo anche qualche palo e stordita non posso fare altro che ripassare a mente quello che sono, quello che non sono, quello che è stato e quello che non è stato. Così butto giù ogni cosa per poi cercare di rimettere in ordine ogni pezzo.

Intanto, però, vorrei che qualcuno mi chiedesse come sto per potergli rispondere che oggi mi sento l’ultima degli ultimi.

28 gradi. Cielo terso e sole orgolione. Una basca da morire! Possibile che sia già estate? Infatti ieri non è stato molto gradevole gironzolare per due ore, nonostante l’ abbigliamento decisamente estivo . Oggi c’è la maratona. Sono passati accanto a casa mia, in place de la Bastille, ma io a quell’ora dormivo.

Che faccio oggi? Vado a prendere il sole a bordo Senna? Mah…Intanto mi aspetta un ottimo pranzo preparato dal mio cuoco preferito (l’unico in realtà) :)

Mi sono svegliata alle 11 sul mio cuscino francese quadrato. Infatti qui è impossibile trovare un cuscino rettangolare a meno che non sia in lattice o di altro materiale.

Anke all’ Ikea trovi solo federe e cuscini quadrati. Che se ci pensi è scomodissimo perchè sei costretto a tenere anche la spalle sopra ricavando in questo modo una posizione scomodissima. Sono francesi, che ne so della loro logica geniale!

Comunque ho arginato il problema: infilo il cuscino quadrato francese nelle mie federe rettangolari italiane (anzi sarde); certo diventa un pò spesso ma va decisamente meglio.

Bello, a volte, parlare di niente.

“Io no come Totò. Io no essere faccia di culo di parlare francese tentando”

Ecco. Io penso che una mia chiacchierata (ehhh magari…) in francese suoni più o meno così. Lo ammetto: la conversation lascia ancora molto a desiderare a meno che non ricorra a frasi preparate all’ occorrenza. Pensa che quando esco porto sempre 4 o 5 frasi pronte all’ uso a seconda delle situazioni ma accade sempre un imprevisto per cui la conversazione con il mio interlocutore esce dai binari smascherando miseramente la mia vera identità di italiena.

Migliorerò appena inizio a lavorare (il mese prossimo). Mi dico.Ma dove lavorerò si parla inglese. Mi dico.Come fare? Una soluzione troverò to improve my franch.

C’è da dire che questo mio stato attuale di semi-analfabettismo mi rende del tutto solidale con tutti gli stranieri che si trovano in Italia e che parlano come io ora parlo il francese, evidement. Faccio mea culpa per tutte le volte che ho sorriso per gli strafalcioni sentiti. Non conoscere una lingua è tremendo soprattutto quando avresti voglia di esprimere una tua opinione e hai i mezzi di un bambino di 5 anni per farlo. Insomma mi costa fatica rinunciare ad una certa proprietà di linguaggio. Odio poi quando al posto della evve moscia mi viene la erre inglese: significa che mi sto incasinando e che cercherò di aiutarmi con l’inglese che non verrà capito (non so se hai mai sentito un francese che parla in inglese….posto che sappia farlo!!).

Basta! Devo continuare a studiare la grammatica….dopo una tazza di the ovviamente! Anzi no: guarda che ore sono?

Ore 1.30 am: avvistata zanzara dentro casa. Ad Aprile!!?? Il fait tres chaud!! Sembra estate, ho le finestre aperte (da cui entrano zanzare, evidement).

Invece un inviato da Cagliari, noto anche come Miofratello, mi diceva via msn che sull’isola diluvia.

Dopo il bollettino metereologico ti auguro una felice notte, passo e chiudo. Anche le finestre magari se no le zanzare organizzano un festino.

Spiaggia estremamente chiara, vasta e quasi isolata.

Procedo con una fotocamera in mano e una pesante busta piena di inquietudine. La fotocamera mi serve a rubare un’ immagine di bellezza al tempo mentre la busta pesa troppo e vorrei lasciarmela alle spalle sotto un castello di sabbia.

Incontro un vecchio lungo la spiaggia. E’ solo e sono sola. Lui va verso est io verso ovest e ci incrociamo. Non mi saluta e nemmeno mi chiede come mi chiamo. Semplicemente mi ferma e mi dice che porto addosso la bellezza e i colori della mia terra; dice anche che è un vero peccato non rendersi conto che spesso i giorni più belli della nostra vita ci passano davanti lasciandoci indifferenti e solo dopo anni, con altri occhi troveranno giustizia. Ancora dice “vede,signorina: siamo così ingordi di tempo che per sentire il gusto di oggi dobbiamo aspettare domani.Cerchi di assaporare di più, se ci riesce. Si gusti la vita più che può. Buona giornata”.

Mi saluta e procede verso est. Io verso ovest. Cammina cammina sono arrivata qui.

Questo fatto è capitato qualche anno fa eppure ogni tanto penso a quest’uomo che nei miei ricordi non ha nemmeno una faccia. Quelle parole così casuali erano quelle che mi servivano quel giorno, in quel momento e me le ha dette uno sconosciuto.

Il giorno più bello non può contenere un grande successo o una forte emozione perchè l’intensità che si prova viene schiacciata dai giorni, coperta da nuovi successi e da nuove emozioni. Ho capito che i giorni più belli sono quelli in cui apparentemente non capita nulla. Quei giorni che sembrano uguali ad altri, in cui potrebbe accadere qualcosa e invece no: quel qualcosa accadrà domani, forse ma no, oggi no.

Finalmente mi rendo conto che i giorni più belli sono quelli che salteresti a piedi uniti perchè ti sembrano ‘niente di speciale’. Vedi come ci beffa la vita? Nei giorni più belli ti chiedono “come stai?” e tu rispondi “bene….ma potrebbe andare meglio” e non lo sai che, invece, meglio di così non ti sentirai mai. I giorni più belli sono quelli in cui peschi a caso tra i tuoi sogni sparsi perchè domani tutto potrà accadere. Sono quei giorni in cui sei veramente te stesso in tutta la tua bellezza e vulnerabilità. Magari hai qualche debito, qualche preoccupazione, qualche paura che ti fa credere che quello sia un giorno come un altro senz’ altro superabile. Ma quando poi lo riguarderai dalla giusta distanza e saprai che quegli ostacoli non saranno poi così difficili da superare e nemmeno saranno gli unici che verranno allora quella giornata risplenderà in tutta la sua perfezione. Perchè le giornate più belle sono fatte di tutto quello che hai dentro. Tutto meticolosamente dosato in modo da creare quell’ equilibrio capace di farti sentire in gioco, in corsa, non ancora arrivato.

Quindi ci provo, da quel giorno io ci provo a dare morsi più piccoli alla vita, a masticare piano a sentire il sapore che ha oggi: questa tazza di the, la luce delicata, quest’ emozione piccolina, un film appena finito e questa me tutta per me. Mi sento bene e so che non potrei stare meglio. Mi sono accorta che forse sto vivendo i giorni più belli della mia vità e vorrei trattenerli, fotografarli e inchiodarli al muro. Ma è già tanto che riesca a coglierne il sapore, ora…come mi aveva suggerito il mio vecchio sconosciuto.

Hotel de Ville. Esposizione sulla deportazione dei bambini ebrei che vivevano a Parigi e zone limitrofe.Centinaia di foto, tanti visi ed espressioni. Ci si perde la vista a leggere la data di nascita, la data in cui è avvenuta la deportazione; l’indirizzo della loro casa.7, 8, 10, 2 o anche solo un paio di mesi l’ età di questi minuscoli esseri umani mai tornati a casa. Foto piccole, foto grandi, ritagli di giornali, disegni, letterine in una successione che sembra infinita e che preme in modo crescente sulla coscienza di chi guarda. La stessa sensazione provata al museo della memoria della Shoa dove all’ ingresso ti attendono non so quanti nomi di ebrei vittime dell’ olocausto incisi sul marmo bianco; inizi a leggerne uno, due, tre….ma poi ti perdi e ti disperi se cerchi di immaginarli in carne ed ossa davanti a te.

Per non dimenticare, si usa dire. Ma a guardare quello che capita al mondo mi pare che la memoria dei governi sia molto labile. L’ uomo dimentica ogni giorno persino che è un essere mortale figuriamoci se può tenere a mente fatti passati. Sembra che la morte capiti sempre a casa degli altri, in quei posti lontani lontani, diversi diversi, stranieri stranieri dove tutto sommato è ammissibile che si compiano certe barbarie. Mi sorprende che la violenza, gli stermini, le guerre abbiano sempre delle motivazioni che giustificano chi le compie. Solo il tempo le fa apparire meschine e assurde. Ci si chiede di non dimenticare la Shoa per non cadere negli stessi errori eppure quell’ assurdutà si ripete da anni in altre forme e su altre razze.

Dovranno passare almeno 40 anni perchè ai morti UCCISI di oggi venga reso uno straccio di dignità. Solo allora si noteranno i particolari di quei bambini ritratti sulle biciclette, con un pupazzo in mano o sorpresi a fare la lingua. Solo allora sembreranno esseri umani con un nome e un’ età precisa. Saranno proprio come i bambini ebrei della mostra che ho visto oggi che riempivano di angoscia e responsabilità di chi leggeva le loro brevissime storie. Quegli stessi bambini che più di mezzo secolo fa venivano strappati dalle braccia delle loro madri e stippati in quei vagoni inguardabili per poi essere privati di tutto.

Si fa presto a dire un “deportato ebreo”. Ci si accorge di avere qualche difficoltà in più se quel ‘deportato ebreo’ lo chiami Ester Jarach.Ester aveva abitato al 58 di rue foubourg de Saint Antoine con la sua famiglia e scopri che aveva solo 5 anni quando nel 1942 fu inghiottita dal convoglio numero 21 mentre il mondo, come sempre e come ora, stava a guardare.

Quando penso a cose come queste vorrei rinunciare alla mia cittadinanza, rispedendo la mia carta di identità al mittente e strappando la pagina del registro nascite dove si trova il mio nome. Non vorrei essere più italiana, europea ma nemmeno una qualsiasi abitante del mondo.Mi hanno imbrogliata e mi hanno fatto credere che il mio ruolo nel sistema fosse fondamentale e che io contassi qualcosa per poi scoprire, invece, che sono in pochi a fare la partita e a decidere sugli altri. Ester ed io abbiamo lo stesso identico peso ed importanza. Solo che qualcuno ha deciso che lei valesse ancora meno del niente, che non avesse diritti che non fosse nemmeno un essere umano come si raccomanda.

SCHIFO

Sarebbe cosa giusta se chi uccide, sevizia e strappa via anche l’ ultimo briciolo della dignità di una vita potesse poi vomitarne le ossa, le viscere e i brandelli a kili…giusto per scoprire che sapore disgustoso può avere una morte mai digerita.

Quelle pazze mi hanno chiamato dopo aver finito di ballare. Anzi le ho richiamate io al fisso visto che non pago.“Ciaaaaaaaoooooo”

“Ciaoooo…pronte? 1,2,3…. TANTI AUGURI A TEEEEE…TANTI AUGURI A TEEEE!!”

Troppo belle, troppo divertenti. Mi veniva da piangere perchè mi hanno fatta sentire lì con loro amata e festeggiata.

Un piccolissimo gesto…il più bel regalo che avrebbero potuto farmi.

“nessuno è tanto vecchio da non sperare di vivere ancora un giorno, né alcuno tanto giovane da essere sicuro di vivere ancora un giorno”

L’ha scritto Seneca mica io.